mercoledì 8 dicembre 2010

«Europa, crescono le lotte. Ora un fondo per il lavoro»

Stefano Galieni
Fabio Amato, responsabile esteri del Prc, appena tornato dal congresso della Sinistra Europea che si è tenuto a Parigi e si è concluso domenica, traccia un bilancio della tre giorni che ha visto esponenti di 31 forze politiche cercare di definire un progetto comune.
«È stato un congresso importante e positivo per due motivi. Perché si svolto proprio nel momento in cui l'Europa vive una crisi senza precedenti, in cui le élites e i governi impongono misure draconiane di tagli allo stato sociale e di affossamento dei diritti dei lavoratori; il secondo motivo perché si tenuto in Francia, teatro di due mesi di mobilitazioni, forse le più imponenti degli ultimi anni, con scioperi e una ripresa del conflitto di classe come non si vedeva da tempo. In Francia il Partito comunista è protagonista dell'esperienza del Front de Gauche. Bene quindi che il suo segretario Pierre Laurent, sia stato eletto nuovo presidente del Partito della Sinistra Europea e sia stato il candidato di tutto il Front de gauche.

Quali sono stati i temi centrali?
Naturalmente la crisi e le proposte alternative che la sinistra di classe e di trasformazione mette in campo. Nella retorica dei governi e dei tecnocrati di Bruxelles non esistono alternative ai piani di austerità, con tagli alle pensioni, alla scuola, al welfare. Queste soluzioni sono assolutamente false. Scegliere di colpire i più deboli e i diritti sociali è una scelta politica. I soldi si spendono per salvare i pescecani della finanza e del capitalismo "da casinò" e i costi si scaricano tutti sui più deboli. La politica attuale dell'Ue è criminale. Le mobilitazioni crescono, ma serve come il pane una soggettività politica capace di offrire sbocchi a queste lotte.
Sono emerse forti divergenze di prospettiva considerati i contesti nazionali, storici e sociali tanto diversi?
No. Si è registrato un consenso unanime sul documento come sulle mozioni politiche. Certo, poi ogni paese ha la sua particolarità, ma un dato estremamente positivo di questo congresso è che l'allargamento della sinistra europea compiuto in questi ann,i con l'ingresso di partiti del Nord Europa e dell'Est, ha arricchito i punti di vista, senza intaccare la capacità di trovare una comune volontà di sintesi e di proposta.

Si è delineata una strategia di breve, medio e lungo periodo?
Sì. Fra queste la proposta di una campagna comune di mobilitazione su scala europea per la creazione di un fondo per lo sviluppo sociale e il lavoro, come proposta alternativa ai fondi che invece vengono creati solo per salvare banche e finanzieri. La raccolta di almeno un milione di firme su scala continentale per dare voce a chi la crisi la subisce. Proprio per dimostrare che quanto viene presentato come ineluttabile non lo è affatto, perché esistono proposte e modalità differenti per uscire dalla crisi.

Quali sono gli elementi essenziali del documento emerso dal congresso, quelli su cui è più urgente agire nei vari paesi.
L'esigenza non più rinviabile è di passare all'azione. C'è bisogno di un salto di qualità nella capacità di iniziativa e azione politica su scala continentale del Partito della Sinistra Europea. Prima di tutto l'opposizione frontale alla politica di austerità e alle riforme annunciate del già pessimo patto di stabilità e del Trattato di Lisbona. Secondo, la necessità di rifondare profondamente le istituzioni europee per costruire un Europa sociale.

È matura l'ipotesi di uno sciopero generale europeo?
Ci vorrebbe. I tempi sono più che maturi. Per ora la Ces (Confederazione europea dei sindacati) ha avuto una prima mobilitazione il 29 Settembre e ne ha convocata un'altra per il 15 dicembre. Bene, ci saremo. Dobbiamo lavorare perché questa possibilità venga presa in considerazione. Uno sciopero generale in Italia allargherebbe il numero di paesi dove cresce il livello di conflitto sociale. Il partito della Sinistra europea è l'unico che si sta battendo contro i piani di austerità. Va aperta una interlocuzione con i sindacati europei più forte e decisa.

Che ruolo ha svolto la delegazione italiana nel congresso?
La presenza di Rifondazione è stata molto importante per una soluzione di sintesi. Nel cercare l'unità del Partito della Sinistra Europea, nel riaffermare l'obiettivo di unire tutta la sinistra di alternativa e di trasformazione, per un soggetto politico autonomo dalla socialdemocrazia europea, che come si vede nel caso della Spagna, della Grecia e del Portogallo, applica diligentemente quello che i mercati finanziari, Bce e Fmi chiedono. Incapaci di indicare una via d'uscita diversa. Esecutori e becchini delle conquiste sociali dei loro paesi. In Italia giustamente lottiamo contro Marchionne e la demolizione del contratto nazionale di lavoro. In Spagna ci ha pensato Zapatero a liquidarlo.
La Sinistra Europea esce rafforzata?
Lo spero e lo credo. Ultimamente vi era stato un appannamento, un'insufficiente capacità di iniziativa e direzione politica. Se ne è preso atto e la Sinistra europea esce dal congresso rafforzata, più unita e determinata. Ora si tratta di passare dalle intenzioni alla realtà. Rifondazione Comunista si impegna a farlo.

Liberazione 07/12/2010, pag 3

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