giovedì 10 febbraio 2011

Fiat, Cgil in difficoltà: «Serve mobilitazione»

Torino, Susanna Camusso parla alla platea dei delegati. Fiom: «Già chiari i segnali della partenza Fiat»
Fabio Sebastiani
«Penso che ci sia una grande necessità di costruire una grande mobilitazione del paese. Ci daremo tempi e modi». La leader della Cgil Susanna Camusso ha scelto la platea dei seicento delegati della Cgil di Torino per provare ad uscire dal guscio. L'ultima sortita di Marchionne deve avergli mandato di traverso il "week end". Senza contare che due giorni prima aveva dovuto sopportare lo schiaffo dell'ennesimo accordo separato ad opera del "gatto e la volpe", alias Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, nel pubblico imiego. La misura è colma per indire lo sciopero generale? Non ancora. Avanti, con calma. E, soprattutto, in silenzio. La segretaria generale della Cgil non riesce nemmeno a dire che se ne discuterà al prossimo direttivo. «Non serve - ha detto Camusso, concludendo l'assemblea dei delegati a Torino - proclamare lo sciopero generale oggi e nemmeno tra qualche giorno. Serve sapere che quando potremo farlo lo faremo grande».
Sulla Fiat, la leader della Cgil ha usato parole dure. «Mi sembra che finora dalla Fiat non sia arrivato nessun chiarimento. Anzi, piuttosto, è avvenuto un peggioramento perchè quando si dice che ogni grande mercato avrà una sede non si sta parlando di dove sia la testa di una impresa». «Il tema da noi proposto - ha aggiunto - non è quello di dove sia la formale sede legale, ma dove saranno la progettazione, la ricerca e le strategie». Sulla possibilità di ricucire i rapporti con la Fiat, infine, Camusso ha osservato: «L'amministratore delegato ha fatto tutto da solo. Ad un certo punto ha deciso che non era disponibile a discutere con chi la pensava diversamente da lui. Noi siamo stati sempre disponibili a discutere. Mi pare che sia lui che dovrebbe decidere di non parlare solo con i suoi simili».
In attesa che arrivi la data dell'incontro tra Sergio Marchionne e il Governo, lunedì prossimo, 14 febbraio il ministro delle attività produttive Paolo Romani incontrerà i leader di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti insieme ai rappresentanti dei metalmeccanici delle organizzazioni sulla situazione dello stabilimento Fiat di Termini Imerese. Vista la partecipazione dei big, sarà anche l'occasione per mettere insieme i cocci e fare il punto della situazione? Anche il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, ritiene necessario un chiarimento, ma spera che tutta la vicenda non sia «il solito pallone gonfiato mediatico». A giudizio di Bonanni, comunque, la Fiat non ha interesse a lasciare Torino e non solo per ragioni storiche, ma anche per far fruttare gli investimenti fatti in Europa. Il segretario generale dell'Ugl, Giovanni Centrella, chiede invece che «dopo il presidente del Consiglio, Marchionne incontri anche i sindacati, insieme a tutto il governo per chiarire definitivamente il futuro del Gruppo Fiat nel nostro Paese e i dettagli del progetto Fabbrica Italia». Sarcastico il commento di Giorgio Airaudo, della segreteria nazionale della Fiom e responsabile nazionale del settore Auto. «Più che quattro teste mi sembrano quattro succursali. Una conterà più delle altre e temo che parli americano». «Gli incontri postumi, a vari livelli separati, governo, sindacati, istituzioni locali dopo un anno e mezzo - afferma Airuado - sembrano un tentativo di riportare i buoi nel recinto dopo che sono scappati. Servirebbe un tavolo generale di trattativa in cui richiamare la Fiat alle sue responsabilità. Bisognerebbe riaprire una discussione su quale produzione si vuole fare nel Paese, mentre nel confronto sulle quattro teste il tema sembra la Fiat che se ne va». «Il fallimento Chrysler - dice ancora Airaudo - è stato evitato dalla politica, mentre noi non siamo in grado di far sì che la Fiat mantenga il centro direzionale e di sviluppo dei prodotti in Italia. È assurda l'idea che si presentino le scelte di Marchionne come inevitabili. E anche l'opposizione appare accodata».
Per la Fiom, l'uscita di Marchionne non è una novità. «Segnali concreti, nelle scorse settimane e a fine 2010, di spostamenti per periodi non brevi di lavoratori degli enti centrali Fiat negli Stati Uniti» c'erano stati. Secondo Federico Bellono, segretario generale della Fiom torinese, «non ci si può scandalizzare oltre misura delle ultime dichiarazioni di Marchionne, nè applaudire alle apparenti retromarce perchè siamo di fronte a un processo che non parte oggi. Naturalmente sarebbe auspicabile che tutti quelli che oggi in modo tardivo si scandalizzano facciano fronte comune per costringere la Fiat a un confronto».
Intanto, il giorno dell'incontro tra la Fiat e l'esecutivo non è stato ancora fissato ma certamente all'incontro saranno presenti anche i ministri dell'Economia Giulio Tremonti, dello Sviluppo economico Paolo Romani, del Lavoro Maurizio Sacconi e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta.


Liberazione 08/02/2011, pag 4

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