giovedì 23 settembre 2010

Fincantieri, la "rabbia"esplode a Palermo. Piattaforma occupata

Sciopero di otto ore, blocchi e cortei in tutta Italia

Maurizio Pagliassotti
La protesta Fincantieri esplode mentre la politica segna il passo e si chiude dentro un assordante silenzio. Forse per nascondere un ruolo di giocatore attivo dietro quello ben più comodo dell'arbitro.
A Palermo i lavoratori ieri hanno deciso di occupare ad oltranza una piattaforma realizzata per conto della Saipem. La protesta, iniziata due giorni fa, è successiva alla comunicazione sullo spostamento dell'unica nave presente in riparazione nel cantiere navale. «Da fonti Saipem si è saputo che lo Scarabeo ha bisogno di variazioni tecniche che richiedono un anno di lavoro. E quindi intendono trasferire la commessa - dicono le segreterie provinciali di Fiom, Fim e Uilm. Una comunicazione secca, piovuta come un fulmine a ciel sereno.
Fincantieri ha contemporaneamente affermato che i lavori di preparazione della piattaforma petrolifera semisommergibile "Scarabeo 8" sono completati. Insomma, la commessa che dà lavoro allo stabilimento siciliano di Finanzieri è a forte rischio. Per questa ragione dopo aver occupato la piattaforma i lavoratori hanno deciso di inasprire la lotta. Al termine di un'assemblea che ha avuto momenti di confronto molto duri è stato proclamato per oggi uno sciopero di otto ore. Inoltre un corteo partirà dalla Fincantieri e arriverà alla presidenza della Regione. La tensione, secondo alcune fonti interne, sarebbe avvenuta perché molte voci insistevano per forme di lotta più radicali. Si è parlato anche di blocchi autostradali. Per il momento la responsabilità dei lavoratori sembra prevalere anche perché, sempre secondo le fonti sindacali coinvolte, la possibilità che effettivamente la nave in ristrutturazione venga spostata sono basse.
Francesco Foti della Fiom Cgil chiama in causa i responsabili del piano di ristrutturazione: «Chiediamo che le istituzioni intervengano per un chiarimento. Ci rivolgiamo al prefetto, al governo regionale, al governo nazionale perché interloquiscano con la Saipem sulla vicenda. Occorre un soggetto terzo tra la Saipem e Fincantieri».
Se il piano Fincantieri Saipem dovesse passare la cassa integrazione riguarderebbe 470 lavoratori su cinquecento. Un vero disastro per la già disastrata occupazione siciliana. Nella sola Sicilia è stato calcolato che i lavoratori a rischio disoccupazione sono circa quarantamila.
Situazione tesissima anche a Castellamare di Stabia dove i lavoratori hanno bloccato per alcune ore la statale Sorrentina all'altezza delle Nuove Terme «È chiaro - ha dichiarato Giovanni Sgambati, segretario generale della Uilm Campania - che senza una smentita di Fincantieri nelle prossime giornate il livello di esasperazione rischia di essere molto elevato. È urgente un intervento del governo e di Fincantieri che smentiscano il piano».
Giorgio Cremaschi, coordinatore nazionale Fiom-Cgil, ha annunciato ieri la «mobilitazione in tutto il gruppo». Il leader sindacale ha aggiunto che «è necessario un incontro urgente con l'azienda per conoscere le sue reali intenzioni. Ci saranno anche Fim e Uilm».
Che la lotta sia unitaria e coinvolga anche le istituzioni locali è testimoniato dall'incontro svoltosi ieri tra i delegati di Fincantieri e i rappresentanti di Comuni, Province e Regioni dove si trovano gli stabilimenti interessati. Dall'azienda continuano a giungere rassicurazioni che poco rassicurano: «Il piano di cui si parla è solo un'opzione che stiamo valutando».
Racconta Bruno Manganaro, delegato Fiom Cgil ligure presente all'incontro: «Il convegno è andato molto bene. Erano presenti i sindaci, i rappresentanti delle regioni e delle varie province interessate al piano Fincantieri. Tutti abbiamo condiviso che la cosiddetta "opzione" deve essere respinta e non rappresenta un punto di partenza su cui intavolare una trattativa. E' necessario un tavolo di confronto ai massimi livelli. La nostra proposta prevede un attivo impegno da parte dello Stato affinché vi sia un aumento delle commesse pubbliche. Non è possibile pensare di smantellare in maniera così brutale una realtà storica come quella di Fincantieri».
Il governo intanto, per voce del ministro Sacconi si dice pronto ad ascoltare le parti coinvolte nella trattativa sui problemi occupazionali di Fincantieri. Come è noto la società cantieristica più importante d'Italia è controllata da Tesoro attraverso la Fintecna.
Non manca però la stoccata al sindacato, probabilmente alla Fiom. Ha detto infatti Sacconi: «Il governo convocherà le parti di Fincantieri per rimettere nei corretti binari il confronto sul futuro della società che allo stato dichiara di non avere definito alcuna ipotesi. Faccio appello a tutte le istituzioni e le organizzazioni sindacali perché siano isolati gli agitatori professionali nel nome del primario interesse dei lavoratori». I prossimi giorni saranno fondamentali per capire se la cosiddetta "opzione" verrà mantenuta. Forse chi l'ha ipotizzata non aveva previsto un protesta così radicale e pensava che i lavoratori italiani fossero abituati ormai a tutto e che quindi tutto si potesse proporre. Una dura sveglia sta suonando per coloro che credevano di poter fare tutto ciò che volevano in nome della competizione sui mercati, della flessibilità e tutto il resto.

Liberazione 22/09/2010, pag 4

Nessun commento:

Posta un commento