Ampi stralci della lettera al presidente
Pubblichiamo ampi stralci della lettera inviata a Napolitano dai tre operai licenziati dalla Fiat di Melfi e non ancora reintegrati: «Ill.mo Presidente, ci rivolgiamo a Lei, quale massima carica dello Stato e supremo garante della Costituzione, per sottoporre alla sua attenzione una vicenda, la cui eco da diversi giorni ha raggiunto tutti gli organi della stampa nazionale, che non lede soltanto i nostri diritti di cittadini e di lavoratori ma colpisce direttamente i diritti collettivi e generali degli operai e dello stesso sindacato a cui siamo iscritti. Siamo i tre operai, Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli, iscritti alla Fiom-Cgil, licenziati dalla Fiat-Sata di Melfi in occasione di uno sciopero indetto unitariamente da tutte le sigle sindacali (...). Per l'azienda, ci saremmo resi responsabili di un reato avendo deliberatamente ostruito il transito a dei carrelli (Agv) che servono la linea di produzione all'interno dello stabilimento. In verità, non vi è mai stato alcun blocco dei predetti carrelli da parte nostra (...) così come comprovato dalle testimonianze di tutti i lavoratori presenti in occasione dello sciopero innanzi detto e da tutta la Rsu unitaria.
Non si tratta soltanto della nostra versione dei fatti, la quale potrebbe risultare viziata dalla carità di parte, ma di ciò che ha stabilito il Tribunale di Melfi, in funzione di Giudice del lavoro, adito dalla Fiom-Cgil ai sensi e per gli effetti dell'art.28 della legge 300 del 1970. In pratica, il magistrato ha riconosciuto l'antisindacalità della condotta posta in essere dalla Fiat-Sata, ordinandole conseguentemente di reintegrarci immediatamente nel nostro posto di lavoro. Tuttavia, sebbene il decreto del Tribunale di Melfi, depositato in cancelleria in data 9 agosto 2010 (...) abbia immediata efficacia esecutiva e non sia revocabile fino alla conclusione del giudizio di opposizione, l'azienda in un primo momento ci ha comunicato la reintegra sul posto di lavoro e, successivamente, con un telegramma, ci ha dato notizia della sua volontà di non avvalersi delle nostre prestazioni lavorative. (...)
In pratica, secondo l'azienda, potremmo continuare a percepire la sola retribuzione ma non avremmo il diritto ad essere reintegrati nella nostra postazione lavorativa. Allo stesso tempo, la Fiat Sata sostiene che potremmo svolgere regolarmente la nostra attività sindacale rimanendo confinati nella saletta sindacale la quale (...) è distante circa quattrocento metri dal luogo in cui svolgono il lavoro i nostri compagni. Non sia senza significato precisare che soltanto due di noi sono Rsu mentre Marco Pignatelli è un mero iscritto alla Fiom Cgil e non avrebbe "prerogative sindacali" da svolgere all'interno della saletta.
In realtà, questa riflessione ci consente di precisare che per il Tribunale di Melfi la condotta lesiva della sfera giuridica della Fiom Cgil si è sostanziata nei nostri tre licenziamenti che sono stati ritenuti, per l'appunto, antisindacali. L'ordine impartito dal Magistrato di rimuovere gli effetti della predetta condotta coincide espressamente con la nostra immediata reintegra nelle postazioni lavorative. Un diverso contegno da parte della azienda produce non solo una reiterazione della condotta antisindacale ed una permanente lesione della sfera giuridica della Fiom Cgil ma mortifica ed umilia la nostra dignità di lavoratori, prima ancora che di cittadini.
Signor Presidente, per sentirci uomini e non parassiti di questa società vogliamo guadagnarci il pane come ogni padre di famiglia e non percepire la retribuzione senza lavorare. (...) Ci rivolgiamo a Lei, perché richiami i protagonisti di questa vicenda al rispetto delle leggi e perché nel suo ruolo di massima carica dello Stato sia da garanzia del rispetto della democrazia, della Costituzione e dello Stato di diritto in modo da ripristinare e garantire il libero esercizio dei diritti sindacali nonché dei diritti costituzionalmente riconosciuti a tutti, all'interno dello stabilimento Fiat Sata di Melfi.
Signor Presidente, le chiediamo di farci sentire lavoratori, uomini e padri.
Liberazione 25/08/2010, pag 5
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