lunedì 9 agosto 2010

Unicredit crea Banca Unica e ne manda a casa 4700

I sindacati in allarme: «Profumo segue il modello Marchionne e stravolge i diritti»

L'operazione Banca Unica costerà il licenziamento di 4700 dipendenti dell'Unicredit.
Lo annuncia, con notevole sconcerto, il sindacato dei lavoratori bancari, la Fabi, dopo un incontro con i vertici del gruppo Unicredit secondo i quali gli esuberi avverranno nel trienno 2011 e 2013.
Non solo: Profumo e soci prospettano «nuovi assetti inquadramentali, di nuova mobilità territoriale e professionale, di nuove flessibilità di ingresso sul lavoro» che si pongono al di fuori del contratto sindacale. Per il segretario generale della Labi, Lando Sileoni, il piano di Unicredit è irricevibile. E accusa i proprietari di seguire il modello Marchionne, ovvero lo stravolgimento del contratto nazionale: «Tutti gli argomenti presentati a Milano anticipano di fatto, con la pretesa di modificarlo profondamente, l'attuale contratto nazionale di lavoro che da settembre le organizzazioni sindacali dovranno discutere in Abi». Sarà, insomma, un autunno «aspro» e i sindacati dovranno concentrarsi non soltanto sul contenimento degli esuberi ma anche sul mantenimento dei diritti acquisiti dai lavoratori degli istituti di credito. E dire che l'Abi, recentemente, aveva stigmatizzato la sfrontatezza dell'ad della Fiat.
Martedì mattina il consiglio di amministrazione di Unicredit ha approvato, all'unanimità, la fusione per incorporazione delle controllate Unicredit Banca, Unicredit Banca di Roma, Banco di Sicilia, Unicredit Private Banking, Unicredit Corporate Banking, Unicredit Family Financing Bank e Unicredit Bancassurance Management and Administration. I licenziamenti, e la mancata assunzione dei precari, rientrano nel programma e sono stati annunciati alla Fabi nel giro di qualche ora.
Ma non è l'unica notizia che riguarda l'istituto di credito: la Consob ha reso noto che all'interno del capitale è entrata la Lia, ovvero la Libyan Investment Authority, creatura del colonnello Gheddafi per la gestione dei proventi del petrolio e valutata intorno ai 40 miliardi di euro, con una quota del 2,07%. Con l'entrata della Lia, i libici - Banca Centrale Libica e Libyan Arab Foreign Bank - sono arrivati a possedere il 7% del capitale Unicredit.
Sugli esuberi annunciati si è espressa anche la Fisac-Cgil: «Rischiano di rappresentare un fatto drammatico se non affrontati nell'ambito di un piano industriale che dia garanzie per l'occupazione: Profumo non segua i cattivi esempi, come quelli di Fiat, e lavori per rafforzare le relazioni industriali».
Seicento licenziamenti sono già in atto in questi mesi ma, secondo i sindacati, penalizzati dal blocco delle finestre pensionistiche.
«È intollerabile ciò che sta avvenendo in Italia: Sacconi si dia da fare, gli esuberi annunciati dall'Unicredit ai sindacati vanno fermati. Il modello Marchionne fa scuola. Le responsabilità del governo, assente, silente e complice, sono enormi. Se si continua così sarà una vera tragedia sociale» commenta Gianni Pagliarini, responsabile Lavoro del Pdci.

Liberazione 05/08/2010, pag 5

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