sabato 28 agosto 2010

Fiat fuorilegge a Melfi, Napolitano: «Episodio grave»

I tre operai reintegrati dal giudice restano fuori della fabbrica. Matteoli rompe il silenzio di Sacconi: «Le sentenze vanno rispettate»

Roberto Farneti
Il comportamento fuorilegge della Fiat a Melfi imbarazza il governo ma anche quei sindacati, come la Cisl, più amici dell'amministratore delegato Sergio Marchionne che della Cgil. Imbarazzo reso più forte dall'autorevole intervento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La risposta all'appello che gli era appena giunto dai tre sindacalisti Fiom non ancora reintegrati sul posto di lavoro, malgrado una precisa sentenza del Tribunale di Melfi abbia accertato l'illegittimità del loro licenziamento, non si è fatta attendere. Napolitano, con una lettera, ha espresso ai lavoratori il suo «vivissimo auspicio, che spero - ha sottolineato - sia ascoltato anche dalla dirigenza della Fiat, che questo grave episodio possa essere superato, nell'attesa di una conclusiva definizione del conflitto in sede giudiziaria».
Oltre all'udienza d'appello del 6 ottobre sui licenziamenti, il tribunale dovrà valutare l'ulteriore ricorso presentato dalla Fiom dopo il mancato reintegro dei tre sindacalisti. Pur di affermare un principio ottocentesco, e cioè che tra le mura di una fabbrica chi comanda è l'impresa, la Fiat è infatti disposta a pagare lo stipendio a questi operai senza farli lavorare. Li vorrebbe confinati in una saletta distante quattrocento metri dalla produzione effettiva, lontani dai loro colleghi.
Ma in Italia - purtroppo per Marchionne - esistono leggi che valgono per tutti. Un ministro del Lavoro dovrebbe essere il primo a saperlo. La scelta di non pronunciarsi su questa vicenda da parte di Maurizio Sacconi era ed è perciò palesemente insostenibile. Se ne rende conto persino un politico non certo sospettabile di nutrire simpatie nei confronti della Cgil, come il ministro dei Trasporti Altero Matteoli: «Credo che le sentenze vadano rispettate, anche quando non ci fanno piacere», ha detto ieri Matteoli commentando il comportamento della Fiat a Melfi. «Se il nostro Paese è uno stato di diritto - ha aggiunto il ministro - non lo può essere a fasi alterne».
Parole di puro buon senso. E allora come mai tanta sfrontatezza da parte della Fiat? Perché la posta in palio nel braccio di ferro in corso con la Fiom - a Melfi come a Pomigliano - va oltre il posto di lavoro di quei tre operai. Lo sa bene il sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia: «Il problema - ammette candidamente Saglia - è che con questa vicenda, così come con Pomigliano, si stanno riscrivendo le regole delle relazioni industriali del nostro paese, a fronte di una decisione che è stata condivisa da tutti, e non dalla Cgil, di un rinnovo degli accordi sulle relazioni industriali». Se l'obiettivo è questo, aggiunge Saglia, «credo che Fiat non debba mettere in imbarazzo quella parte importante del sindacato che ha condiviso questo percorso con sacrifici e difficoltà».
Imbarazzo, peraltro, emerso in modo evidente nello scambio di battute avvenuto ieri nel corso della trasmissione Radio Anch'io tra il vicesegretario generale della Cgil, Susanna Camusso e il numero uno della Cisl Raffaele Bonanni. «Non è che c'è qualcuno che siccome investe ha diritto di violare le regole. Con una logica così si va all'infinito», ha osservato Camusso riferendosi alla Fiat. «Chi non rispetta le regole è la Fiom», ha replicato Bonanni. Il leader della Cisl, da buon sindacalista, ha definito «problema assolutamente residuale» l'ingiusto licenziamento di tre lavoratori di Melfi e la mancata osservanza da parte dell'azienda di un ordine del tribunale. Per Bonanni non è una questione di diritto ma di opportunità: la Fiat, consiglia il segretario della Cisl, applichi la sentenza e non vada «dietro la Fiom che vuole questo: fa scioperi che non gli riescono, non rispetta la maggioranza dei sindacati, non rispetta niente. Ha bisogno di questi duelli per far vedere che esiste». Strana accusa nei confronti di un sindacato che, di recente, ha vinto le elezioni delle Rsu proprio a Melfi.

Liberazione 25/08/2010, pag 5

Nessun commento:

Posta un commento