giovedì 16 settembre 2010

L'assalto di Federmeccanica, disdetta del contratto metalmeccanico

Fiom: «Decisione gravissima, irresponsabile, illegittima». Oggi il sindacato di categoria della Cgil deciderà le iniziative

Fabio Sebastiani
Federmeccanica a testa bassa contro il contratto dei metalmeccanici. Ieri il direttivo dell'associazione imprenditoriale ha deciso di recedere dagli impegni dell'accordo siglato nel 2008 e ancora vigente. Il recesso, ha spiegato il presidente, Pierluigi Ceccardi, avviene «per ragioni cautelative» e «per garantire la migliore tutela delle aziende». Cautele da chi e da cosa? Semplice, dall'azione legale e dall'iniziativa sindacale della Fiom che, non avendo firmato l'intesa del 15 ottobre 2009 che si rifà all'accordo quadro firmato solo da Cisl e Uil nel gennaio dello stesso anno, intende mantenere in vigore le regole della concertazione del 1993. Regole che rispetto al rinnovo del 2009 prevedono un regime normativo migliore almeno fino al 2012 quando, stando alla deliberazione di Federmeccanica, si passerà al nuovo modello.
Intanto, il presidente di Federmeccanica ha rimandato tutto alla riunione del 15 settembre a Roma, definita «ricognitiva e progettuale», solo con chi ha firmato l'accordo del 2009. Il merito di questa vicenda arriverà direttamente nelle aule di tribunale.
L'aspetto politico, invece, fa parte di una partita più complessa che si gioca su più tavoli e chiama in causa direttamente la Fiat. Proprio ieri il segretario Cisl Raffaele Bonanni ha sostenuto la necessità di generalizzare il modello di "Fabbrica Italia", che Sergio Marchionne vuole sperimentare a Pomigliano, praticamente in tutti i settori produttivi del Paese. Il presidente di Federmeccanica, invece, tiene a spiegare che «Fiat non ha spinto» per la disdetta, «ma si tratta di un'esigenza di tutto il settore metalmeccanico». Federmeccanica sa benissimo che con questo atto ha di fatto aperto un periodo di scontro duro nei luoghi di lavori. E ha accompagnato la disdetta unilaterale con la richiesta «urgente» di una regolamentazione «condivisa del sistema di rappresentanza, sulla cui necessità esiste generale consenso e disponibilità dichiarata dalle parti». Una strizzatine d'occhio alla Cgil e al Pd, che in questa fase, secondo l'impostazione di Federmeccanica, sono chiamati a fare da cuscinetto tra gli imprenditori e la Fiom. Quale sistema di rappresentanza potrà mai uscire da un alveo in cui l'attacco ai diritti dei lavoratori è stato portato avanti ad alzo zero? Gli imprenditori metalmeccanici temono che l'"atto dovuto" della disdetta (Fim e Uilm l'avevano già fatto lo scorso anno) porti non poche grane sotto il profilo della gestione della conflittualità quotidiana nei luoghi di lavoro. Duro il commento della Fiom: «Quella assunta da Federmeccanica è una decisione gravissima e irresponsabile, che lede i principi democratici del nostro Paese. Si decide, infatti, di cancellare il contratto nazionale di lavoro, in accordo con sindacati minoritari e impedendo alle lavoratrici e ai lavoratori di potersi esprimere sul loro contratto», afferma in una nota il segretario generale della Fiom Cgil, Maurizio Landini. «Si tratta di una violazione delle regole e della rottura dei principi democratici alla base degli equilibri sociali», aggiunge. Oggi stesso il Comitato centrale della Fiom «assumerà tutte le decisioni necessarie». La Fiom ha rivolto una semplice quanto imbarazzante domanda alle altre organizzazioni sindacali. «Chi ha dato il mandato di cancellare il contratto nazionale?».
La disdetta da parte di Federmeccanica del contratto dei metalmeccanici/versione 2008 non piace al Pd. «È stato un errore, non sono decisioni utili, ci stiamo mettendo su una strada che non porta alla soluzione dei problemi», ha commentato Pierluigi Bersani, a margine di un convegno del suo partito. «Siamo tutti d'accordo sul fatto che bisogna riconoscere relazioni sociali nuove, e prendere atto di dover ragionare in maniera aperta - ha aggiunto il segretario del Pd -, la chiave è chiedere una sponda nella normativa, una legislazione nuova, e dall'altro assicurare percorsi di partecipazione ai lavoratori. La partecipazione deve essere assicurata. Se poi non ci fosse accordo interfederale allora ci potrebbe essere la normativa».
Secondo il segretario del Prc Paolo Ferrero, la disdetta di Federmeccanica «è la dimostrazione che in questo paese sono le imprese a non voler rispettare gli accordi liberamente sottoscritti. La loro unica preoccupazione è quella di scaricare per intero i costi della crisi sui lavoratori dipendenti, con il miraggio di recuperare competitività tramite il congelamento dei salari e la cancellazione dei diritti conquistati in decenni di lotte». «Si tratta di un atto arrogante e irresponsabile, - prosegue Ferrero - in piena sintonia con le politiche del lavoro di un governo reazionario come quello Berlusconi». Il Prc rilancia il sostegno e invita alla partecipazione della manifestazione nazionale a Roma, indetta per il 16 ottobre dalla Fiom Cgil, «capace di bloccare questa distruzione continua del tessuto sociale. Il primo passo è quello di mandare immediatamente a casa questo governo e di affrontare quanto prima nuove elezioni, mettendo fine al berlusconismo sia sul piano politico che su quello sociale».

Liberazione 08/09/2010, pag 5

Nessun commento:

Posta un commento