I sindacati accettano il diktat della Fiat, che ora chiede accordi simili in tutto il gruppo. No da Fiom e Ugl
Roberto Farneti
La Fiat vuole estendere a tutti i suoi stabilimenti in Italia le stesse deroghe previste nell'accordo per Pomigliano d'Arco, non siglato dalla Fiom. E pur di arrivare a questo scopo è disposta a uscire dalla Confindustria, in modo da non essere obbligata ad applicare il contratto nazionale dei metalmeccanici, sbarrando la strada ad eventuali ricorsi alla magistratura.
La lettera di disdetta del contratto è già pronta ed è stata mostrata ieri ai sindacati nell'incontro che si è svolto a Torino. «Se non intervengono fatti nuovi, al 31 ottobre ci verrà consegnata», riferisce Roberto Di Maulo, del sindacato aziendale Fismic.
Adesso appare più chiaro a tutti quello che la Fiom aveva intuito fin dall'inizio. La Fiat sta utilizzando il progetto "Fabbrica Italia" e il miraggio dei venti miliardi di investimenti ad esso legato come arma di pressione per scardinare le relazioni industriali nel nostro paese, riscrivendole a favore delle imprese.
L'unico che fa finta di non capirlo è il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, secondo cui dopo l'incontro con Emma Marcegaglia, Sergio Marchionne si sarebbe convinto di non cercare più «strade al di fuori delle relazioni industriali».
E invece, nessun passo indietro da parte dell'amministratore delegato. Il progetto rimane appeso come una spada di Damocle sulla testa dei lavoratori. Per non procedere, Fiat vorrebbe un accordo quadro che definisca le condizioni per attuare gli investimenti: massimo utilizzo degli impianti, flessibilità, garanzie su scioperi e malattie. In pratica, il modello Pomigliano esteso a tutto il gruppo.
Per far capire che non scherza, ieri la casa automobilistica ha comunicato ufficialmente ai sindacati firmatari dell'accordo che la newco "Fabbrica Italia Pomigliano", non iscritta all'Unione industriali di Napoli, è cosa fatta. Il passaggio dei 5.200 lavoratori dello stabilimento Gian Battista Vico, oggi tutti in cassa integrazione straordinaria (poi diventerà cassa in deroga), avverrà però a partire dal settembre 2011, quando inizierà la produzione della Futura Panda. La riassunzione verrà fatta attraverso la "cessione dei contratti individuali". Sarà quindi necessario l'assenso dei lavoratori. Se qualcuno dovesse non accettare, resterà in cassa integrazione e poi andrà in mobilità. Alla newco passerà anche gran parte dei lavoratori della Ergom di Napoli.
Per la Fiom le mosse della Fiat, compresa la minacciata disdetta del contratto nazionale, non sono altro che la conferma «che l'accordo di Pomigliano contiene in sè deroghe relative al Contratto nazionale e, a nostro avviso, anche a leggi fondamentali in materia di diritto del lavoro».
Le forzature messe in atto da Marchionne rischiano però di produrre più danni che vantaggi per l'azienda, aumentando la conflittualità nelle fabbriche. Lo dimostra il fatto che il fronte sindacale che ha appoggiato l'"operazione Pomigliano" inizia a incrinarsi: «Alle condizioni con cui Fiat intende far operare la newco di Pomigliano l'Ugl non ci sta», grida il segretario generale Giovanni Centrella, spiegando che «nel rispetto delle gravi decisioni prese dall'azienda e nella piena consapevolezza delle conseguenze che la nostra scelta comporterà, non possiamo in alcun modo avallare operazioni che vanno ben al di là di un semplice accordo industriale, quale era originariamente l'intesa su Pomigliano a cui infatti abbiamo detto sì, e che invece intendono, adesso, distruggere i diritti sindacali, la ragione di esistere delle organizzazioni stesse, rendendo carta straccia il contratto nazionale, che per noi sarà sempre la via maestra». Quello che Fiat vuole imporre, aggiunge Centrella, «è la legge della giungla che, tra l'altro, svuota totalmente anche il ruolo di Confindustria insieme a quello delle Confederazioni dei lavoratori. Non ci opponiamo al mondo che cambia ma alla barbarie nelle relazioni sindacali».
Il segretario generale della Uilm Campania, Giovanni Sgambati, non sa far di meglio che prendersela con la Fiom: «E' l'unica responsabile della costituzione della newco a Pomigliano», afferma convinto. Già, dopodichè? Se il contratto nazionale diventa «carta straccia», come teme anche l'Ugl, non è un problema anche della Uil?
Guglielmo Epifani non ha dubbi: «Marchionne - spiega il leader della Cgil - sta compiendo un'operazione molto pericolosa che danneggia l'intero sistema delle relazioni industriali. Uscire da Federmeccanica e derogare al contratto vuol dire, prima di tutto, dare uno schiaffo alla Confindustria e alla signora Marcegaglia».
Liberazione 30/07/2010, pag 2
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