giovedì 23 settembre 2010

Lo stile Pomigliano arriva a Mirafiori. Ecco la cassa integrazione e i ricatti

Tre settimane di stop, Marchionne subordina nuovi modelli alla resa dei sindacati

Mirafiori è spacciata? Venerdì scorso, dopo il trionfale annuncio dello scorporo del settore auto fatto al Lingotto è giunta la notizia che lo stabilimento torinese subirà altre tre settimane di cassa integrazione tra ottobre e dicembre. La Fiat, che da tempo sul mercato non lancia nuovi modelli, langue e perde quote vendita colossali. Solo nell'ultimo mese si è verificato l'ennesimo crollo, pari al trenta per cento. E così torna la vecchia cassa integrazione per le carrozzerie, dove sono impiegate più di cinquemila persone.
A rendere ancora più drammatica la situazione è la sfacciataggine con cui Sergio Marchionne subordina l'arrivo di nuovi modelli all'accettazione del modello Pomigliano, il tutto in virtù della trita retorica secondo la quale «siamo tutti sulla stessa barca».
Ma la barca di Mirafiori, dove in tutto lavorano circa quattordicimila persone, sembra in via di affondamento.
«Esiste il problema di trovare un percorso condiviso con i sindacati: non parlerò di nuovi modelli o piattaforma finché ovunque non ci si allineerà con quanto deciso a Pomigliano». Così, pochi giorni fa, ha detto l'amministratore delegato, che non a caso ha caricato la posta utilizzando il termine «ovunque».
Federico Bellone, recentemente eletto alla segreteria provinciale della Fiom al posto di Giorgio Airaudo, vede la situazione di Mirafiori compromessa: «Purtroppo l'annuncio di nuova cassa era previsto. L'unico modello che dovrebbe sopravvivere a Mirafiori è l'Alfa Mito; la Multipla finerà entro qualche mese e nel 2011 termineranno le produzione di Punto, Idea e Musa. Non a caso la frequenza della cassa, in alcuni periodi, è passata da una-due settimane al mese a tre quattro. Siamo di fronte ad un raddoppio. Questo dato non potrà che aumentare nel 2011. Il rischio è che si esauriscono alcuni modelli molti lavoratori rimangano definitivamente in cassa integrazione».
In Fiat tutto tace sui nuovi modelli e come è ben noto la monovolume che doveva sostituire la Multipla è stata destinata alla Serbia.
Come minimo fino al 2012 non entrerà in produzione nessun nuovo modello. Continua Bellono: «Al margine dello spin off Marchionne ha fatto affermazioni peggiori che in passato. Non ha detto: qui c'è il modello, queste sono le condizioni, come nel caso di Pomigliano. Nel caso di Mirafiori pretende una accettazione preventiva da parte di tutti i sindacati. Poi si parlerà del modello. E' oggettivamente ancor più ricattatorio».
Tutto questo mentre la politica fa da spettatore o addirittura tifa spudoratamente per gli interessi padronali di Fiat.
«Io penso che di fronte a questi chiari di luna - insiste il segretario provinciale della Fiom - occorre un atteggiamento diverso da parte della politica. Intorno a Pomigliano c'era un'ipotesi industriale. Oggi no. La fiducia incondizionata rivolta alla Fiat è incomprensibile. L'annuncio di nuova cassa integrazione è giunto ventiquattro ore dopo la trionfale conferenza stampa sullo scorporo del settore auto. Quando il sindaco di Torino parla di sfida Fiat da raccogliere da parte del sindacato mi lascia perplesso. Se stiamo parlando di organizzazioni produttive ottimali la Fiom è pronta se invece si intende la lesione dei diritti dei lavoratori no. Sono affermazioni (quelle del sindaco Chiamparino, ndr) di puro carattere politico e che non entrano nel merito della situazione».
E' bene ricordare inoltre che il modello proposto da Sergio Marchionne prevede sì investimenti in Italia ma subordinati alla ripresa del mercato che, come tutti ben sanno, ha avuto un boom grazie agli ennesimi incentivi statali recentemente conclusi.
Ma la crisi non colpisce solo il settore auto alla Fiat. La Cnh di San Mauro, da tempo in agonia finirà nel settore "industrial". Durante la patinatissima conferenza stampa pro boccaloni di due giorni fa, mentre si annunciavano con toni trionfali il futuro della Fiat e dei suoi lavoratori, alla Cnh i terra i rappresentanti dell'azienda annunciavano altri 12 mesi di cassa integrazione straordinaria in deroga, dopo due anni di ammortizzatori. Dulcis in fundo i lavoratori attenderanno i tempi dell'Inps per vedere l'arrivo degli assegni. Senza salario.
M.P.

Liberazione 21/09/2010, pag 5

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