giovedì 24 febbraio 2011

Lotta europea per un servizio pubblico

Fabrizio Salvatori
Servizi postali: a poco più di un mese dalla data fatidica del primo gennaio del 2011 ancora non è certo che la liberalizzazione possa partire. In tutta Europa crescono le proteste sindacali e di enti locali contro un disegno che aprirebbe un ulteriore capitolo di concorrenza sregolata che si tradurrebbe in dumping sociale per i lavoratori.
L'occasione per fare il punto è stata un incontro europeo organizzato dal Coordinamento nazionale poste del Prc (sostegno della Sinistra europea e della Federazione del Prc di Trieste). Tra gli altri, hanno partecipato Sabine Wils, parlamentare tedesca eletta nel Gruppo confederale della Sinistra Unitaria Europea, a Strasburgo membro di commissione per l'ambiente, la sanità pubblica, la sicurezza alimentare e membro sostituto nella Commissione trasporti e turismo che si occupa anche delle Poste, membro del direttivo del gruppo di lavoro imprese e sindacati della Linke tedesca, cofondatrice e membro della rete europea delle sindacaliste e sindacalisti della Sinistra Europea; Michele Cimabue, responsabile del Coordinamento nazionale Poste del Prc; Patrizia Granchelli, impiegata delle Poste di Milano. Diversi gli intervenuti dall'estero: Karin Peucher dall'Austria, sindacalista appartenente al Blocco sindacale di Sinistra della Carinzia; Josef Stingl da Innsbruck, del Direttivo federale dell'Unione sindacale austriaca (Osterreichischer Gewerkschaftsbund); Nada Zendler, presidente del Comitato lavoratori postali della Slovenia; Cvetka Gliha dello Zsss (Unione Sindacati liberi di Slovenia); Breda Pecan, parlamentare della Repubblica di Slovenia, eletta nella Zdruzena Lista. Marino Calcinari ha svolto la relazione introduttiva.
La riorganizzazione del recapito, che qui comporterà l'allungamento della giornata lavorativa modulata su cinque giornate e la disarticolazione del servizio universale, partita senza troppe resistenze da parte sindacale il 13 dicembre, stenta a decollare. Ma è facile comprenderne i motivi: la ridefinizione improvvisata della logistica, lo smantellamento dei Cpo, la scarsa affidabilità del sistema geopost, la gestione degli esuberi, la cronica mancanza di scorte e, non da ultimo, una insofferenza crescente tra i lavoratori cui nulla viene garantito né sul versante della stabilità occupazionale, né su quello del rispetto delle norme contrattuali. Inoltre, il 31 dicembre 2010 è venuto meno il Ccnl e la discussione sulla piattaforma latita, ed è solo grazie ad una clausola di salvaguardia occupazionale - a suo tempo strappata dal Prc al governo Prodi nel 2006 in azienda - se gli attuali numeri dei dipendenti sinora non sono stati toccati. Con il 1° gennaio lo scenario è destinato a mutare.
Il 13 dicembre scorso è stata depositata una dichiarazione scritta al Parlamento Europeo che chiede «agli Stati membri di adottare tutte le misure necessarie per difendere le condizioni di lavoro, evitare ogni dumping sociale e perché sia assicurata l'erogazione del servizio universale nel corso di attuazione della Direttiva 2008/6 e di garantire che condizioni decenti di assunzione e di lavoro siano attuate da tutti gli operatori».
«Senza ingenerare falsi ottimismi - sottolinea Calcinari - è però possibile ipotizzare una moratoria che consentirebbe almeno temporaneamente ai lavoratori di riprender fiato ed organizzarsi costruendo consenso attorno alle parole d'ordine che anche qui abbiamo fatto circolare: "Stop alla liberalizzazione", "Poste pubbliche europee", "salari e contratto europei", "diritti europei", ecc. Ripensare alla Posta, insomma, come a un bene comune che deriva il suo valore dalla necessità di comunicare e far girare materialmente comunicazioni, informazioni, dati e non come mera occasione di profitto».
I servizi postali rappresentano un settore strategico che impiega oltre 5 milioni di persone e movimenta una cifra d'affari di 88 mld di euro. Ma in quei paesi dove la liberalizzazione c'è stata, ad es. in Svezia, le conseguenze visibili ed immediate sono state gli aumenti delle tariffe (francobolli) e la diminuzione di alcuni costi per le aziende. Dunque, una batosta per i consumatori, un regalo per le aziende.
L'attuale piano industriale di Poste Italiane che prevede la riorganizzazione del recapito e migliaia di esuberi è funzionale ad una idea di liberalizzazione che deprime il servizio universale, mortifica l'utenza, umilia i lavoratori.


Liberazione 24/02/2011, pag 15

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