venerdì 3 settembre 2010

La Fiom avverte la Fiat: «Non calcate la mano»

Pomigliano, equilibrio difficile dopo l'accordo separato: Pd: «Tenete conto del 40% di No»

Fabio Sebastiani
«Senza consenso le fabbriche non funzionano. La Fiat vuole affrontare la crisi con un modello autoritario che cancella diritti e contrattazione». Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, usa parole molto precise all'indomani della firma sull'accordo separato che apre la fase operativa di "Fabbrica Italia" presso lo stabilimento "Gian Battista Vico" di Pomigliano d'Arco. Come applicherà Marchionne quell'accordo? Darà mano libera a lettere di richiamo e licenziamenti? La Fiom, intanto, invita il Lingotto «a non ricorrere nei prossimi giorni ad atti inconsulti come i licenziamenti, che complicherebbero ulteriormente i rapporti». Il rischio c'è, visto che proprio in questi giorni tra paternalistiche lettere "ai dipendenti" e azioni di repressione diretta, come a Melfi e a Mirafiori, si sta riproponendo la faccia "vallettiana" della Fiat. Vittorio Valletta, presidente della Fiat dal 1946 al 1966, guidò l'azienda con pugno di ferro e retorica fascistoide, fino a mettere in piedi i reparti confino e la schedatura degli operai comunisti e sindacalizzati.
Dal Pd arriva un esplicito invito alla calma. Squassato e anche un po' sorpreso dagli elementi anticostituzionali dettati da Marchionne, il partito di Pier Luigi Bersani non si nasconde che il "modello Pomigliano" potrebbe anche subire una repentina moltiplicazione. Senza contare che gli stessi inviti all'unità sindacale, di fronte al pasdaran Raffaele Bonanni, appaiono ormai armi spuntate. Proprio ieri, il leader della Cisl ha tacciato la Fiom di essere «antinazionale»
«La conferma venuta ieri da Torino dell'attuazione del piano Fiat a Pomigliano è positiva. Tuttavia - dice Stefano Fassina, responsabile Lavoro del Pd. in pieno accordo con il segretario Bersani - non possono essere ignorate le posizioni del 40% degli operai che hanno votato no al referendum pur volendo, come i lavoratori che hanno votato si, un investimento così rilevante». Il Documento Conclusivo proposto da Fiat «contiene punti critici», e quindi per Fassina è importante che «si apra il confronto con tutti i rappresentanti dei lavoratori». I tempi di implementazione dell'accordo, non immediati, potrebbero giocare a favore della "tessitura" diplomatica, ma anche esporre le parti, a cominciare dal Governo, che fino ad ora non ha espresso uno straccio di politica industriale, a tutti i possibili incidenti di percorso nelle altre partite rimaste aperte, da Melfi a Termini Imerese. Proprio per quanto riguarda lo stabilimento siciliano, Landini è tornato a chiedere «immediate soluzioni» accusando di «latitanza» il Governo. «La Fiat viene strumentalmente utilizzata - dice - per cancellare lo Statuto dei lavoratori». Il 21 luglio la Fiom organizzerà un'assemblea regionale con le istituzioni.
A giudicare l'esclusione della Fiom quantomeno problematica è anche Cesare Damiano, capogruppo del Pd alla Camera dei deputati.
«La scelta di concludere l'accordo escludendo l'organizzazione che non ha firmato è un'inedito nella Fiat», dichiara Damiano a Liberazione . «Altre volte ci siamo trovati in circostanze analoghe, ma questo non aveva impedito la convocazione di tutti», aggiunge. «In secondo luogo, la formula usata da Marchionne di mandare una lettera a tutti i lavoratori - continua Damiano - è anch'essa un'inedito. Dal mio punto di vista è accettabile lo scambio tra aumento della produttività, utilizzo degli impianti e la garanzia dell'occupazione, della produzione e della non delocalizzazione produttiva. Penso che un'ulteriore elemento di scambio sarebbe l'assunzione di giovani che dopo il periodo di prova vengano assunti stabilmente».
«Sulla parte dell'accordo che riguarda l'assenteismo e il diritto di sciopero - dice ancora Damiano - ho già detto che la mia è una posizione critica perché si potevano trovare soluzioni sindacali diverse che non corrano il rischio di mettere in discussione un diritto costituzionale. Del resto lo stesso Marchionne ha negato la volontà di diminuire i diritti dei lavoratori». «Questo accordo comunque - conclude - si iscrive in un quadro di nuova competitività che impone a tutti di guardare a nuovi orizzonti. Altrimenti c'è il rischio che la contrattazione debba inseguire un dumping sociale senza fine. Forse questa situazione ci obbligherà a riflettere sul ruolo del contratto nazionale di lavoro, troppo grande per fotografare le dimensioni settoriali come quella dell'auto, troppo piccolo per cogliere la dimensione globale della competitività. Oggi è tempo di ritrovare nuovi standard universali che innalzino diritti, tutele e retribuzioni di chi oggi è svantaggiato senza costringere i più forti a un accordo al ribasso».

Liberazione 11/07/2010, pag 2

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