mercoledì 10 novembre 2010

I sei restano sulla gru. L'altra Brescia oggi in piazza

Il corteo questa volta è autorizzato. Si allunga di ora in ora l'elenco delle adesioni

Francesca Mantovani*
Una settimana intera a 35 metri d'altezza, appollaiati sulla gru del cantiere metro bus di piazza Cesare Battisti a Brescia. Da sabato, 30 ottobre, a sabato, 6 novembre: la mezza dozzina di migranti che chiede, a nome di altre migliaia di lavoratori, di porre rimedio alla truffa della sanatoria 2009 non ha ancora ricevuto proposte ufficiali dalle istituzioni. Che sarebbe stata una lotta di lunga durata, migranti e antirazzisti lo sapevano comunque bene: non è un caso se il mese di presidio permanente realizzato davanti agli uffici della locale Prefettura, in via Lupi di Toscana, ha ricevuto come unica risposta ruspe e polizia.
Lo sgombero, il secondo in pochi giorni, è arrivato mentre si svolgeva il corteo di sabato scorso: un simpatico omaggio della giunta destro-leghista ai manifestanti impegnati a fronteggiare le cariche in via San Faustino che portarono ad alcuni contusi e un arrestato, Sauro Di Giovanbattista. L'esponente di Sinistra Critica era stato scarcerato dopo alcune ore, con un processo inizialmente previsto per martedì scorso e poi rinviato a data da destinarsi. Ci sarà quindi sicuramente anche lui, oggi pomeriggio alle 15 in piazza Loggia, per il nuovo corteo a sostegno della protesta tout court. Non un semplice corteo di solidarietà, quindi, ma una chiamata simbolica alle armi per aprire un terreno di conflitto più ampio. «Le condizioni di vita e lavoro dei migranti - dice l'appello al corteo - sono sotto attacco. Ma è così anche per gli italiani con i licenziamenti, gli sfratti, i tagli a servizi e beni comuni come la scuola e gli ospedali. La precarietà crescente rende migranti il reddito e il lavoro di tutti».
La giornata di oggi punta a segnare una svolta nella lotta dei sei a 35 metri d'altezza e delle centinaia di persone che animano il presidio permanente ai piedi della gru. In tanti sembrano averlo capito. L'elenco delle adesioni giunte a Radio Onda d'Urto si allunga di ora in ora. Ci sono le realtà di movimento, da sempre in prima fila: le comunità di migranti e gli italiani solidali riuniti nel Coordinamento immigrati e antirazzisti di Brescia, l'Ass. Diritti per Tutti, Radio Onda d'Urto, c.s. Magazzino 47 di Brescia e c.s. 28 Maggio di Rovato. Ci sono i sindacati, almeno quelli con determinate sensibilità sociali: Unione Sindacale di Base e Cobas hanno detto sì senza se e senza ma, mentre la Camera del Lavoro sarà in piazza pur considerando le proposte istituzionali dei giorni scorsi una sorta di punto di partenza, seppur non risolutivo. Ci sono poi i partiti: Rifondazione Comunista, Sinistra Critica, Sinistra Ecologia e Libertà e i Comunisti-Sinistra Popolare. Non c'è il Partito Democratico, ma questa rischia di diventare una non notizia. Ci sono invece una serie di realtà locali che stanno facendo sistema per contrastare l'attuale deriva autoritaria: il Comitato spontaneo contro le nocività di San Polo, dove il Comune vuole realizzare una nuova colata di cemento con la scusa di spostare lo stadio dal centro storico alla periferia; la Rete antifascista bresciana; le liste civiche di sinistra a Gussago e Villa Carcina, popolosi paesi dell'hinterland, e il "Comitato di liberazione della scuola pubblica" di Adro, il paese della Franciacorta noto per i soli padani appiccicati dal sindaco leghista Lancini nel plesso intitolato a Gianfranco Miglio. Non mancano, infine, le adesioni da fuori provincia e fuori regione: dagli antifascisti parmigiani a migranti e antirazzisti di "Melting Pot", in arrivo da Veneto e Emilia.
Questa volta, il corteo bresciano è autorizzato. Nonostante l'impegno profuso, le istituzioni non sono infatti riuscite a trovare uno straccio di giustificazione per impedire la manifestazione, come invece è accaduto sabato scorso. Le provocazioni, le minacce e le sparate a mezzo stampa degli esponenti di centrodestra continuano comunque a non mancare, pur ottenendo come unico risultato concreto una crescita del fermento in vista della manifestazione. A riconoscerlo è anche Umberto Gobbi, di "Diritti per Tutti", che si è ironicamente complimentato con il vicesindaco leghista: «Grazie Fabio Rolfi - ha detto Gobbi - A tuo modo stai aiutando questa lotta: più gesti di repressione fai, più aumenta la solidarietà dei bresciani nei confronti degli immigrati». Visto che le minacce di ridurre i migranti alla fame e alla sete, avanzate dal Carroccio bresciano, non funzionano, il Comune ci prova da un'altra strada. Valerio Prignachi, presidente Pdl di Brescia Mobilità, ha infatti stimato in 25mila euro il costo di ogni giorno di lavoro perso nel cantiere. «Sarebbe bello - gli ha risposto l'avv. Manlio Vicini, legale di "Diritti per Tutti" - che si rivalesse sui migranti sulla gru, decurtando il loro stipendio fino alla pensione. Significherebbe che hanno una busta paga. Cioè: un lavoro regolare. Cioè: un permesso di soggiorno».
*redattrice di Radio Onda d'Urto

Liberazione 06/11/2010, pag 4

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