mercoledì 8 dicembre 2010

Migranti sulla torre di Milano «Le istituzioni boicottano»

Il ragazzo egiziano, sceso per un malore, dimesso dall'ospedale: per lui pronto il trasferimento in un Cie?

Stefano Galieni
Mahamud, 23 anni egiziano, 22 notti passate sulla torre "ex Carlo Erba" di Via Imbonati, sceso per un malore che ne stava mettendo a rischio la vita, è stato dimesso dal pronto soccorso dell'Ospedale S. Paolo in cui era stato ricoverato. Entrato col codice giallo, ai limiti del congelamento, è stato nutrito e riscaldato, domenica mattina stava meglio ed è potuto uscire. In tasca un invito a comparire in questura per dopodomani: se si presenta, è molto probabile che rischi il trasferimento in un Cie se non direttamente il rimpatrio.
Ma non è questo l'unico paradosso. Mahamud è sceso partendo dal presupposto che sarebbe stato innanzitutto curato, cosa che è in effetti avvenuta. Dal canto suo, la polizia si è limitata a procedere con l'identificazione di rito e a rilevargli le impronte per poi lasciarlo nella sua stanza senza piantonamento, non sussistendone le ragioni. Il medico che lo aveva già visitato sulla torre e che lavora al S.Paolo, è tornato a sincerarsi ieri mattina delle sue condizioni, ritenendo non necessario prolungare il ricovero. Eppure, ieri pomeriggio, in un comunicato stampa la questura ha ipotizzato per il medico e per tutti coloro che hanno accompagnato Mahamud, il reato di «favoreggiamento dell'immigrazione clandestina».
Dalla direzione sanitaria del pronto soccorso già hanno risposto che tale ipotesi è priva di fondamento e che curare i malati è l'obbligo primario a cui un medico non può e non deve sottrarsi. Luciano Muhlbauer, ex consigliere regionale del Prc lombardo e fra coloro che hanno seguito la vicenda, la vede così: «L'ipotesi della fuga non sta in piedi - afferma - Non c'era alcun controllo di polizia, Mahamud ha anche incrociato il posto di polizia antistante l'ingresso senza problemi. A mio avviso la questura subisce forti pressioni politiche e colui che più si sta spendendo per denigrare e far cessare la lotta degli immigrati è il vice sindaco De Corato». L'esponente del Prc fa presente un aspetto preoccupante: «Ogni volta che le associazioni antirazziste e di immigrati riescono ad aprire un tavolo di confronto con le istituzioni, in particolare con la prefettura, per affrontare i problemi e provare a risolverli, immediatamente scattano interventi che cercano di sopprimere qualsiasi spazio di interlocuzione. Io sono convinto che per sbloccare situazioni complesse, come quelle della torre ma in generale la questione della sanatoria, delle persone truffate, di coloro che potrebbero denunciare i propri sfruttatori e ottenere protezione sia necessaria la collaborazione fra le istituzioni altrimenti non se ne esce».
Muhlbauer, come tanti, è preoccupato per la sorte dei due ragazzi rimasti su, ormai da 24 giorni. La temperatura a Milano cala di giorno in giorno, la fatica comincia a farsi sentire, va trovata una via di uscita che non sia una sconfitta e che non metta a repentaglio, più di quanto non lo sia già, la salute dei due ragazzi.
Domenica a Firenze si è tenuta una affollata assemblea in cui partendo dalle lotte messe in piedi a Milano e a Brescia, si è cercato di ragionare sulle prospettive da dare ad un movimento che pur avendo carattere molto diffuso si ritrova spesso parcellizzato. Una discussione in alcuni momenti anche molto aspra da cui però sono emersi alcuni appuntamenti già definiti. La Cub di Milano sta organizzando per il 7 dicembre, in occasione della apertura della stagione della Scala di Milano, un presidio a partire dalle 15. L'11 dicembre a Brescia, dove il presidio continua nonostante non sia autorizzato, si terrà una manifestazione che cercherà di unificare le vertenze presenti soprattutto al centro nord. In alcune città si terranno iniziative il 14 dicembre per entrare ed essere presenti anche nella fase di crisi politica che si potrebbe aprire mentre per il 18 dello stesso mese, in occasione della giornata mondiale dei diritti dei e delle migranti, si organizzeranno iniziative diffuse in molte città italiane.
Intanto notizie pessime giungono dalla Agenzia Habeshia, che da anni si occupa di profughi soprattutto provenienti dal Corno d'Africa. Secondo le loro fonti circa 80 cittadini eritrei si troverebbero attualmente nel Sinai, in Egitto, quasi al confine con Israele. Erano arrivati in Libia, da lì volevano provare a raggiungere Israele ma i trafficanti che li trasportano li hanno sequestrati e marchiati a fuoco. Pretendono 8000 dollari a persona per il rilascio; secondo alcuni parenti dei rapiti, già 3 profughi sarebbero stati uccisi con un colpo di pistola perché si rifiutavano di pagare. Habeshia fa appello alla comunità internazionale e alla Santa Sede perché intervenga sul governo egiziano affinché si adoperi per porre fine a questo orrore.

Liberazione 30/11/2010, pag 6

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