lunedì 9 agosto 2010

Allarme Fiom: «Così la Fiat cancella il contratto nazionale»

Le tute blu Cgil, oltre alla lotta sindacale, non escludono azioni penali. «Il 16 ottobre tutti in piazza»

Roberto Farneti
Scioperi, manifestazioni, azioni legali con ricorsi e persino denunce a livello penale. La Fiom non esiterà a mettere in campo tutto l'armamentario sindacale a sua disposizione per impedire che la Fiat prosegua sulla strada che porta alla cancellazione del contratto nazionale. Perchè quello che non si vuole capire è che con l'eventuale disdetta del contratto dei metalmeccanici e l'uscita del Lingotto da Federmeccanica, «saremmo semplicemente di fronte al fatto che il contratto nazionale di lavoro in Italia non c'è più». Maurizio Landini, segretario generale delle tute blu Cgil, chiarisce ancora una volta qual è la posta in gioco nella partita che si è aperta dopo l'accordo per Pomigliano d'Arco, non firmato dalla Fiom e bocciato dal 40% degli operai delle linee. Una vertenza che, a questo punto, non riguarda solo le tute blu. Perché quello che viene concesso alla Fiat «sarebbe complicato» poi «negarlo ad altri imprenditori». E la metastasi delle deroghe finirebbe a sua volta per contagiare altri settori.
A scherzare con il fuoco si rischia di bruciarsi. E' quello che è successo a Fim, Uilm, Ugl e Fismic, i quattro sindacati che hanno accettato di subire il ricatto occupazionale agitato dall'azienda. Sono andati a raccontare ai lavoratori che se la fabbrica resterà aperta è merito loro, nell'illusione di poter gestire un'intesa limitata allo stabilimento campano. Ma non avevano capito con chi avevano a che fare. E così ora si trovano in difficoltà. Perché adesso l'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, vuole molto di più. Dice che «se entro due mesi la Confindustria e la Federmeccanica e i sindacati firmatari non gli danno tutte le deroghe - sottolinea Landini - se ne va da Confindustria e non fa investimenti». Accogliere la posizione della Fiat significa quindi andare «verso altri accordi che riguardano tutti i lavoratori del comparto auto». Ma questo, osserva Landini, significa «un altro sistema di relazioni sindacali», che porterà a peggiorare le condizioni dei lavoratori, lasciando all'azienda «il controllo totale della prestazione lavorativa». Per questo «è importante avere la consapevolezza della gravità degli atti che la Fiat sta compiendo».
Come la newco per Pomigliano d'Arco: «Se fosse vero che i singoli lavoratori dovrebbero firmare accettando le condizioni dell'accordo con Fim, Uilm e Fismic - spiega Landini - io credo ci troveremmo di fronte ad un atto esplicito di discriminazione tra lavoratori» e di «violazione di tutte le norme contrattuali che nel nostro Paese esistono». Su questo punto, aggiunge il segretario generale della Fiom, «abbiamo messo al lavoro tutti i legali con cui lavoriamo perchè deve essere chiaro che non siamo disponibili ad accettare operazioni di questa natura».
Ieri Marchionne era a Detroit, dove ha incontrato il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. L'amministratore delegato di Fiat e di Chrysler ha annunciato che le vendite di Chrysler in Europa e in Sud America raddoppieranno fra il 2010 e il 2011, fino a raggiungere le 200mila unità. Ciò, grazie alla capacità del marchio americano di fare leva sulla rete di distribuzione internazionale di Fiat, soprattutto in questi mercati.
Mentre all'estero le cose vanno bene, in Italia non si può dire altrettanto. «La Fiat - accusa Landini - non ha chiarito un bel nulla e non ha indicato quali prodotti intende produrre. Anche per il 2011 non verranno prodotti in Italia nuovi modelli e tutto è rimandato per il 2012». Non solo: resta aperta la questione di Termini Imerese. «Se a settembre non ci dicono che fine fa questo stabilimento, in Sicilia sarà la fine della pace sociale», avverte Enzo Masini, responsabile auto della Fiom.
Tuttavia Landini ribadisce la piena disponibilità del suo sindacato a riprendere la contrattazione con la Fiat «qualora ci fosse un ravvedimento» da parte dell'azienda e venisse applicato il Contratto nazionale di lavoro. Nel frattempo il leader della Fiom invita tutti a partecipare alla manifestazione del 16 ottobre a Roma. Una mobilitazione, spiega, «rivolta alle lavoratrici e ai lavoratori di tutto il paese e a tutte le forze sociali per rimettere al centro il lavoro, i diritti e la legalità». Elementi «base», conclude, per «pensare un nuovo sistema di sviluppo». Perchè non è cancellando contratti e diritti che si esce dalla crisi.

Liberazione 31/07/2010. pag 4

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