mercoledì 8 dicembre 2010

Fiat "svela" il Piano Modello Pomigliano

Maurizio Pagliassotti
Il poliziotto buono e il poliziotto cattivo, come nella trama dei western più scontati. Nella trattativa che ieri mattina ha visto confrontarsi da una parte la Fiat e sigle sindacali a lei prossime e la Fiom dall'altra, Sergio Marchionne ha scelto questa volta il ruolo del buono.
In un discorso comizio letto all'inizio dell'incontro che decreterà il futuro di Mirafiori, l'amministratore delegato italo canadese (Marchionne Sergio) ha rivendicato la storia dello stabilimento torinese, ha messo l'accento sullo spirito di appartenenza e soprattutto ha avuto toni concilianti: «L'accordo che si farà parte da un foglio bianco», ha detto. Il tutto in mezzo a passaggi con echi pseudo-gandhiani tipo: «L'appello che vorrei fare a tutti voi, oggi, è quello di tenere la politica fuori dalla porta e gli estremismi lontano dalla fabbrica; di lasciare le prove di forza ai deboli». Dopo la lettura del comunicato ha salutato e se ne è andato. A rappresentarlo sono rimasti gli alti papaveri Fiat, capeggiati dall'ing. Rebaudengo, il quale ha fatto il suo mestiere: il poliziotto cattivo.
Marchionne in persona ha introdotto la proposta: svariate centinaia di milioni di euro in investimenti, duecentocinquamila Suv all'anno prodotti nello stabilimento torinese, assunzioni se tutto andrà bene. In cambio ha chiesto massima flessibilità e produttività all'interno dello stabilimento. Secondo la Fiat sarà necessario modulare gli orari di lavoro e l'organizzazione interna in modo da permettere il massimo utilizzo delle linee produttive.
Queste fumose perifrasi in concreto si sono tradotte così: rimane la classica organizzazione dei tre turni ma si aggiunge l'opzione dei diciotto turni come a Pomigliano ed il nuovissimo orario, il cosiddetto "dodici". Dieci ore tirate per tre o quattro giorni di fila, così disposte: dalle sei del mattino alle sedici e dalle otto di sera alle sei del mattino. Le quattro ore di stacco tra i due turni da dieci ore sono definite «polmone» e in esse, qualora fosse necessario, potrebbe aggiungersi un'ora di straordinario. E' prevista una pausa mensa da quaranta minuti.
Una volta firmato l'accordo le varie forme di turnazione sarebbero adattate alle richieste del mercato, anche disgiuntamente, magari linea per linea. L'azienda quindi potrebbe proporre agli operai il menu del mese, della settimana, del giorno…. E' la massima flessibilità di cui sopra.
Marina, operaia alle carrozzerie, commentava ieri: «Vorrei capire come farò ad avere un rapporto con mio figlio che frequenta le scuole medie. Praticamente sarò sempre in fabbrica se passa questo accordo».
Inoltre, la rotazione su questi turni dovrebbe interessare tutte le maestranze che verrebbero a trovarsi con una rivoluzione bioritmica legata agli andamenti di mercato. Verrebbero meno le figure dei "pipistrelli", gli operai che lavorano solo la notte per loro scelta.
Per quanto riguarda l'assenteismo sono stati snocciolati dati curiosi: se a Pomigliano la mancanza dal lavoro segue dei picchi a Mirafiori sarebbe strutturalmente maggiore, circa il quadruplo.
La produzione, se i desideri Fiat si avvereranno in tempi brevi, avverrà a metà del 2012. Fino a quella data molta cassa integrazione. La Mito resterà a Torino poiché come ha detto lo stesso Marchionne «spostare la produzione costerebbe cinquanta milioni». Cambi e motori del nuovo modello arriveranno dagli Stati Uniti. La Fiat, pare di capire tra le righe, vede Mirafiori come un unico immenso reparto: le carrozzerie. I dipendenti verrebbero riassunti da una new company composta da Chrysler e Fiat ed i lavoratori verrebbero riassunti con un nuovo contratto. Quale?
Del giochino mediatico "poliziotto buono e poliziotto cattivo" se ne è accorto anche Giorgio Airaudo, segretario regionale Fiom che uscito dall'incontro ha detto: «Marchionne ha fatto un'apertura a parole ma i suoi uomini sono due passi indietro dato che non hanno fatto altro che riproporre un modello Pomigliano». Federico Bellono, segretario provinciale della Fiom è invece colui che dovrà portare avanti la trattativa per il sindacato metalmeccanico Cgil: «Non ci aspettavamo nulla di diverso. Il nostro problema adesso è fare informazione vera con i lavoratori che nei prossimi giorni saranno travolti dalla retorica mediatica della Fiat. Per questo chiediamo alle altre sigle sindacali di indire assemblee unitarie dove illustrare quanto verrà richiesto dall'azienda. E' necessario fare questo perché lo stesso Marchionne ha detto che gradirebbe un referendum. Se le carte esposte oggi, cioè una sorta di progetto Pomigliano ritinteggiato, rimarranno tali non si andrà comunque da nessuna parte».

Liberazione 27/11/2010, pag 1 e 4

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