Microfono aperto tra i rappresentanti sindacali in vista del 16 ottobre
Quale è il clima nelle aziende metalmeccaniche? L'attacco dichiarato al contratto nazionale quale ripercussione sta avendo tra le tute blu? La manifestazione del 16 ottobre organizzata dalla Fiom sarà un test importante per capirlo. Ma, intanto, l'effetto che ha avuto il pacchetto di quattro ore di sciopero è stato di mettere in moto una macchina che potrebbe arrivare a pieni giri in poco tempo.
«Ci stiamo organizzando per mettere su una manifestazione con una visibilità concreta su tutta la partita del contratto nazionale», dice Giuseppe, delegato Fiom della Maserati di Modena. «Ovviamente, si parte dal presupposto che il nodo da affrontare è la strategia della Fiat. Quella che vogliamo aprire è una breccia simbolica sul conflitto sociale».
Il clima alla Maserati è di attesa e comunque di delusione e di sfiducia verso tutto quello che sta venendo fuori in tempi così brevi. «Abbiamo di fronte una situazione in cui gli spazi della mediazione non ci sono più». Le solite iniziative e mobilitazioni che non portano a nulla «fanno parte dell'avanti cristo». «Ora noi guardiamo al dopo cristo», aggiunge Giuseppe. L'obiettivo dichiarato è quello di creare nell'azienda un clima invivibile «con scioperi articolati e a scacchiera». Dopo il 16 ottobre? «I lavoratori chiedono di fare delle azioni più incisive, le classiche iniziative rompighiaccio. Da questo punto di vista quell'appuntamento è solo l'inizio di un ciclo», risponde Giuseppe. «La svendita del contratto da parte dei sindacati minoritari - aggiunge - è stata la cosa che ha dato più fastidio ai lavoratori. Non vale averla motivata con l'urgenza degli investimenti. Gli investimenti una volta venivano da soli senza vendere su diritti e salari».
Adriano è un rappresentante sindacale della Fiom presso la Lear, in provincia di Torino: «I lavoratori hanno capito che Pomigliano è solo l'inizio di un processo che tende ad estendersi», dice. «La domanda è se è possibile farcela e se vale la pena spendersi». «Certo, le battaglie di resistenza le abbiamo sempre fatte - aggiunge -. E' la cosa che è accaduta con la riconquista del contratto nazionale del 2008. Oggi, però, siamo in una condizione che ci mette di fronte a un battaglia globale». Adriano racconta della sorpresa avuta pochi giorni fa quando alla richiesta di scendere in sciopero per dare una prima risposta alla disdetta di Federmeccanica «in pochi minuti le produzioni si sono fermate e sono tutti venuti subito in assemblea».«E' un segnale importante e per niente scontato. Sicuramente il 16 ottobre può essere l'inizio di un tentativo di mettere insieme tutti coloro che intendono resistere a questo attacco da parte degli imprenditori e del Governo. Deve diventare una manifestazione aperta a tutti perché è in gioco non un pezzo di carta, il contratto nazionale, ma l'interesse generale e la coesione di un blocco sociale che sta pagando la crisi», dice Adriano. «E' dal 16, per esempio, che potrebbero partire linee unificanti per costruire una grande vertenzialità contro la crisi», conclude.
«Il clima è sicuramente caldo - dice subito Antonio, rappresentante Fiom alla Iveco/Stura di Torino - Già a luglio abbiamo scioperato in modo chiaro proprio sul premio di risultato. Siamo tornati dalle ferie e Marchionne oltre a non dare i soldi vuol prendersi anche i diritti». «La gente scrive commenti sui manifesti della Fim», racconta Adriano che giudica questo un primo e forte segnale di rottura. «Altro che esperimento Pomigliano. I lavoratori hanno capito che devono mettersi l'elmetto e, soprattutto, sanno che questa volta non si torna indietro. Fim e Uilm da noi hanno regalato alcune ore di assemblee all'azienda e questo li ha già messi in cattiva luce», aggiunge. «Aspettiamo la riunione del 15 settembre per capire come si andrà avanti da un punto di vista operativo. Vogliamo capire cosa vuol fare la politica. Il silenzio su Pomigliano è stato colpevole», conclude.
Nel cuore degli stabilimenti Fiat, a Mirafiori, l'atteggiamento è più guardingo. Ne hanno viste tante. Qui le tute blu sono più navigate.
«C'è molta confusione tra i lavoratori - dice Rino, anche lui sindacalista della Fiom. Tra la rottura di Fim e Uilm, i pistolotti di Sacconi e la vicenda di Pomigliano, la gente si chiede quale nuovo contratto potrebbe arrivare. Noi stiamo cercando di dare qualche indicazione sul nuovo sistema di relazioni sindacali e sul fatto che l'esperimento Pomigliano sarà esteso a tutto il territorio nazionale. I lavoratori si fanno i conti in tasca sui permessi, sugli straordinari e, in genere, sulle condizioni di lavoro. Vedremo cosa succederà il 15 settembre. Detto questo le tute blu hanno capito che la posta si sta alzando vertiginosamente, ma la reazione è ancora ipnotizzata», conclude.
Domenico, rappresentante sindacale della Fiom, lavora nel "cuore del cuore" della Fiat, a Pomigliano. Qui è difficile incontrare i lavoratori a causa delle frequenti cassaintegrazioni. Lui, però, una idea del clima se l'è fatta lo stesso.
«C'è una rabbia molto forte che si concentra sul sindacato. Su Fim e Uilm, in particolare, e non solo più sull'azienda. I lavoratori si cancellano in modo massiccio. Anche noi stiamo perdendo qualche tessera ma per le pressioni aziendali e la crisi economica. Da un lato, il fatto che lo scontro si sta nazionalizzando sulla questione del settore auto rende un po' più fiduciosi le tute blu. Non si sentono più circondati, insomma». «Sul modello Pomigliano - aggiunge - per il momento si va avanti alla giornata. Dobbiamo capire quali azioni vuol fare Marchionne nel concreto. Abbiamo in programma delle assemblee fuori dai cancelli. E stiamo pensando di ampliare le quattro ore di sciopero dichiarate dal Comitato centrale».
Fa. Seba.
Liberazione 10/09/2010, pag 2
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