Il leader Fiom: «Situazione straordinaria». Al documento finale 375 voti contro 109
Fabio Sebastiani
Cervia (Ra) - nostro inviato
«La situazione è straordinaria e quindi ci vuole subito la convocazione di un Comitato direttivo nazionale della Cgil che discuta di ciò che sta accadendo nel paese». Il leader della Fiom Maurizio Landini ripete la richiesta per ben due volte nel corso delle conclusioni dell'Assemblea nazionale dei delegati che ieri ha terminato i suoi lavori. La notizia dell'ennesimo accordo separato nel pubblico impiego non ha certo colto impreparati i delegati metalmeccanici. La Fiom ha provato a convincere con tutti gli argomenti possibili Vincenzo Scudiere e Fulvio Fammoni, i due segretari nazionali della Cgil presenti all'iniziativa, che a questo punto non è utile girare la testa dall'altra parte sventolando una improbabile possibilità di accordo su democrazia e rappresentanza con Cisl e Uil. Ci ha provato anche Giorgio Airaudo, sottolineando che quei po' di accordi contrattuali strappati al nuovo regime delle deroghe introdotto nel 2009 verranno presto travolti dalla folle corsa di Cisl e Uil alimentata a bordo campo dal tifo di Maurizio Sacconi e Sergio Marchionne. Insomma, come dice Landini nelle conclusioni, nemmeno la caduta del Governo Berlusconi potrà togliere le castagne dal fuoco della Cgil. La Cgil non sembra intendere. E così sul voto al documento finale torna il fuoco di fila della minoranza interna (375 contro 109) a cui non va giù il no ad un emendamento sulla "politica unitaria".
Ma ieri è stata anche la giornata delle tute blu della Fiat, a cui il documento finale votato dai rappresentanti sindacali riconosce il merito della vittoria politica. «Quel risultato l'abbiamo ottenuto perché abbiamo scelto di andare tra i lavoratori che ci hanno accolto dicendoci "siete una speranza"», dice Nina Leone rivolta a una sala che ascolta in religioso silenzio. Nina racconta le difficoltà di muoversi in un clima difficile, in cui qualcuno ha anche parlato di "fannulloni", del confronto "postazione per postazione" con i lavoratori dapprima dubbiosi e poi sempre più convinti. «Mettere in gioco la dignità è stato l'errore della Fiat». «Un clima ostile poi, però, dal macellaio al giornalaio - racconta Laura Spezia, della segreteria nazionale - hanno capito quello che stavamo realmente facendo». La battaglia non è stata vinta, ma il risultato ottenuto è eccellente. E tutti i delegati l'hanno riconosciuto. Nina racconta della "coda tra le gambe" di Fim e Uilm «che non hanno più il coraggio» di andare in assemblea a parlare dell'accordo separato e del bisogno urgente di continuare sulla strada del conflitto perché ciò che ha scippato Marchionne è l'unico strumento per difendere i lavoratori nel concreto, il sindacato.
«Quel voto ci consegna un tesoretto», dice un altro delegato della Fiat. Insomma, se c'è un debito che la Fiom dovrà onorare è nei confronti dei lavoratori. Sì, con lo sciopero generale, da cui il segretario confederale della Cgil Fulvio Fammoni, intervenuto ieri, si è tenuto ben lontano, ma anche con il "mestiere di sindacato". Non c'è un altro modo per «riconquistare», come sottolinea Giorgio Cremaschi, il contratto nazionale. L'ipotesi di piattaforma che la Fiom sta per varare rappresenta l'occasione giusta: a cominciare dal salario, di cui l'ultima traccia risale alla concertazione, e poi sul valore dell'orario e delle condizioni di lavoro nelle ristrutturazioni dettate dalla crisi.
La Fiom non è disposta a cedere facilmente. E' lì che dimostrerà di voler essere un sindacato che tratta. Il voto alla Fiat dimostra che "parlare ai lavoratori" è possibile. E in qualche caso si possono ottenere anche degli ottimi risultati. La Fiom rappresenta a questo punto non più un "nodo difficile" ma una vera e propria "soglia critica" di problemi. Entro la fine dell'anno dovrà presentare la piattaforma, separata, per il rinnovo del contratto nazionale scaduto nel 2008. La segreteria generale della Cgil Susanna Camusso può provare ad evitare l'ennesimo accordo separato solo attraverso la legge su democrazia e rappresentanza. Ma Cisl e Uil non intendono ragioni. E lo schiaffo rimediato nell'accordo separato del pubblico impiego sta lì a dimostrarlo. «Basta con questa idea che prima dobbiamo metterci d'accordo con Fim e Uilm - tuona Cremaschi nel suo intervento - e poi fare la piattaforma. E' una sciocchezza».
Ora la parola passa ai lavoratori metalmeccanici, a cui la Fiom intende presentare la sua piattaforma, che spazia dal salario alle condizioni di lavoro senza tralasciare il welfare. Dovranno votare le tute blu, ma soprattutto dovranno discutere.
Liberazione 05/02/2011, pag 6
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