Alessandra Carnicella Rsu Fiom di Eutelia-Agile
Fabio Sebastiani
«Saremo lì sotto anche il giorno della sentenza di appello». I lavoratori di Agile-Eutelia non abbandonano il campo. Sono più di due anni che stanno cercando di salvare la loro azienda: dai raid antisindacali, dagli speculatori, dalle mire dei grandi monopoli del sistema delle telecomunicazioni, dai faccendieri. Una battaglia con una evidente sproporzione di forze in campo, ma che loro hanno interpretato al meglio difendendo fino in fondo l'obiettivo di un lavoro stabile e di qualità.
Il 15 dicembre ci sarà la sentenza di appello presso il Tribunale del lavoro rispetto alla procedura di "comportamento antisindacale". In pratica lo "scorporo" di Agile da Eutelia non solo ha distrutto un progetto industriale che teneva insieme la proprietà delle reti in fibra ottica e i contenuti, ma ha danneggiato gli stessi lavoratori, circa 2000. Ottenere la riconferma di questa linea vorrebbe dire dare forza al progetto di "reinternalizzare" Agile, che in sostanza produce software, in Eutelia, svegliando dal torpore le istituzioni e la stessa politica. Altrimenti ci sarebbe il destino segnato per centinaia di lavoratori. Liberazione ha intervistato Alessandra Carnicella, Rsu-Fiom di Agile-Eutelia.
Nonostante alcune sentenze a vostro favore e una serie di indagini, e di arresti, che hanno messo in evidenza gli altri elementi della truffa i vostri posti di lavoro sono ancora lontani dal consolidamento. Cosa sta accadendo?
C'è il silenzio istituzionale, che è un altro aspetto del conflitto di interessi di questa compagine di governo rispetto al sistema delle telecomunicazioni, e c'è il silenzio della politica che dapprima ha abbracciato la nostra causa salvo far perdere le tracce pochi mesi dopo. Eppure i fatti ci danno ragione, e le sentenze pure: la cessione del ramo di "Information technology" è stata non legale. A questo punto, però serve un piano industriale, che la gestione commissariale di fatto non ha, e un indirizzo da parte del Governo. Va detto, infatti che le commesse pubbliche perse non sono state pù recuperate, e questo nonostante le promesse del ministro Paolo Romani. Il vincolo delle fidejussioni, per esempio, è importante, peché come società in amministrazione controllata non ci consente di partecipare ai bandi di gara. Se non c'è un chiaro interessamento delle istituzioni rischiamo di star fuori da tutto e di morire lentamente. Si parla tanto di innovazione e di ricerca, salvo poi lasciare in mezzo al deserto una azienda che ha questi requisiti. In mezzo al deserto, va detto, non ce l'abbiamo portata noi ma la cattiva gestione.
E la gestione dei commissari?
E' andata avanti sul piano dello smantellamento. Ci limitiamo ad osservare che il livello dirigenziale interno a questo processo è ancora quello delle passate e sciagurate gestioni dei vari Landi, Massa e Liori. Il loro piano prevede la vendita di alcune aree di cui una con 370 lavoratori. Altri 300 a breve avranno i requisiti per il pensionamento mentre altri 200 circa sono considerati come vicini alle dimissioni volontarie. Rimangono 100 destinati ai lavori socialmente utili e altri 600 a percorsi di cosiddetta riqualificazione. Insomma, un quadro desolante che di fatto porta a compimento un piano di smantellamento di una mission che invece aveva tutti i numeri per stare sul mercato. I commissari stanno gestendo i cosiddetti "lavoratori buoni", quelli mai presenti nelle mobilitazioni, mentre gli altri sono in cassa integrazione. Ecco la realtà della situazione. E' una situazione identica allo scenario prefigurato dall'amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne.
Se il magistrato del lavoro vi darà ragione per la seconda volta, cosa accadrà?
Chiederemo la esecuzione immediata della sentenza e quindi il ritorno del ramo di "Information technology" in Eutelia. Se, invece, ci dovessero dar torto allora andremo avanti con le cause individuali. Occorre tener conto, e non è poco, che al reintegro ci sono una lunga serie di oppositori tra banche e creditori. E questo è oggettivamente un elemento di pressione. Per questo è importante che la politica si pronunci.
Liberazione 10/12/2010, pag 6
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