giovedì 10 febbraio 2011

Fiat crolla pure in Brasile, dopo otto anni spodestata da Vw

Prosegue lo scontro con la Fiom: accordo separato sui permessi sindacali. Sindacati di base: l'11 marzo sciopero generale
Fabio Sebastiani
Sergio Marchionne ci ha spiegato in tutte le lingue che la debolezza Fiat nei mercati occidentali, e in oriente, non è poi un problema così drammatico perché il marchio vanta comunque una forza straordinaria in Sud America. Bene, da ieri non è più vero nemmeno questo. A stare davanti alla Fiat, nelle vendite, c'è ora la Volkswagen, almeno in Brasile. E questo proprio in un momento in cui il mercato, come si dice in gergo, "tira", con una produzione record di 261 mila automezzi (auto, camion e veicoli commerciali) prodotti. La marca tedesca ha venduto 54 mila auto (il 23,7% delle vendite totali), mentre la Fiat ha piazzato 46 mila unità (il 20,2%). Da notare che le due marche cinesi presenti sul mercato brasiliano, Hafei e Chery, hanno superato nel 2011 Mercedes e Bmw.
Secondo l'Anfavea (l'associazione dei produttori di autoveicoli in Brasile), la produzione ha superato tutti i primati precedenti, con 6,4% in più del gennaio 2010 e 9% del dicembre scorso. Il nuovo record mostra che il mercato brasiliano continua in pieno boom, dopo che il 2010 aveva già fatto segnare vendite senza precedenti nel Paese.
In Italia, intanto, lo scontro è ancora piuttosto caldo. Per Susanna Camusso, leader della Cgil, l'incontro della Fiat con il Governo, alla quale la Cisl ha dichiarato di non voler partecipare preferendo incontrare la Fiat «in separata sede», dovrà tenere conto del fatto che il trasferimento negli Usa è ormai ad uno stadio piuttosto avanzato. Sulla vicenda è intervenuta la presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, secondo la quale il trasferimento negli Usa «non è all'ordine del giorno». Per Enzo Masini, coordinatore nazionale Fiom-CGil del gruppo Fiat, «la discussione sulle sedi è solo astratta poichè il punto decisivo sarà se la nuova società nell'auto avrà una ragione sociale statunitense o italiana. Tutte le mosse dell'amministratore delegato e i comportamenti della famiglia Agnelli prefigurano una società di natura statunitense».
Intanto, si profila un altro accordo separato sui "permessi sindacali", in applicazione della cosiddetta clausola di responsabilità. L'accordo prevede la riduzione delle ore di permesso sindacale retribuito concesse dall'azienda in aggiunta a quelle previste dalla legge.
«La Fiat vuole giudicare l'agire delle organizzazioni sindacali - denuncia Masini - e sta cercando di introdurre per tutti gli stabilimenti italiani dell'Auto e della Powetrain le stesse norme che ha imposto con le newco di Pomigliano e Mirafiori. La commissione paritetica fra le organizzazioni sindacali e l'azienda è nei fatti priva di ogni potere poichè in caso di disaccordo può liberamente decidere l'azienda. Noi non possiamo accettare tutto ciò».
Sul fronte delle mobilitazioni sociali,
Usb, Slai Cobas e Cib-Unicobas, con la condivisione e l'adesione dello Snater, hanno rotto gli indugi proclamando lo sciopero generale per l'11 marzo con una manifestazione nazionale a Roma.
Lo sciopero è indetto, come si legge in un comunicato, «per difendere l'occupazione e il contratto nazionale e per lo sblocco dei contratti del pubblico impiego; contro la precarietà e la delocalizzazione degli impianti produttivi; ed anche contro il tentativo di imporre il modello Marchionne ed estenderlo a tutto il mondo del lavoro» Nella piattaforma trovano posto anche «reddito certo per tutti», e la difesa «dei salari e delle pensioni pubbliche», la tutela dei beni comuni, il diritto all'abitare ed il controllo delle tariffe; senza dimentica un fisco più giusto, la difesa della scuola, dell'università, della ricerca pubblica, la regolarizzazione generalizzata di tutti i migranti «e per la rottura netta del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro». Per quanto riguarda la democrazia sui posti di lavoro Usb sostiene il progetto di una legge sulla rappresentanza sindacale, «affinché siano i lavoratori e non le aziende a scegliere da chi farsi rappresentare». L'obiettivo politico dello sciopero è «la realizzazione del nuovo Patto sociale tra Governo, Confindustria, Cisl, Uil e Cgil attraverso il quale si vuole favorire e rendere sempre più competitiva l'impresa peggiorando le condizioni ed il salario dei lavoratori».


Liberazione 09/02/2011, pag 5

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