Il gruppo annuncia - sui giornali - un drammatico piano che prevede solo chiusure
Maurizio Pagliassotti
Esplode l'autunno caldo alla Fincantieri vittima di un piano industriale centrato sullo smantellamento delle unità produttive ovunque esse siano. Il cuore della distruzione è centrato in Liguria dove il cantiere militare di Riva Trigoso verrà chiuso e messo all'asta mentre Sestri Ponente sarà semi smantellato. Due stabilimenti sommersi ed un terzo salvato, quello di Muggiano, dove la produzione è centrata sul mercato dei mega yacht che, alla faccia della crisi, non conosce, recessione. Il piano industriale Fincanteri ha scatenato non solo le proteste di lavoratori e sindacati ma anche quelle politiche e religiose. Il governatore ligure Burlando e il segretario della Cei, Bagnasco, hanno usato parole molto dure. Soprattutto il secondo, notoriamente vicino al governo, ha detto che «gli stabilimenti non devono essere chiusi».
Ma indiscrezioni vogliono che la Liguria sia solamente la punta dell'iceberg. La scure si abbatterebbe della ristrutturazione, si abbatterebbe su tutto il gruppo Fincantieri che, come è noto, dà lavoro a migliaia di persone da nord a sud del paese. E infatti il totale di lavoratori a rischio raggiunge la mostruosa quota di duemila e cinquecento. Se il piano dovesse rimanere tale due lavoratori su dieci perderebbero il posto.
Ed è per questi numeri che ieri in tutta Italia è esplosa la protesta. Scioperi e occupazioni hanno visto come protagonisti migliaia di lavoratori che non credono alle rassicurazioni del ministro Sacconi e tanto meno a quelle di Giuseppe Bono, amministratore delegato del gruppo, che ha ridotto tutto il piano di ristrutturazione al una "bozza di discussione."
Gli operai campani ieri hanno deciso di salire sulla torre di una gru all'interno dell'area Fincantieri a Castellammare, stabilimento dato per spacciato. Pare che l'organizzazione della protesta, che vede coinvolte sei persone, sia stata unitaria. Fiom Cgil, Fim, Uilm, Ugl e Failms e Cisal al momento sembrano saldamente unite nel contrastare il piano Fincantieri-Governo Berlusconi. Con loro, come in Liguria, anche la politica e la Chiesa.
Gli operai campani saliti sulla gru, ad oltre cinquanta metri di altezza, hanno esposto uno striscione recante la scritta: "Il cantiere non si tocca, lo difenderemo con la lotta".
Ma forse è la Liguria che ha visto le manifestazioni più dure e partecipate: a Riva Trigoso i lavoratori hanno scioperato ed hanno chiesto un incontro urgente con i vertici di Fincantieri, i quali hanno "rassicurato" le maestranze su un "prossimo incontro". Purtroppo però non ci sono date precise. Occupazione di due ore anche di una palazzina presso lo stabilimento di Sestri Ponente, con annesso sciopero.
Gravissima anche la situazione di Palermo dove fra poche settimane dovrebbe scattare una cassa integrazione di massa che colpirebbe il 90% dei lavoratori.
Mai come ieri però le manifestazioni sono state unitarie a partecipate.
Bruno Manganaro della Fiom Liguria commenta: «Fincantieri da tempo sta producendo cassa integrazione, quindi qualche paura c'era. Certo non ci aspettavamo un ristrutturazione così devastante. E a peggiorare la situazione è anche il modo con cui siamo venuti a sapere di quali sono i piani: attraverso articoli di giornale! Come è possibile che il futuro di migliaia di persone possa essere comunicato con scoop giornalistici? Il piano che Fincantieri voleva mantenere segreto prevede la chiusura di Castellamare, e Sestri Levante, più vari stabilimenti fortemente ridimensionati. La produzione verrebbe concentrata su Monfalcone, Marghera e Ancona. E' inaccettabile».
Il futuro appare oscuro e gli spazi di manovra sembrano molto ridotti. Continua Mamganaro: «In questo momento proviamo solo molta rabbia e incazzatura. I direttori di cantiere cadono dalle nuvole e dicono che non ne sanno nulla. Ma così fanno tutti. Noi diciamo che quel documento va ritirato, strappato, bruciato, vedano loro.... Per noi della Fiom non è nemmeno un punto di partenza. Se verrà mantenuto Fincantieri e Governo Berusconi devono sapere che in cambio riceveranno solo occupazioni. Nel 2009 a Sestri Ponente occupammo per cinque giorni lo stabilimento: non ci avevano riconosciuto il premio di produzione. Sappiamo quindi che hanno a che fare con persone molto determinate, che in passato hanno già dimostrato di non essere disposte a piegarsi».
Ma se la Fiom è disposta a scendere sul terreno del conflitto così sarà anche per gli altri sindacati? Questa è la domanda che fa un po' da convitato di pietra in tutti i soggetti coinvolti in questa storiaccia.
Risponde sempre Manganaro: «Al momento siamo uniti. Il primo ottobre ci sarà un convegno unitario a Roma con relativo sciopero e manifestazione davanti a Palazzo Chigi. Certo c'è chi tira il gruppo e questa è la Fiom».
Oggi ci saranno nuove manifestazioni in tutta Italia. La speranza è che il Governo, dopo aver saggiato la durezza della risposta sindacale, torni sui propri passi e intervenga per cancellare il piano Fincantieri.
Liberazione 21/09/2010, pag 5
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