La manifestazione avrà luogo il 29 settembre, in concomitanza con l'Ecofin. La Cgil ci sarà, Cisl e Uil no
In questo periodo di crisi i governi europei si sono preoccupati più di difendere i bilanci pubblici che di dare ossigeno e sostegno all'economia. Il prezzo di questa scelta è stato pagato dai lavoratori e dai pensionati. Che ora dicono basta con le misure di rigore nella spesa e di austerità fin qui adottate e sì, invece, a politiche per la crescita e per il lavoro. A sostegno di questa piattaforma rivendicativa la Confederazione europea dei sindacati ha organizzato una manifestazione a Bruxelles per il prossimo 29 settembre, in coincidenza con l'incontro dei ministri europei delle finanze, a cui prenderanno parte cinquanta sindacati in rappresentanza di trenta paesi. Al termine della manifestazione, una delegazione del sindacato europeo incontrerà il presidente della Commissione Europea José Barroso e il premier belga Yves Leterme, il cui paese detiene il semestre di presidenza di turno del'Ue.
L'Italia sarà rappresentata dalla sola Cgil, che nello stesso giorno darà vita anche a una iniziativa a Roma, in Piazza Farnese, che sarà conclusa dal segretario generale Guglielmo Epifani. Cisl e Uil invece in piazza non ci saranno. Hanno infatti preferito organizzare una propria manifestazione per il 9 ottobre. Una scelta che è stata duramente commentata da Giorgio Cremaschi, presidente del comitato centrale della Fiom Cgil: «A chi dice che la Fiom è isolata - dichiara Cremaschi - rispondo che Cisl e Uil sono gli unici sindacati dell'Ue che hanno scelto di non aderire alla giornata di mobilitazione europea contro i tagli proclamata per il 29 settembre. Questo perché - aggiunge - sono gli unici sindacati ad essere d'accordo con il proprio Governo».
Eppure le difficoltà che il nostro paese ha nel rimettersi in moto sono evidenti. Se ne rende conto persino Confindustria, che ora pretende risposte concrete. «Il governo deve andare avanti, deve governare, ma sappia che tutto il mondo delle imprese e i cittadini stanno esaurendo la pazienza», ha tuonato ieri la presidente Emma Marcegaglia. Un richiamo interpretabile anche in chiave opportunistica, in un momento in cui la maggioranza vacilla, dal momento che fino a ieri gli industriali avevano apertamente appoggiato la politica del centrodestra.
La giornata di mobilitazione promossa dal sindacato europeo rappresenta quindi un'occasione utile - anche se forse poteva essere decisa prima - per indicare una via d'uscita diversa dalla crisi, rispetto a quella fin qui seguita dall'Ue (tagli all'occupazione, alle pensioni, al welfare) e che gli stati membri applicano o progettano di applicare. Le misure di austerità, secondo la Ces, non solo «sono ingiuste, poiché la crisi ha indebolito milioni di persone che ora saranno costrette a stringere ulteriormente la proporia cinta» ma sortiranno anche «l'effetto opposto a quanto auspicato. Il potere d'acquisto diminuirà e le prospettive di ripresa si allontaneranno».
Nel frattempo, «l'acuirsi della crisi finanziaria - sottolinea ancora il comunicato di lancio della manifestazione - sta rendendo sempre più vulnerabili ed insicuri 23milioni di lavoratori in Europa e milioni di cittadini europei, con tensioni sociali in crescita quasi ovunque. Un'ondata di scioperi, proteste e manifestazioni, la più consistente degli ultimi decenni, sta coinvolgendo tutti i paesi europei, per contrastare una serie di manovre economiche e finanziarie che complessivamente costeranno 750 miliardi di euro».
Per questo la Ces «invita tutte e tutti a partecipare alla giornata d'azione europea il 29 settembre, per contrastare: l'insicurezza dell'occupazione e la disoccupazione; la povertà e l'esclusione sociale e invita a lottare per: un accesso ad occupazioni di qualità, lavoro stabile e potenziamento della formazione per tutti; per la garanzia di un salario dignitoso e di pensioni migliori; per il rispetto e lo sviluppo degli standard sociali in tutti i paesi; per l'accesso a servizi pubblici e sociali di qualità».
Ro. Fa.
Liberazione 26/09/2010, pag 4
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