Ieri il sindacato metalmeccanico ha deciso 4 ore di astensione dal lavoro
Fabio Sebastiani
Un pacchetto di quattro ore di scioperi articolati e, a gennaio, l'assemblea dei delegati che lancerà la piattaforma per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici in scadenza alla fine del 2011. Risponde colpo sul colpo la Fiom, che ieri ha riunito a Roma il Comitato centrale. A Federmeccanica che due giorni fa ha disdetto l'accordo del 2008, i metalmeccanici della Cgil mandano a dire che il contratto separato firmato nel 2009 da Fim e Uilm non ha nessun valore. L'unica carta che conta è il contratto vigente, da difendere fabbrica per fabbrica, e anche nelle aule di tribunale. Ribadendo che l'atto degli imprenditori è «grave e irresponsabile» e sottolineando un problema di «attacco ai diritti» che non riguarda solo i metalmeccanici, il Comitato centrale della Fiom, inoltre, «considera necessario che tutta la Cgil decida le forme più opportune di mobilitazione generale di tutti i lavoratori e i pensionati del Paese». Senza escludere, ha aggiunto il segretario generale della Fiom Maurizio Landini al termine del Comitato centrale, che si possa «arrivare, se necessario, allo sciopero generale». La prossima settimana è attesa una riunione del Comitato direttivo nazionale della Cgil.
«Chiediamo ufficialmente a Fim e Uilm che sospendano qualsiasi negoziato con Federmeccanica e che si rendano disponibili ad una consultazione di massa. Ci aspettiamo che loro accettino visto che a Pomigliano hanno accettato un referendum quando lo chiedeva la Fiat», dice infine Landini.
La decisione del Comitato centrale della Fiom è passata con il 79% dei consensi, percentuale più alta di quella ottenuta dalla maggioranza al congresso nazionale. L'opposizione interna (Fausto Durante più l'area di "Lavoro e Società") ha proposto alcune iniziative informative, «anche con scioperi» in mancanza della agibilità delle assemblee. In sostanza l'opposizione interna della Fiom parla della necessità di trovare comunque un accordo su un nuovo modello contrattuale in un momento in cui, però, gli spazi di mediazione sono del tutto assenti. Su questa stessa linea si è espresso il segretario nazionale della Cgil Vincenzo Scudiere, intervenuto ai lavori del Comitato centrale.
A difendere la Federmeccanica è scesa in campo ieri Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, subito criticata dalla Cgil, che le ha raccomandato di «usare parole più accorte e attente ai rischi che la decisione di Federmeccanica può aprire». Oggi la segreteria della Cgil si riunirà per decidere il da farsi.
«Dobbiamo lavorare per riconquistare un tavolo negoziale e restituire alla contrattazione la sovranità necessaria - sottolinea Nicola Nicolosi, segretario nazionale della Cgil - e per far questo il riconoscimento del lavoro di categoria diventa assolutamente necessario». «Sono convinto - aggiunge Nicolosi - che la Fiom dentro la vicenda della disdetta abbia ragione».
Parole dure dal presidente del Comitato centrale della Fiom, Giorgio Cremaschi: «Vogliono cancellare i sindacati che fanno il loro mestiere; i sindacati totalmente servili nei confronti della Confindustria e delle aziende, come la Cisl e la Uil, non hanno bisogno di cancellarli». Secondo Cremaschi il tesseramento non sta subendo contraccolpi negativi: «quest'anno abbiamo aumentato gli iscritti e siamo a quota 363.000 tesserati: nonostante la crisi e la perdita di lavoro di tanti lavoratori, questo è un segnale di consenso nei nostri confronti» conclude.
Per Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, in presenza di un attacco generalizzato ai diritti dei lavoratori in tutti i settori produttivi, peraltro già annunciato da Federmeccanica e da Raffaele Bonanni, che ha chiesto l'utilizzo del "modello Pomigliano" in tutti i luoghi di lavoro, «l'unica decisione
possibile per la Fiom Cgil era la proclamazione dello sciopero articolato di categoria. Ma la portata dell'attacco è tale da richiedere almeno uno sciopero generale. In ogni caso, il 16 ottobre è già convocata dalla stessa Fiom una manifestazione nazionale, cui parteciperemo attivamente». «Tutta l'opposizione sociale si prepara a questa scadenza conclude Ferrero - e sarebbe bene che anche l'opposizione politica facesse altrettanto. Mandare presto a casa questo governo e difendere i diritti del lavoro conquistati nel dopoguerra è ancora possibile».
Liberazione 09/09/2010, pag 2
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