sabato 28 agosto 2010

Sindacalisti licenziati, la Fiat prende in giro il tribunale di Melfi

Riammessi in fabbrica, non possono lavorare. Epifani: «Sentenza non rispettata»

La Fiat se ne infischia delle sentenze emesse dai tribunali italiani. Lo ha dimostrato ieri non ottemperando, di fatto, all'ordine di reintegrare sul posto di lavoro i tre sindacalisti Fiom licenziati per rappresaglia dopo uno sciopero. "Comportamento sindacale": questo il giudizio a carico dell'azienda espresso, in primo grado, dal tribunale di Melfi.
Pur di non darla vinta ai lavoratori, i dirigenti della Fiat hanno per la prima volta adottato un comportamento inusuale per la casa automobilistica torinese. Hanno cioè riammesso i tre operai in fabbrica, confinandoli però in una saletta sindacale lontana dalle linee dove si assembla la "Punto Evo". Con il chiaro obiettivo di impedire loro la possibilità di entrare in contatto con gli altri lavoratori.
Misure «legittime», secondo la Fiat, che in un nota sostiene di aver «doverosamente eseguito» il provvedimento di reintegro emesso dal Tribunale di Melfi, confidando in un verdetto favorevole nel giudizio di appello, calendarizzato per il prossimo 6 ottobre. La Fiat infatti afferma «di poter ampiamente dimostrare che il comportamento tenuto dai tre scioperanti fu un volontario e prolungato illegittimo blocco della produzione e non esercizio del diritto di sciopero».
Di parere opposto la Fiom. Giorgio Cremaschi non usa giri di parole: «Se Sergio Marchionne, negli Stati Uniti che tanto ama, si fosse comportato come nell'Italia che tanto disprezza - dichiara Cremaschi - sarebbe stato arrestato. Il comportamento della Fiat infatti, cioè l'aggiramento e la presa in giro di una sentenza esecutiva del tribunale, sarebbe considerato oltraggio alla Corte e porterebbe all'immediato arresto del suo responsabile».
Anche il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, stigmatizza la linea dura adottata dalla Fiat: «Sembra un atteggiamento davvero in contraddizione - osserva ai microfoni del Tg3 - perchè non si rispetta una sentenza di reintegro della magistratura, si offende la dignità dei lavoratori e non si fa neanche l'interesse dell'immagine dell'azienda. Con questo accanimento - aggiunge Epifani - l'opinione pubblica si schiera con chi ha ragione anche se è più debole e non con chi usa la forza senza ragione».
Quello che soprende è che, di fronte a licenziamenti ritenuti illegittimi da un giudice, gli altri sindacati non assumano posizioni coerenti.
Per il segretario della Fismic, Roberto Di Maulo, la sentenza del tribunale di Melfi favorevole ai lavoratori sarebbe pericolosa e contraddittoria, perché insinuerebbe «la possibilità che durante uno sciopero possano realizzarsi azioni contra legem». Il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, non sa fare di meglio che rivolgere un appello a Marchionne «affinchè non cada nella trappola tesa» dalla Fiom. «Credo che la Fiat stia sbagliando e dimostra di essere talvolta il rovescio della Fiom, che non è più un sindacato ma un movimento politico», sentenzia Bonanni.
Molto simile l'analisi della Uil: «Fra noi e la Fiom - spiega Luigi Angeletti - c'è una strategia molto diversa: l'idea di far tornare il Paese alla lotta di classe è semplicemente patetica. Noi pensiamo che, invece, sia essenziale la cooperazione fra imprese e lavoratori». Angeletti minimizza anche la decisione della Fiat di Melfi: «E' già successo, non faccio i nomi delle aziende perchè sarebbe di cattivo gusto, ma ci sono imprese che hanno pagato salari per lungo tempo senza far rientrare i dipendenti nei luoghi di lavoro».
Sta di fatto che l'aggressività di Marchionne non convince nemmeno personaggi fuori dalla mischia, come Carlo Scarpa, professore di Economia politica all'Università di Brescia: «O la Fiat non crede nel progetto Fabbrica Italia e cerca lo scontro per ritirarsi dando la colpa al sindacato oppure Marchionne pensa di poter vestire i panni di una Margaret Thatcher italiana e di cambiare da solo le relazioni sindacali nel Paese», commenta il cattedratico.
Da solo forse no, probabilmente pensa di farlo con l'aiuto di Cisl e Uil. Ieri Angeletti ha confermato che a settembre questi due sindacati concluderanno un accordo «per creare un segmento del contratto nazionale dei metalmeccanici che riguardi il settore auto, come già avviene per la siderurgia».

Liberazione 24/08/2010, pag 2

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