mercoledì 24 novembre 2010

Assemblea dei delegati Fiat, la Fiom contrattacca: «Sciopero entro gennaio»

Roberto Farneti
Entro gennaio tutti i lavoratori del gruppo Fiat saranno chiamati dalla Fiom a una giornata di mobilitazione con sciopero annesso. Dopo l'accordo "straccia diritti" imposto a Pomigliano d'Arco, la delocalizzazione in Serbia del modello assegnato per Mirafiori e il sempre più evidente spostamento della testa del gruppo negli Stati Uniti, le tute blu Cgil passano al contrattacco. «E' Marchionne che deve smetterla di tirare sberle ai lavoratori, non il contrario», spiega Giorgio Airaudo ai delegati Fiom del gruppo Fiat riuniti in assemblea ieri a Roma. La data dello sciopero sarà individuata dal coordinamento aziendale. I metalmeccanici potranno contare sull'appoggio della Cgil, presente all'assemblea con il suo massimo esponente, Susanna Camusso: «Come si fa a non condividere una giornata di mobilitazione?», osserva la neosegretaria generale, che giudica in modo molto severo i disperati tentativi di Marchionne di aggirare leggi e contratti pur di bypassare la presenza Fiom nelle fabbriche, compresa la recente minaccia dell'ad di costituire tante Newco. Secondo Camusso però «la risposta migliore è quella di dimostrare che siamo il sindacato che ha nella contrattazione il suo strumento principale e che i risultati di quella contrattazione riesce a valorizzare». Da qui l'invito, rivolto alla Fiom, a sedersi a tutti i tavoli disponibili, «un grande esercizio di responsabilità» ma anche «l'unica risposta alla propaganda stucchevole di questi mesi». Una sollecitazione che sfonda una porta aperta. Camusso sa bene che a Pomigliano non c'è stato nessun confronto ma un "prendere o lasciare". E che questo è il normale modo di intendere le relazioni sindacali da parte della Fiat, come dimostra la disdetta unilaterale a Melfi dell'accordo su tempi e organizzazione del lavoro ma anche la vicenda di Mirafiori. «E' da mesi che noi siamo pronti al confronto, lo eravamo anche prima che si decidesse di spostare il monovolume in Serbia. Siamo pronti anche a stare nei tempi auspicati da Marchionne, ma a condizione che ci sia la possibilità di discutere con i lavoratori», ribatte Federico Bellono, segretario generale della Fiom torinese.
La propaganda della Fiat è smentita anche da altri dati. Gli operai italiani lavorano poco? Non sembrerebbe se è vero, come afferma la Fiom, che a Mirafiori, su circa 5.500 lavoratori, circa 1.500 si sono già visti riconoscere «ridotte capacità lavorative». Ancora più grave la situazione nel sito di Melfi, dove la stessa "prognosi" è stata emessa per circa 2.200 addetti su 5.500. «Ridurre i tempi delle pause o mettere la mensa a fine turno è contro la salute dei lavoratori e Fiat deve elaborare nuove forme di lavoro rispettose dei loro diritti», spiega il leader della Fiom, Maurizio Landini. L'assemblea dei delegati ha anche approvato un ordine del giorno nel quale definisce «inaccettabile» il tentativo della direzione dello stabilimento Fiat di Termoli di «impedire alle lavoratrici che usufruiscono dei permessi di riposo "per allattamento" (due ore al giorno) di poter godere del diritto alla mezz'ora di mensa retribuita».

Liberazione 19/11/2010, pag 6

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