Fabio Sebastiani
L'incontro andava fatto. E l'incontro c'è stato. Ma quello che si è tenuto ieri tra i tre segretari generali di Fim, Fiom e Uilm, alla fine, è stato il classico "giro di opinioni".
Dopo tre ore di confronto, restano «distanze incolmabili»: così sottolineano Uilm e Fim-Cisl. Per la Fiom resta fermo il no ad un confronto sul modello dell'accordo separato firmato da Fim e Uilm per lo stabilimento di Pomigliano e al rischio che si arrivi «per ogni azienda a discipline speciali con condizioni peggiorative rispetto al Contratto nazionale», come sottolinea il leader dei metalmeccanici della Cgil Maurizio Landini. «Il giudizio di distanze incolmabili andrebbe rivolto non tanto alle posizioni tra sindacati ma alla posizione di Marchionne», aggiunge. Così per la Fiom-Cgil si va verso «una alterazione delle regole, a forzature di Fiat anche nei confronti di Confindustria e Federmeccanica che portano ad una balcanizzazione del sistema del contratto di lavoro».
Da Uilm e Fim, invece, la riconferma della disponibilità ad un confronto con Federmeccanica, con un incontro ancora da fissare ma che potrebbe tenersi lunedì prossimo, e con il Lingotto per riavviare il confronto sul futuro dello stabilimento di Mirafiori.
Il centro della scena lo tiene Sergio Marchionne e la sua idea "sfascista" sia verso il contratto nazionale che verso l'associazione degli imprenditori che, perdendo la Fiat, darebbe un segnale negativo al resto degli imprenditori. Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti sono ancora innamorati, chissà perché, dell'idea che qualsiasi cosa uscirà dall'incontro con Fiat resterà dentro «la cornice del contratto nazionale». Quello che loro intendono per contratto nazionale è, ovviamente, il modello scaturito dall'accordo separato del 2009. Ma anche quello, ormai, è carta straccia. Non a caso, ieri lo stesso Bonanni è stato costretto a lanciare l'ennesimo appello all'Ad della Fiat: Secondo il leader della Cisl «Marchionne deve confrontarsi con il fatto che ci sono sindacati che si sono presi le loro responsabilità e vogliono che l'azienda faccia altrettanto. Il primo punto - ha ribadito - è l'investimento, senza investimenti non ci sono lavoratori occupati e neanche associazioni da fare insieme a Confindustria o a chicchessia».
Confindustria è in evidente difficoltà. «Non so se nascerà un'altra organizzazione per l'industria dell'auto - dice il presidente di Federmeccanica Pier Luigi Ceccardi -. Noi stiamo lavorando intensamente e credo che approderemo a un risultato positivo e soddisfacente per Fiat». Anche il suo è un auspicio, che considera un po' troppo "diplomaticamente", la temporanea, uscita da Confindustria della newco tra Chrysler e Lingotto per Mirafiori.
Emma Marcegaglia, leader di Confindustria, respinge le accuse di essere a capo di una "armata Brancaleone". Chi lo afferma, dice «schiocchezze», è la replica. «Se una impresa ci chiede flessibilità, noi siamo in grado di darla», aggiunge. «Qui c'è un problema specifico di uno-due stabilimenti non gestiti, la Fiat chiede un cambiamento di regole molto forte». Secondo Marcegaglia, «la Fiat vive in alcuni suoi stabilimenti una situazione di forte complessità con il sindacato, di forte assenteismo. Oggi chiede di poter controllare e gestire meglio questi stabilimenti. C'è un sindacato, la Fiom - conclude - che non vuole portare avanti la strada del cambiamento. La Fiat chiede un meccanismo diverso di rappresentanze all'interno delle proprie aziende».
Di diverso avviso la segretaria della Cgil Susanna Camusso: «Considerare Confindustria come una porta girevole non credo proprio sia una legittimazione», dice. «La Fiat - sottolinea Camusso a margine della presentazione del libro di Raffaele Bonanni "Il tempo della semina", dove sono presenti anche Marcegaglia e Sacconi - utilizza una situazione di monopolio per pensare che si possano disfare le regole sulla rappresentanza.Questo non va bene. È un tema del quale dovrebbe occuparsi Confindustria».
La presentazione del libro è stata caratterizzata dall'ennesima protesta contro il segretario della Cisl. Un gruppo di 40-50 persone, tra lavoratori, cassintegrati, precari della scuola e studenti, ha esposto poco prima che avesse inizio la kermesse uno striscione con su scritto «contro il patto sociale sciopero generale». Il servizio d'ordine della Cisl si è attivato per fermare i manifestanti spngendoli fuori dall'auditorium.
Liberazione 14/12/2010, pag 5
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