In 10 sulla torre per 10 ore. La protesta paga
Castalda Musacchio
«Evidentemente nella destra c'è molta gente che preferirebbe fare una bella speculazione edilizia a Porto Marghera invece che tenere i posti di lavoro». Paolo Ferrero, ieri, era lì. Alla Vinyls di Marghera. «Non c'è dubbio - continua - il Governo deve intervenire per favorire una soluzione industriale». Ma i problemi sono «Tremonti che è azionista di riferimento dell'Eni e non sta facendo niente e Zaia che sembra, davvero, il presidente di un'altra Regione». Il segretario di Rifondazione è stato accolto nel capannone del Petrolchimico, storico luogo del sindacato di Porto Marghera dopo che la protesta dei "dieci" sulla torre ha fatto temere il peggio. Il blitz si è consumato in dieci ore. Un atto di disperazione per gli operai (tra cui una donna, ndr) che non hanno più alcuna certezza sulle offerte di acquisto dell'azienda al vaglio del Ministero. E' così che, ieri l'altro, in dieci si sono letteralmente "appesi" sul vuoto per oltre dieci ore. Quattro sono saliti sull'arco del cracking a trenta metri sopra il canale dei Petroli, ed altri sei sulla fiaccola del fuori servizio. Sono arrivati a 150 metri d'altezza nel gelo e, anche, nell'indifferenza. Pochi sapevano ed ancor meno, in realtà, se ne sono accorti fino a quando da quell'altezza è stato srotolato un lungo striscione che ha fatto subito intuire che "lassù" qualcuno cercava attenzione. Il "tam tam" mediatico è risuonato in tutto lo stabilimento. Politici, amministratori, sindacalisti sono subito accorsi tentando di capire cosa stava accadendo. Sono arrivati il vicesindaco Sandro Simionato, l'assessore provinciale al Lavoro Paolino D'Anna, il consigliere comunale di Rifondazione con delega per i problemi del lavoro Sebastiano Bonzio e quello regionale Pietrangelo Pettenò. Sono saliti prima sul «ponte Bossi». Hanno parlato, ascoltato, soprattutto sperato di far rientrare una protesta che è suonata come l'ultimo allarme, vera metafora di una situazione occupazionale che lascia molti "appesi" al vuoto dell'incertezza. D'Anna ha parlato ancora con la presidente della Provincia Francesca Zaccariotto mentre Simionato col sindaco Giorgio Orsoni. Quindi sono saliti sulla torre della fiaccola. Paolino D'Anna, infine, ha rinunciato. Soffre di vertigini. Simionato ha fatto invece parlare direttamente gli operai col sindaco Orsoni. Mentre il Prefetto Luciana Lamorgese ha coinvolto il Ministero del Lavoro per sbloccare la situazione. Solo nel pomeriggio è salito anche il segretario Pd Michele Mognato. Ed è così che la disperazione alla fine è apparsa in video. «Non sappiamo più cosa fare. Non volevamo salire su questa fiaccola. Ma non sappiamo cosa inventarci per avere visibilità. Siamo disperati». Le condizioni richieste per scendere dalla torcia sono minime. A partire da quella di avere, almeno, una certezza sulla data dell'offerta. Quella del fondo finanziario anonimo svizzero Gita scadrà, si apprenderà poi, il 15 gennaio 2011 e non più il 30 novembre. In sostanza, dunque, il fondo che è interessato all'acquisizione degli stabilimenti di Marghera, Ravenna e Porto Torres della Vinyls resta ancora in gioco. Come resta in gioco - spiega Bonzio - «l'offerta di un altro fondo che non sarebbe però interessato a tutto lo stabilimento. Per questo - continua - anche il Comune si è messo in gioco e proprio lunedì verrà con tutta probabilità varato un Ordine del giorno che solidalizza con gli operai». Unica speranza, in questo momento per gli operai, è che la Gita si decida ad acquisire "in toto" il "ciclo del cloro" per tornare ad avere un futuro come chimici a Porto Marghera. E quella speranza, al momento, si è dilatata ancora per 48 giorni. Comunque, solo dopo che il Ministero del Lavoro ha confermato di aver ottenuto la proroga della data di scadenza dell'offerta, la situazione si è sbloccata. E i "dieci" sono scesi. «Siamo stati costretti ad agire così. Non ne possiamo più», riferiscono. Naturalmente, la tensione resta alta. In centinaia rischiano il posto e con loro le rispettive famiglie. «Questo governo - conclude Ferrero - "deve" delle risposte». E gli operai rimarcano: «Noi? Siamo di nuovo pronti a salire sù».
Liberazione 27/11/2010, pag 3
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