Alberto Giacchi*
Non è solo a Pomigliano che i "padroni italiani" mostrano arroganza e instaurano un clima di ricatto. L'esperienza che stiamo facendo noi, guardie giurate degli aeroporti di Venezia e di Treviso ha molti punti in comune con quanto sta avvenendo alla Fiat. Siamo quelli che controlliamo ai varchi migliaia e migliaia di passeggeri al giorno, garantendo la sicurezza dei voli.
Anche da noi, come a Pomigliano, vogliono ridurre in cenere i diritti. I diritti sono garantiti dal contratto. E noi, da anni, rivendichiamo l'applicazione di quello del trasporto aereo. L'azienda invece, la Save Security (controllata al 100% da Save spa), vuole continuare a trattarci come "addetti al commercio". Questo, ovviamente, porta a un risparmio sul costo del lavoro di circa 200 euro. Di fronte alle nostre resistenze, e alle nostre azioni di lotta, la Save Security ha pensato bene, attraverso il suo amministratore delegato, di chiedere un referendum. Democrazia? Nemmeno per sogno. La condizione posta è che o l'opzione di mantenere il contratto del commercio passa con almeno l'80% dei sì - come se noi lavoratori potessimo pilotare le scelte individuali - oppure la Save Security avrebbe passato il business della vigilanza ai varchi aeroportuali ad un altro gestore.
Il nostro lavoro è regolato da una disposizione di legge. E questo conta nella valutazione generale della questione. La differenza è che, in sostanza, rispetto agli altri impieghi del settore della vigilanza privata noi possiamo agire solo per i beni dell'aeroporto e non possiamo lavorare in altre postazioni esterne al sito aeroportuale. Il passaggio normativo non è stato messo a caso. Il senso è che a garantire la sicurezza dei voli ci deve essere personale specializzato. Del resto, più o meno la stessa cosa avviene in altri luoghi di lavoro in cui il grado di sicurezza interna è molto meno "allarmato". La sicurezza interna in un polo come il Petrolchimico, per esempio, gode del contratto dei chimici, come alla Fiat c'è il contratto dei metalmeccanici.
La nostra pretesa non nasce certo da un capriccio. Prima di costituire la società era stato fatto addirittura un accordo per applicare il contratto dei trasporti. Poi, invece, l'avvio ha puntato in tutt'altra direzione. Abbiamo chiesto di sanare questa situazione, e ci hanno risposto picche. Abbiamo chiesto allora una adeguamento salariale compatibile con il contratto dei trasporti, e ci è stato proposto un aumento di 60 euro. Non soldi immediatamente fruibili ma corrisposti nel tempo e solo in relazione al limite di un certo numero di giorni di malattia goduti. Quell'accordo è scaduto due anni fa. E da allora è stato un continuo braccio di ferro. Siamo andati in assemblea con i lavoratori e loro hanno bocciato l'ipotesi di continuare sulla strada dell'adeguamento. I lavoratori hanno cambiato il mandato al sindacato e hanno preteso di avere il contratto di trasporto aereo "senza se e senza ma". «Non ci facciamo più prendere in giro», hanno gridato in massa durante l'assemblea.
La richiesta di referendum, e qui siamo alla beffa, è stata motivata con il fatto che la partecipazione alle assemblee è stata scarsa. A parte il fatto che questa circostanza è palesemente falsa. Il punto è che noi, lavorando nel contesto del servizio pubblico, di fatto, non possiamo partecipare ad assemblee sindacali se non quando siamo di riposo. Dovendo garantire una certa percentuale di servizio, alla fine le assemblee sono "magre" durante l'orario di lavoro.
Il nostro lavoro è molto impegnativo: i turni sono di otto/nove ore mentre ne dovremmo fare sette e mezza. Nonostante si cominci alle quattro e mezzo di notte non ci viene riconosciuta alcuna indennità notturna. Non abbiamo le stesse indennità di chi lavora nel trasporto aereo.
Da quando inizi a lavorare a quando te ne vai l'unica pausa che ti spetta è, dopo sei ore, di lavoro di dieci minuti. Il nostro è un lavoro dove non è permesso l'errore. In più abbiamo ispezioni europee e della stessa Enac. La responsabilità della sicurezza del volo ce l'abbiamo noi. E' un lavoro dove non ti puoi distrarre. L'azienda non prende mai in considerazione questo aspetto. Una delle rivendicazioni era di fare almeno dieci minuti di pausa ogni due ore di lavoro. Ci hanno risposto di no perché questo comportava dei costi. Abbiamo chiesto di fornirci dei rilevatori dei raggi X. Scrupolo eccessivo? Anche l'amianto non era nocivo all'inizio. E poi arrivarono delle sorprese piuttosto pesanti. Quando passa un bagaglio nel tunnel del metal detector le tendine piombate si spostano, e da lì escono raggi nocivi. Lì nei paraggi ci siamo noi. Se le tendine sono state fatte di piombo un motivo ci sarà. L'azienda dice che non creano danno. Lo stesso l'azienda che li produce. Ma noi non ci fidiamo. Intanto il lavoro sta aumentando. Save security fa i profitti e non lo nasconde. Il presidente della Save spa Enrico Marchi, autore della richiesta di referendum, ha preso due milioni di euro di premio di produzione.
I lavoratori si sono espressi per dar vita a una nuova fase di lotta. Così pure la Cgil, almeno per quanto riguarda la Cgil Trasporti. La Cisl commercio dice che va bene continuare sulla strada dell'integrativo, cosi come Uil del commercio.
*Rsa Filcams/Cgil Save Security
Liberazione 09/09/2010, pag 13
Nessun commento:
Posta un commento