giovedì 16 settembre 2010

La Funzione pubblica con le tute blu Sciopero generale nell'agenda Cgil

Dettori: «Anche per noi il problema della democrazia nella vicenda del rinnovo delle rappresentanze sindacali»

Vittorio Bonanni e Fabio Sebastiani
«E' veramente farsesca la rappresentazione che da più parti arriva sulla disdetta unilaterale del contratto collettivo Nazionale dei lavoratori metalmeccanici. Affermare, da un lato, che da quella disdetta dipende la competitività del sistema industriale italiano ed il conseguente rischio di delocalizzazione degli impianti industriali e, dall'altro, che quella disdetta è la normale, "democratica" conseguenza del contratto di lavoro sottoscritto da Fim e Uilm, è fuorviante e strumentale». Rossana Dettori, segretaria generale Fp Cgil, non perde nemmeno questa volta l'occasione per scendere a fianco della Fiom. Un pronunciamento di solidarietà c'era già stato in occasione dei licenziamenti alla Fiat di Melfi. La Funzione pubblica sta vivendo una fase molto particolare perché in ballo c'è lo svolgimento delle elezioni delle rappresentanze sindacali che Brunetta vuol far slittare. La parola chiave, come nel settore metalmeccanico, è democrazia. «La Fp Cgil è al fianco della Fiom - aggiunge la Dettori che molto diplomaticamente ha fatto pervenire il suo messaggio di solidarietà al segretario della Cisl Raffaele Bonanni - e sosterrà i percorsi e le iniziative che assumerà in queste ore, a cominciare dalla visibile presenza delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici alla manifestazione del 16 di ottobre». Non è un mistero per nessuno che la Cgil dovrà discutere di sciopero generale. E lo farà, con molta probabilità al prossimo direttivo nazionale. A chiedere la mobilitazione generale è anche Marco Ferrando del Pcl. È necessario, sottolinea, «che tutte le sinistre sindacali e politiche uniscano le proprie forze nella preparazione di una grande vertenza generale unificante dell'intero mondo del lavoro, a carattere prolungato, combinata con l'occupazione di tutte le aziende che licenziano o derogano a contratti e diritti».
Intanto, ieri, la Sevel ha mantenuto la parola data e impedito l'ingresso all'assemblea di due ore degli operai di Melfi Giovanni Barozzino e Antonio Lamorte provocando l'immediata reazione sindacale con un'ora di sciopero proclamata dalla Fiom. «A questo punto - dice Marco Di Rocco, segretario provinciale di Chieti dei metalmeccanici della Cgil - siamo stati costretti a valutare sia azioni sindacali che legali. E' incredibile che su 15 richieste di ingresso di dirigenti sindacali in Sevel per l'assemblea solo i due delegati di Melfi sono dovuti rimanere fuori».
Anche Maurizio Landini, segretario nazionale Fiom-Cgil, ieri davanti ai cancelli della fabbrica abruzzese, non ha esitato ad esprimersi sul "no" ribadito all'ingresso dei lavoratori di Melfi: «E' la dimostrazione del tentativo di Fiat di non voler rispettare leggi e contratti: le leggi le fa Marchionne». Il leader sindacale è stato chiaro anche sulla questione del contratto di lavoro e si è detto disposto a chiamare in causa gli operai che rappresenta per dirimere la questione aperta dalla Federmeccanica. «Noi non abbiamo alcuna intenzione di accettare le deroghe al contratto nazionale e quindi ci batteremo sia nelle fabbriche che sul piano legale per difendere l'esistenza di un contratto degno di questo nome». E tuttavia, ha aggiunto il sindacalista, «andiamo dai lavoratori metalmeccanici e facciamoli decidere con un quesito molto preciso: volete che il sindacato faccia una trattativa per derogare al contratto nazionale, sì o no? Se dovesse prevalere il sì, come non ci auguriamo, anche noi dovremmo riflettere che c'è un problema di rapporto con loro. Ma se dovesse prevalere che i lavoratori non vogliono le deroghe al contratto e si vogliono tenere il contratto che c'è, nessun sindacato avrebbe il mandato per trattare con Federmeccanica e si potrebbe aprire una fase diversa».
L'ex segretario della Fiom Emilia Romagna ha chiamato in causa anche il governo, latitante, o peggio, sulle questioni che riguardano i diritti dei lavoratori: «Mi pare che oggi ci sia un governo che non sta affrontando i problemi delle persone che noi rappresentiamo». «Credo - ha aggiunto - che le cose che stanno discutendo in Parlamento e gli atteggiamenti che questo governo sta avendo, penso anche al ministro Sacconi, vanno esattamente nella direzione opposta, di sancire l'idea che per uscire dalla crisi bisogna cancellare i diritti». Landini si è espresso anche su Torino e sulle contestazioni a Bonanni: «Sono contro gli atti di violenza organizzata perchè sono per la democrazia. Detto questo siamo di fronte al fatto che la democrazia è negata nei posti di lavoro, perchè, come penso che ai lavoratori vada dato il diritto di votare e di decidere, credo che ognuno debba avere il diritto di esprimere il proprio punto di vista e di confrontarsi».

Liberazione 10/09/2010, pag 3

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