Cariche al presidio bresciano, ma la solidarietà con i migranti non diminuisce
Laura Eduati
Doveva rimanere un pomeriggio tranquillo, il quindicesimo dall'inizio della protesta, e invece la polizia bresciana ha ordinato nuove cariche contro il presidio antirazzista che sostiene i quattro migranti sulla gru. Al termine di un corteo antifascista, convocato in risposta ad una manifestazione nazionale di Forza Nuova cancellata all'ultimo minuto, circa cinquecento manifestanti hanno voluto portare solidarietà ad Arun, Sajad, Rachid e Jimi.
Alcuni di loro hanno tentato di spostare le transenne che separano il cordone dei celerini dal luogo del presidio in via San Faustino. A quel punto la polizia ha avanzato paventando una carica, dagli attivisti sono partiti petardi, sassi, bottiglie e una bomba carta ricevendo in risposta lacrimogeni e, infine, i manganelli. Contemporaneamente è partita una carica alle spalle del presidio, da piazza della Loggia. I manifestanti si sono dunque ritrovati tra due fuochi. Tre bresciani sono stati fermati, ma nessuno di questi appartiene all'Associazione diritti per tutti, anima del presidio.
Devono risultare davvero dure le giornate umide e le fredde nottate sulla gru per Arun e gli altri. Uno di loro è febbricitante ma il prefetto di Brescia nega il contatto con medici e avvocati. La politica di Narcisa Brassesco Pace, in perfetto accordo col vicesindaco leghista Fabio Rolfi, è semplice: prendere i quattro migranti per stanchezza, strozzare ogni possibilità di trattativa.
I telefonini sono scarichi, i quattro comunicano attraverso le torce e ricevono comunicazioni via megafono. La tensione con le forze dell'ordine era salita anche venerdì sera, quando i migranti sulla gru hanno cominciato a rifiutare l'aiuto della Caritas, l'unica autorizzata a portare loro cibo e coperte. Dopo una trattativa, si è deciso che i pasti saranno preparati dalle comunità migranti e dagli antirazzisti, e poi trasportati dai rappresentanti della Curia che comunque nei giorni scorsi aveva manifestato dei dubbi sulla forma di protesta. Le cariche di ieri non hanno indebolito il presidio: la sera, di nuovo, centinaia di persone erano a via San Faustino. Una solidarietà trasversale, che va dalla Cgil alle associazioni cattoliche agli anarchici. E che non accenna a diminuire.
Sempre ieri pomeriggio un gruppo di donne politiche bresciane ha presentato due lettere, una a Giorgio Napolitano affinché intervenga per mediare, e una a Roberto Maroni chiedendo un incontro. Dal canto suo, il ministro dell'Interno ha voluto chiarire che «la legge va rispettata» e non serviranno «gesti eclatanti» per spingere il Viminale a violarla. Come unica soluzione, Maroni invita chi si ritiene truffato a sporgere denuncia «e noi lo perseguiremo»: è la stessa risposta che i rappresentanti delle reti antirazziste hanno ricevuto dai funzionari del ministero durante un incontro lo scorso ottobre.
In contemporanea, a Bologna, ha preso vita un lungo corteo organizzato dal Coordinamento migranti della città in solidarietà con l'occupazione della gru a Brescia e della torretta di via Imbonati a Milano. Migliaia di persone, moltissime di origine straniera, hanno percorso le vie bolognesi chiedendo il riconoscimento del permesso di soggiorno a tutti coloro che hanno partecipato alla sanatoria colf e badanti, definita ancora una volta «sanatoria-truffa», e una completa revisione della Bossi-Fini. Alla mobilitazione regionale hanno aderito Fds, Sel, Idv, Pd, Fiom-Cgil. Durante il corteo è giunta una telefonata dai cinque migranti sulla torre milanese, amplificata dal sound-system. Uno di loro, Marcelo, da otto giorni a trenta metri d'altezza, al telefono con Liberazione spiega che per il momento lo stato di salute è buono. Lunedì il prefetto di Milano convocherà il Comitato immigrati in Italia, ed è la prima volta dall'inizio della protesta. Questa mattina, ai piedi della torretta, si incontreranno le reti antirazziste italiane per trovare una strategia nazionale sulla questione della sanatoria.
le transenne come ulteriore barriera, la polizia ha mninacciato stava iniziando a caricare, da dietro da piazza loggia è partita un altr carica, da lì il degenero, la polizia era davanti che dietro, il quartiere Carmine è militarzati
in questistanti il presidio si è riformato
adesso riprendono trattatve del cibo, dicono che va tutto bene, fat un segnale luminoso se è tutto ok
Narcisa Brassesco Pace
un presidio compost da tutti
Liberazione 14/11/2010, pag 5
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