Cisl e Uil firmano l'intesa separata sul salario di produttività. Camusso: «Presa in giro». No anche dai Cobas
Giorgio Ferri
Ancora un accordo separato. Il modello Fiat arriva anche nel pubblico impiego. Cisl e Uil hanno firmato ieri l'intesa con il governo sul salario di produttività. La Cgil invece ha lasciato il tavolo dichiarando di non essere interessata ad un accordo che non discuta contemporaneamente degli altri problemi del settore a partire dall'emergenza precari e dalla necessità di andare con urgenza alle elezioni delle rappresentanze sindacali unitarie. Anche Cobas e Cisal hanno rifiutato di firmare. Alla base dell'intesa con le due sigle ultragovernative vi sarebbe quello che è stato definito uno «scambio politico con il quale il governo tenterebbe di dimostrare una capacità di soluzione dei problemi fondata sul nulla». Nella conferenza stampa che ha seguito l'incontro, Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil, ha dichiarato che «l'accordo sottoscritto da Cisl e Uil è una presa in giro dei lavoratori. Siamo di fronte - ha aggiunto - a sindacati che corrono in soccorso di un governo claudicante». «Grande soddisfazione» è stata espressa dal ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta. Per Raffaele Bonanni l'accordo «salvaguarda interamente gli stipendi dei dipendenti pubblici» e chi non è d'accordo favorisce il rischio che sopravvenga un pericoloso clima di violenza. A quanto pare, però, le cose non stanno proprio così. Con l'accordo separato siglato ieri a Palazzo Chigi - ha spiegato Rossana Dettori, segretaria generale dell'Fp-Cgil nazionale - si è deciso «di espellere la Cgil dal sistema di relazioni sindacali nel pubblico impiego, approvando la sospensione delle elezioni dell'Rsu, il blocco dei salari per tre anni e il taglio dei precari». Tutto sarebbe avvenuto - prosegue sempre la dirigente sindacale - «mettendo come al solito la Cgil di fronte al fatto compiuto, mentre tutto era stato evidentemente contrattato tra le parti negli incontri separati dei giorni scorsi». Circostanza testimoniata - sempre secondo Dettori - dalla comparsa nel sito dell'Fp-Cisl del testo dell'accordo, di un volantino esplicativo e di una dichiarazione del mio collega Faverin alle 9,33 di questa mattina, a trattativa ancora in corso. Tempi da record. Siamo di fronte all'estensione del modello Marchionne al sistema di relazioni sindacali nel lavoro pubblico. Il cerchio si chiude ed è chiaro il disegno complessivo». Commenti duri anche da parte del segretario confederale della Cgil, responsabile del comparto Pubblica amministrazione, Nicola Nicolosi, che ritiene la firma apposta da Cisl e Uil «un atto gravissimo». Queste sigle sindacali insieme ad un governo screditato fingono di difendere i salari e le condizioni di lavoro dei dipendenti pubblici mentre agiscono esattamente in direzione contraria». Si annuncia, dunque, una mobilitazione nazionale generale dei lavoratori del pubblico impiego della Cgil. Lunedì 7 febbraio è prevista una prima riunione della Fp-Cgil e della Flc per stabilire i passaggi della mobilitazione del settore. Martedì 8 ci sarà una riunione straordinaria dei segretari generali regionali della funzione pubblica per decidere le iniziative. Non è escluso che si arrivi a uno sciopero della categoria entro la fine di marzo contro il blocco dei contratti, l'accordo separato di venerdì e per il rinnovo urgente delle rappresentanze sindacali del pubblico impiego. Intanto il segretario della Fiom Maurizio Landini chiede che il direttivo della Cgil si pronunci sullo sciopero generale per dare una spallata al governo e impedire l'allargamento del modello Marchionne a tutte le categorie.
Liberazione 05/02/2011, pag 7
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