giovedì 18 novembre 2010

Appello da Brescia: «Tregua di 48 ore»

«Abbassare la tensione». Uno dei migranti costretto a scendere dalla gru

Brescia, appello alle istituzioni: «Tregua umanitaria di 48 ore»

Francesca Mantovani*
Brescia
La notizia di giornata, dalla gru di Brescia, è che i migranti in lotta per il rispetto dei diritti e contro la sanatoria truffa del 2009 non sono più sei ma cinque. Singh, l'unico indiano, è uscito attorno alle 14 dal cantiere metrobus di piazzale Cesare Battisti dopo 10 giorni a 35 metri d'altezza. Le difficili condizioni di vita sulla gru e alcuni problemi di salute hanno consigliato la discesa. Singh è stato portato subito in Questura dove nel tardo pomeriggio era ancora consegnato.
La pioggia e il freddo, quindi, continuano a martoriare i migranti, che comunque sono decisi a non mollare. A terra, le realtà solidali attestate da lunedì mattina all'altezza della chiesa di via San Faustino provano a smuovere una situazione irrigiditasi dopo le violenze della polizia e la sordità delle istituzioni locali, tutt'ora attestate su una scriteriata quanto sgangherata "linea della fermezza". «Una tregua umanitaria di 48 ore per far abbassare la tensione e trovare sbocchi e soluzioni ad una vicenda giunta ormai ad una pericolosa fase di stallo» è la richiesta arrivata ieri dai manifestanti affinché «si allenti la presenza di forza pubblica in assetto antisommossa consentendo anche il passaggio in via San Faustino; si realizzino le condizioni per una comunicazione continua con i giovani sulla gru per impedire che l'esasperazione, la stanchezza fisica, le privazioni e l'isolamento telefonico possano compromettere la loro tenuta psicologica; si sospendano i tentativi di porre una rete di protezione che i migranti vedono come preliminare ad un eventuale blitz e che quindi anziché rappresentare un elemento di sicurezza alimenta condotte per loro pericolose».
L'appello è stato firmato dalle realtà che - pur non avendo promosso l'occupazione della gru - hanno fin da subito garantito pieno appoggio politico ed umano ai giovani migranti, costretti a salire a 35 metri di altezza per rendere visibili le proprie ragioni. Si tratta di un vasto arcipelago di resistenza diffusa, che va dalle comunità egiziana, indiana, pachistana, marocchina, senegalese del presidio permanente di via Lupi di Toscana (quello distrutto da polizia e pompieri sabato 30 ottobre) all'associazione "Diritti per tutti" fino ai centri sociali "Magazzino 47" di Brescia e "28 maggio 1974" di Rovato. E ancora: Rifondazione Comunista, Sinistra Critica, Sinistra Ecologia e Libertà, Casa della Sinistra il Coordinamento immigrati Cgil, i Cobas, l'Usb e la moschea pachistana. Un centinaio di docenti e lavoratori della locale università, invece, ha raccolto le firme pro-gru.
La Brescia solidale, quindi, resiste e rilancia, chiedendo un passo indietro della polizia per «creare un clima più propizio alla possibilità che le associazioni riescano a convincere i migranti sulla gru ad astenersi da comportamenti che mettano seriamente a repentaglio la loro vita». L'appello è stato letto in una conferenza stampa attorno alle 14. Nel tardo pomeriggio, le istituzioni non avevano dato alcuna risposta. L'unica, indiretta, era arrivata da Roma, dove il sottosegretario all'Interno Mantovano ha risposto sostanzialmente picche alle richieste di spiegazioni avanzate dai parlamentari bresciani del Pd, Paolo Corsini e Gianbattista Ferrari.
In attesa di una qualche presa di posizione da parte di Comune, Prefettura e Ministro dell'Interno, il presidio in via San Faustino intanto non smobilita. Anzi. Centinaia e centinaia di persone, giorno e notte, stazionano nel cuore del centro storico di Brescia, a poche decine di metri dalla gru. Nella tarda serata di martedì, sotto la pioggia, in più di trecento hanno ballato per ore al ritmo delle percussioni degli Appel scambiando urla, slogan e segnali luminosi con i migranti in lotta. In mezzo, un infreddolito cordone di carabinieri, sbigottiti dalla resistenza di chi sta sopra e sotto la gru. Stasera si replica, probabilmente anche attraverso le telecamere di "Anno Zero".
La lotta si irradia all'Italia e non solo. A Rovato, in Franciacorta, una quindicina di antirazzisti ha contestato con cartelli e striscioni il Prefetto di Brescia, giunto per una visita istituzionale. Da Bologna, dove si trovava per l'assemblea di "Uniti contro la crisi", il presidente del comitato centrale della Fiom Giorgio Cremaschi è invece arrivato nel pomeriggio in via San Faustino per «chiedere un'immediata sanatoria per tutti coloro che hanno pagato e la cancellazione di tutti i provvedimenti e le leggi che violano i diritti fondamentali dell'uomo». Presidi e iniziative di solidarietà anche a Roma, Torino, Napoli, Milano (dove resistono sulla torre i migranti di via Imbonati) e Parigi, dove decine di persone mobilitate da compagni italiani in Francia per motivi di studio e lavoro si sono ritrovate per un sit in di solidarietà fuori dall'Ambasciata italiana.
*redattrice Radio Onda d'Urto

Liberazione 11/11/2010, pag 1 e 2

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