martedì 17 agosto 2010

Melfi, «Fiat è antisindacale». Reintegro per i tre licenziati

Sentenza del giudice del Lavoro. Fiom: «Chi ha applaudito ora deve chiedere scusa»

Fabio Sebastiani
"Licenziamento antisindacale". Così il giudice del Lavoro di Melfi, che ieri ha ordinato l'immediato reintegro dei tre lavoratori, di cui due delegati della Fiom, licenziati dalla Fiat ai primi di luglio. L'azienda, quindi, oltre a doversi riprendere le tute blu è stata condannata per "comportamento antisindacale" (ex-articolo 28 legge 300/'70). I tre erano stati messi fuori dalla Sata con l'accusa di aver interrotto la produzione nel corso di uno dei tanti scioperi proclamati dalla Fiom contro il tentativo della Fiat di aumentare il ritmo delle linee nonostante molti operai fossero in cassa integrazione. Secondo il segretario regionale della Basilicata della Fiom, Emanuele De Nicola, «la sentenza indica che ci fu da parte della Fiat la volontà di reprimere le lotte a Pomigliano d'Arco e a Melfi e di "dare una lezione" alla Fiom». I tre operai - Antonio Lamorte, Giovanni Barozzino (entrambi delegati della Fiom) e Marco Pignatelli - furono accusati di sabotaggio perchè, durante un corteo interno, secondo l'azienda, bloccarono un carrello robotizzato che portava materiale ad operai che invece lavoravano regolarmente. Tutte le testimonianze hanno concordato sul fatto che non c'è stata alcuna azione di questo tipo e che i carrelli erano fermi proprio perché era in atto lo sciopero.
In seguito, prima alla sospensione, l'8 luglio scorso, e poi al licenziamento la reazione dei lavoratori fu molto forte. I tre operai licenziati - uno dei quali si è sposato cinque giorni fa - occuparono per alcuni giorni il tetto della Porta Venosina, un antico monumento situato nel centro storico di Melfi. La Fiom riuscì anche ad organizzare una manifestazione che portò per le vie della città diverse migliaia di persone. Giovanni, Antonio e Marco parlano di «un inferno durato 32 giorni». Sono felici ed esprimono «gratitudine per quanto è stato fatto dalla Fiom-Cgil». «Per me sono stati momenti molto difficili, anche perchè stavo facendo i preparativi per il matrimonio», dice Antonio, che è anche delegato della Fiom. «Si è ricominciato a vivere a a sperare - dichiara Giovanni, il delegato della Fiom che ha preso più voti alle ultime elezioni delle rappresentanze sindacali -. Sono felice perché la giustizia ha vinto e non ho spirito di rivalsa». «Sono contentissimo per la decisione del giudice - ha commentato Marco, l'operaio che ebbe un malore durante la protesta fatta sulla Porta Venosina di Melfi - e sono veramente grato al sindacato per quello che ha fatto».
Secondo De Nicola, «la sentenza dimostra che le lotte democratiche dei lavoratori non hanno nulla in comune con il sabotaggio. Il teorema "lotte uguale eversione o sabotaggio" è stato di nuovo smontato e ci aspettiamo le scuse di quanti vi hanno fatto riferimento, a cominciare da personalità istituzionali o rappresentanti degli imprenditori.
Giorgio Cremaschi, della segreteria nazionale della Fiom, indica uno ad uno i nomi di coloro che dovranno chiedere scusa: il ministro Sacconi, la presidente della Confindustria Marcegaglia e il segretario della Cisl Bonanni. «Sarebbe un fatto di buon gusto», aggiunge. La sentenza del giudice di Potenza «è la dimostrazione che la Fiat sta agendo in violazione delle leggi e dei contratti». «La Fiat in Italia deve cambiare - prosegue Cremaschi - visto che, per fortuna, l'ordinamento costituzionale italiano è ancora in vigore».
Il segretario del Prc Paolo Ferrero parla di una sentenza «che dimostra che il diritto è dalla parte delle lotte e del lavoro contro i soprusi e le intimidazioni». La decisione del magistrato, continua Ferrero, «rende dignità e giustizia ai lavoratori e alle loro rivendicazioni. Viene sanzionata l'intenzione di reprimere e intimidire le lotte da parte della Fiat: smentendo tutti quanti, dal governo come pure dall'opposizione, hanno accusato a vanvera i comportamenti dei lavoratori e dimostrando quanto sia sbagliata e deleteria l'idea di risolvere le crisi violando leggi e contratti».
Secondo Stefano Fassina, responsabile Economica e Lavoro del Pd, la sentenza «parla a tutti i progressisti sia sul versante politico e che sindacale. È una spinta a battersi con maggior forza contro la controriforma del diritto del lavoro».
Sulla vicenda è intervenuto anche il Governatore della Puglia Nichi Vendola. «L'azienda aveva completamente torto e i licenziamenti avevano carattere esclusivamente repressivo e intimidatorio», commenta Vendola. «Sappiamo, purtroppo, che quello di Melfi non è affatto un caso isolato», aggiunge. «È fondamentale che ora tutte le opposizioni si mettano al lavoro conclude il leader di "Sinistra, ecologia e libertà", per concertare insieme una linea politica con la quale contrastare e battere questa inaudita offensiva».
Per Piero Di Siena, presidente dell'Associazione per il Rinnovamento della Sinistra e ex Senatore del Collegio di Melfi, «in Italia l'impresa non può permettersi di fare tutto». «Ha vinto - aggiunge Di Siena . anche la straordinaria manifestazione di solidarietà».

Liberazione 11/08/2010, pag 4

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