lunedì 21 febbraio 2011

Perché un'azienda in "ottima salute" decide di delocalizzare?

Schneider Trasformatori di Cairo Montenotte (Sv)
Su invito della Rsu, impegnata in una vertenza con l'azienda Schneider Trasformatori sul problema dei carichi di lavoro e della stabilizzazione dei precari, una delegazione del Prc ha visitato lo stabilimento di Cairo Montenotte (Sv): un incontro interessante che ci ha permesso di conoscere più da vicino una realtà industriale complessa, inserita in uno scenario internazionale e multinazionale, che risulta essere una delle più importanti realtà dal punto di vista tecnologico e di ciclo produttivo operanti nel comprensorio valbormidese, provinciale e regionale, una realtà produttiva "in ottima salute" e decisamente in controtendenza rispetto a uno scenario industriale costellato di crisi.
In questo contesto risulta incomprensibile la decisione di agire sulla precarizzazione del lavoro per raggiungere gli obiettivi di crescita conclamati, a partire dalla non regolarizzazione dei rapporti di lavoro "flessibili": questa realtà industriale deve continuare ad essere mantenuta, difesa e se possibile potenziata sia sotto l'aspetto produttivo che di impatto occupazionale stabile ad essa legata.
Proprio queste strategie globali hanno influenzato e influenzano i livelli produttivi del polo produttivo cairese.
L'azienda ha dichiarato di essere interessata ad un potenziamento della produzione mediante una diversificazione del ciclo produttivo, ma è poco credibile che tutto ciò dipenda esclusivamente dal volere dei dipendenti e della Rsu ad accogliere le nuove sfide: perseguire le sfide "globali" mediante un ulteriore ricorso alla manodopera interinale - spingendosi verso un rapporto lavorativo ulteriormente precarizzato e "in affitto", privato persino del conteggio della anzianità di precariato maturata - contrasta ed è controproducente sia rispetto ai dichiarati obiettivi aziendali di crescita produttiva e di competitività, che dei rapporti con i dipendenti e della manodopera che non può e non deve essere considerata come merce "usa e getta". Gli obiettivi di contenimento dei costi relativi agli scarti, il processo di miglioramento continuo di alcuni aspetti del ciclo produttivo sono possibili mediante la formazione di gruppi di indagine e studio sulle linee di produzione che hanno registrato la partecipazione attiva dei dipendenti e degli addetti: ciò è stato possibile anche in presenza di un rapporto di lavoro che pone le sue basi su un contratto stabile e continuativo. L'azienda deve impostare un piano industriale puntuale rispetto alle strategie globali in termini di produzione e che questi obiettivi siano calati sull'unità produttiva di Cairo Montenotte: le amministrazioni locali territoriali competenti abbiano tutto l'interesse e la disponibilità oggettiva a proporre anche soluzioni insediative alternative, se ritenute da parte aziendale, più consone ad ospitare il potenziamento produttivo dichiarato. Non è un mistero infatti che sul territorio esiste una enorme diponibilità di aree produttive anche già infrastrutturate capaci di accogliere intenzioni insediative: l'esperienza insegna che la globalizzazione giocata sulla precarizzazione dei rapporti di lavoro, sulla compressione dei diritti dei lavoratori e delle condizioni dei lavoratori è solo una cortina fumogena cosparsa per nascondere gli obiettivi di delocalizzazioni produttive già decise e pianificate.
Il caso Volkswagen dimostra proprio che il sindacato, i lavoratori quando non sono considerati un ostacolo e un vincolo, ma una dote, sono le risorse giuste sulle quali investire per raggiungere grandi obiettivi di crescita sociale ed economica.
Su questi obiettivi e su questi temi siamo pronti a ragionare e daremo tutto il nostro contributo, coinvolgendo anche i nostri rappresentanti istituzionali a livello regionale, per salvaguardare realtà produttive importanti e le condizioni di vita dei dipendenti.
Segreteria provinciale Savona


Liberazione 18/02/2011, pag 10

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