giovedì 16 settembre 2010

L'attacco non riguarda solo i metalmeccanici

Fondamemtali la protesta decisa dalla Fiom e la manifestazione del 16 ottobre

Mettere in campo lo sciopero generale

Roberta Fantozzi
La decisione di Federmeccanica di disdettare formalmente il contratto sottoscritto nel 2008 con tutti i sindacati e validato dal voto democratico di tutte le lavoratrici e i lavoratori è un segnale inequivoco dell'obiettivo che il padronato italiano, sotto la guida della Fiat, si pone. E' un obiettivo generale, anzi generalissimo: è il ridisegno complessivo della società. La posta in gioco è la distruzione di qualsiasi idea di mediazione sociale tra interessi diversi e riconosciuti come tali, e l'affermazione che il solo potere esistente, a cui tutto deve sottomettersi e conformarsi, è il comando unilaterale dell'impresa. L'impresa come macchina da guerra, secondo la metafora preferita da Marchionne, che non accetta l'esistenza di altre regole che non siano la propria, e che dunque non tollera prima di tutto l'organizzazione dei lavoratori: l'esistenza della coalizione del lavoro, che esprima interessi, bisogni, punti di vista autonomi che si organizzano in forma collettiva, contrattano e determinano per questa via la propria condizione di lavoro e di vita.
Se ti ammali, posso non pagarti la malattia. Se voglio, posso comandarti di fare la pausa pranzo a fine turno, non importa se il lavoro che fai ti spezza la schiena. Se per qualsiasi motivo che si determini nella catena della subfornitura, oggi non posso produrre, posso comandarti di lavorare domani: nella pausa o nei giorni di riposo. Posso comandarti di fare straordinari quando voglio e anche di venire a lavorare poche ore dopo che sei uscito dalla fabbrica, senza rispettare il tuo bisogno minimo di riposo. E se scioperi, posso licenziarti. Non importa che questo violi leggi e Costituzione. Se non è così vado via da Pomigliano. E se non basta vado via da Federmeccanica.
La Fiat ha imposto il proprio comando e la propria accelerazione all'obiettivo di distruggere il contratto nazionale, già iscritto nell'accordo separato sul sistema contrattuale dell'aprile 2009.
E se la concretizzazione di tutto questo a livello generale viene rinviata al 2012, intanto la Fiat procede con la "pratica dell'obiettivo" che si sperimenterà a Pomigliano con la Newco. Con la volontà della Fiat di assumere i lavoratori individualmente ed obbligarli a sottoscrivere il proprio diktat. Il contenzioso che si apre sul piano legale è a trecentosessanta gradi. La Fiom ha diffidato le imprese a non applicare altro contratto che quello del 2008, la cui vigenza fino a tutto il 2011 è stata confermata paradossalmente dal fatto che Federmeccanica lo abbia disdettato ora, molto tempo dopo aver sottoscritto l'accordo separato con Fim, Uilm e Ugl, mentre l'operazione che si vuol fare a Pomigliano è in aperto contrasto con il diritto del lavoro ancora esistente in questo paese. Tutte le iniziative legali saranno perseguite, tutta la capacità contrattuale della Fiom, in molte aziende rappresentanza maggioritaria dei lavoratori sarà messa in campo, ma la radicalità dell'attacco domanda, come è evidente, una risposta assolutamente straordinaria.
Se il significato politico dell'azione di Federmeccanica è la volontà di distruggere il contratto e con esso la stessa possibilità che esista un punto di vista organizzato diverso da quello dell'impresa, se la posta in gioco è il ridisegno complessivo della nostra società, la volontà di riscrivere l'articolo 1 della nostra Costituzione che ancora recita che questo paese è una repubblica democratica fondata sul lavoro, serve un percorso di mobilitazione continuativo e all'altezza dello scontro. Serve che lo sciopero indetto dalla Fiom e la manifestazione del 16 ottobre diventino gli appuntamenti straordinari come straordinario è l'attacco che viene portato. Serve la messa in campo dello sciopero generale. Che connetta l'offensiva in campo nei confronti dei metalmeccanici al complesso delle scelte che governo e Confindustria stanno portando avanti. Con l'annullamento della contrattazione nel pubblico impiego contenuto nell'ultima gravissima manovra finanziaria del governo. Con il più grande licenziamento di massa della storia della Repubblica che sta avvenendo nel mondo della scuola e dell'università. Con l'attacco che il governo si prepara a portare ancora sul terreno del lavoro con il collegato lavoro, di cui è prevista l'approvazione il 21 settembre da una maggioranza pure agonizzante. Quel collegato lavoro che, con l'arbitrato, vuole impedire ai lavoratori di far valere i propri diritti e con il rafforzamento della certificazione compie un passo decisivo verso il contratto individuale e la polverizzazione del mondo del lavoro.
La necessità che si arrivi allo sciopero generale, richiesta avanzata dalla maggioranza della Fiom nella riunione del comitato centrale e consegnata al prossimo direttivo della Cgil, si accompagna per quel che ci riguarda all'impegno a costruire da subito in tutti i territori comitati unitari per il 16 ottobre. Perché quella mobilitazione sia eccezionale, ma anche per ritessere la tela di relazioni, conflitto e progetto che delineino un'alternativa alla regressione e all'imbarbarimento sociale che si prepara. Emerge la centralità di una legislazione sulla democrazia e la rappresentanza sindacale, che la proposta di legge della Fiom già ha indicato. E' squadernata l'urgenza di dare risposte al ricatto delle delocalizzazioni e alla politica di dumping salariale e fiscale che l'Europa neoliberista consente e persegue, dentro l'accelerazione regressiva dei tagli ai diritti e al welfare, oggetto delle mobilitazioni indette in tutta Europa per il 29 settembre. Verso e oltre il 16 ottobre, non c'è risposta possibile senza l'apertura di un conflitto determinato e duraturo.

Liberazione 09/09/2010, pag 2

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