A un anno dalla vertenza, i lavoratori in cig rifanno i conti. E scoprono l'inganno
Matteo Gaddi
Un anno fa salirono sul tetto del loro stabilimento per ottenere la cassa integrazione al posto del licenziamento in tronco, adesso sono tornati a presidiare l'azienda per avere risposte chiare sulle ragioni per cui l'azienda prese quella decisione.
Sono i lavoratori della Yamaha Italia di Lesmo, in piena Brianza, che tornano a far sentire la loro voce dopo aver analizzato il bilancio della loro azienda e aver trovato cifre quantomeno curiose.
«La Yamaha un anno fa avviò nei nostri confronti la procedura di licenziamento sulla base dei risultati di bilancio che definirono come disastrosi: adesso il bilancio, finalmente, lo abbiamo avuto e studiato. Ci devono spiegare parecchie cose».
Nello stabilimento Yamaha di Lesmo si assemblava il motore Tenerè; ma la decisone della multinazionale giapponese fu quella di smantellare il reparto produttivo trasferendolo nell'impianto di Barcellona, in Spagna.
La Yamaha sembrò non lasciare spazio alcuno alla trattativa: nel dicembre 2009 convocò i rappresentanti sindacali comunicando l'intenzione di procedere immediatamente con il licenziamento di 66 lavoratori, di cui i 47 operai addetti all'assemblaggio del Tenerè. «Capite ? Allora l'unico obiettivo per noi credibile era quello di batterci per evitare il licenziamento e ottenere almeno l'ammortizzatore sociale - spiegano i lavoratori in presidio - può sembrare paradossale, ma salimmo sul tetto tra la neve e il ghiaccio di dicembre solo per la cassa integrazione…».
La Cassa Integrazione venne ritenuta, unanimemente, dai lavoratori Yamaha come l'unico obiettivo perseguibile alla luce del lapidario giudizio espresso dalla dirigenza aziendale sui risultati di bilancio ("disastrosi") che non consentivano il mantenimento del sito industriale.
«E noi siamo andati a vedere se erano davvero "disastrosi" quei risultati. Ci teniamo a dirlo, questo lavoro lo abbiamo fatto noi operai metalmeccanici che, in cassa integrazione, ci siamo messi a studiare le leggi di contabilità aziendale per capire dove stavano le fregature…».
E, se non proprio una fregatura, quantomeno una voce "curiosa" nel bilancio è stata trovata.
Per comprenderne la portata, pesantissima sul piano sociale, bisogna confrontare i risultati del 2008 con quelli del 2009. Nel 2008 il bilancio di Yamaha Italia chiude con un utile di 7,8 milioni di euro.
Nel 2009, invece, il bilancio chiude in rosso con un passivo di 6,7 milioni di euro. Ma se si vanno a studiare le singole voci ci si rende conto che il risultato del 2009 viene pesantemente condizionato da una posta straordinaria: 9,6 milioni di euro di accantonamenti per oneri straordinari che mandano i conti in rosso. Altrimenti, anche l'esercizio 2009 avrebbe chiuso in attivo con oltre 3 milioni di utile. Il risultato, quindi, non sarebbe stato disastroso e la decisione di smantellare la produzione del Tenerè sarebbe rimasta priva di qualsiasi giustificazione.
E cosa sono questi "oneri straordinari" tali da giustificare l'inserimento in bilancio di una cifra così ingente ?
L'aspetto rilevante di questa cifra è dato dal fatto che oltre 7 milioni di euro sono riferiti all'inserimento "prudenziale" di accantonamenti per oneri e rischi legali riferiti a tre voci: oneri per ripristino del sito e per gli aspetti di gestione dell'accordo con le rappresentanze dei lavoratori.
A questo punto sorgono le domande: "Cosa si intende per ripristino del sito? Qui hanno stabilito di smantellare la produzione, l'unico intervento fatto riguarda lo spostamento di alcune scaffalature…».
Ma sono soprattutto gli oneri relativi alla gestione dell'Accordo sul personale a finire nel mirino dei lavoratori: «Nel Bilancio si parla di incentivi all'esodo, di accompagnamento alla pensione e di interventi di ricollocazione attraverso una agenzia di outplacement. Noi abbiamo fatto i conti su quante risorse economiche per l'azienda avrebbe comportato l'attuazione dell'accordo e abbiamo quantificato il totale».
I lavoratori scorrono voce per voce dell'accordo per quantificarne il costo: gli incentivi all'esodo, per i 47 operai e i 19 addetti del commerciale ammontano a 701mila euro, a cui si aggiungono 34mila euro di intervento di outplacement. Zero euro, ovviamente, per gli interventi di prepensionamento in quanto nessuno può maturare i requisiti. Costo totale dell'accordo: euro 735mila, cioè dieci volte meno di quanto indicato nel Bilancio da Yamaha. Una cifra a dir poco sproporzionata, priva di giustificazioni ma utile per mandare in rosso il bilancio e a motivare il licenziamento di 66 persone.
«Chi ha visto questo bilancio ci ha detto che o siamo in 10mila dipendenti o che a testa portiamo a casa 200mila euro», riferiscono con sarcasmo i lavoratori.
La loro lotta comincia a sortire qualche risultato: «Per venerdì 19 siamo stati convocati presso la sede dell'associazione industriale di Monza dove, da parte dell'azienda, ci attendiamo risposte».
I lavoratori tolgono "prudenzialmente" il presidio, pronti a rimetterlo in piedi se non arriveranno risposte convincenti.
Liberazione 18/11/2010, pag 6
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