Schneider Trasformatori di Cairo Montenotte (Sv)
Su invito della Rsu, impegnata in una vertenza con l'azienda Schneider Trasformatori sul problema dei carichi di lavoro e della stabilizzazione dei precari, una delegazione del Prc ha visitato lo stabilimento di Cairo Montenotte (Sv): un incontro interessante che ci ha permesso di conoscere più da vicino una realtà industriale complessa, inserita in uno scenario internazionale e multinazionale, che risulta essere una delle più importanti realtà dal punto di vista tecnologico e di ciclo produttivo operanti nel comprensorio valbormidese, provinciale e regionale, una realtà produttiva "in ottima salute" e decisamente in controtendenza rispetto a uno scenario industriale costellato di crisi.
In questo contesto risulta incomprensibile la decisione di agire sulla precarizzazione del lavoro per raggiungere gli obiettivi di crescita conclamati, a partire dalla non regolarizzazione dei rapporti di lavoro "flessibili": questa realtà industriale deve continuare ad essere mantenuta, difesa e se possibile potenziata sia sotto l'aspetto produttivo che di impatto occupazionale stabile ad essa legata.
Proprio queste strategie globali hanno influenzato e influenzano i livelli produttivi del polo produttivo cairese.
L'azienda ha dichiarato di essere interessata ad un potenziamento della produzione mediante una diversificazione del ciclo produttivo, ma è poco credibile che tutto ciò dipenda esclusivamente dal volere dei dipendenti e della Rsu ad accogliere le nuove sfide: perseguire le sfide "globali" mediante un ulteriore ricorso alla manodopera interinale - spingendosi verso un rapporto lavorativo ulteriormente precarizzato e "in affitto", privato persino del conteggio della anzianità di precariato maturata - contrasta ed è controproducente sia rispetto ai dichiarati obiettivi aziendali di crescita produttiva e di competitività, che dei rapporti con i dipendenti e della manodopera che non può e non deve essere considerata come merce "usa e getta". Gli obiettivi di contenimento dei costi relativi agli scarti, il processo di miglioramento continuo di alcuni aspetti del ciclo produttivo sono possibili mediante la formazione di gruppi di indagine e studio sulle linee di produzione che hanno registrato la partecipazione attiva dei dipendenti e degli addetti: ciò è stato possibile anche in presenza di un rapporto di lavoro che pone le sue basi su un contratto stabile e continuativo. L'azienda deve impostare un piano industriale puntuale rispetto alle strategie globali in termini di produzione e che questi obiettivi siano calati sull'unità produttiva di Cairo Montenotte: le amministrazioni locali territoriali competenti abbiano tutto l'interesse e la disponibilità oggettiva a proporre anche soluzioni insediative alternative, se ritenute da parte aziendale, più consone ad ospitare il potenziamento produttivo dichiarato. Non è un mistero infatti che sul territorio esiste una enorme diponibilità di aree produttive anche già infrastrutturate capaci di accogliere intenzioni insediative: l'esperienza insegna che la globalizzazione giocata sulla precarizzazione dei rapporti di lavoro, sulla compressione dei diritti dei lavoratori e delle condizioni dei lavoratori è solo una cortina fumogena cosparsa per nascondere gli obiettivi di delocalizzazioni produttive già decise e pianificate.
Il caso Volkswagen dimostra proprio che il sindacato, i lavoratori quando non sono considerati un ostacolo e un vincolo, ma una dote, sono le risorse giuste sulle quali investire per raggiungere grandi obiettivi di crescita sociale ed economica.
Su questi obiettivi e su questi temi siamo pronti a ragionare e daremo tutto il nostro contributo, coinvolgendo anche i nostri rappresentanti istituzionali a livello regionale, per salvaguardare realtà produttive importanti e le condizioni di vita dei dipendenti.
Segreteria provinciale Savona
Liberazione 18/02/2011, pag 10
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