mercoledì 8 dicembre 2010

«Ora tutti conoscono l'ingiustizia della sanatoria»

Brescia apripista, si ricomincia a parlare di diritti dei migranti
Laura Eduati
E' davvero finito il tempo delle gru? Con la discesa degli ultimi due migranti dalla torre di via Imbonati a Milano e la probabile espulsione per uno di loro, questo è il tema centrale degli antirazzisti italiani impegnati contro la sanatoria-truffa e in generale sulla richiesta di maggiori diritti per i migranti.
La clamorosa protesta di Brescia ha ottenuto un'attenzione mediatica internazionale; le foto di Arun, Sajad, Jimmy e Rachid sono state riprese dai media di tutto il mondo, inclusa Al Jazeera. Non importa se per il momento il Viminale non ha retrocesso di un passo e, anzi, per rappresaglia rinchiude nei Cie e rimpatria alcuni dei protagonisti dei presidii. «Salire sulla gru ha ottenuto un importante successo politico - osserva Umberto Gobbi dell'Associazione Diritti per Tutti - Ha fatto conoscere a milioni di italiani l'ingiustizia della sanatoria ed ora le rivendicazioni dei migranti si stanno saldando con quelle degli studenti, dei ricercatori, degli operai e dei movimenti». Gobbi si riferisce al presidio organizzato da "Uniti contro la crisi" che si terrà il 14 dicembre di fronte a Montecitorio: una folta delegazione di migranti bresciani sarà presente per far sapere che stare sulla gru non è una battaglia solipsistica.
A Brescia, come a Milano, le richieste dei migranti si sono scontrate con il muro opposto dai sindaci e dalle Prefetture. In entrambi i casi è stato promesso un tavolo tecnico-istituzionale, ma i rappresentanti del governo fanno sapere che non si potrà modificare il regolamento della sanatoria o accordare permessi di soggiorno ad personam. Ora le associazioni che hanno animato la lotta bresciana continuano il presidio quotidiano ai piedi della gru, e si preparano per una manifestazione l'11 dicembre.
Non si tratta soltanto dei centri sociali come il Magazzino 47 o delle comunità, ma anche di tantissimi italiani. «La gru è riuscita a risvegliare tutte le comunità straniere della città - puntualizza Iqbal Mazher, uno dei leader della comunità pakistana - E migliaia di bresciani ci hanno mostrato la loro solidarietà, e continuano a farlo». Per dire, le scuole si contendono Arun e compagni come fossero degli eroi, organizzano incontri e nella città si ricomincia a parlare ovunque dei problemi legati ai diritti degli immigrati. L'effetto-gru non è soltanto questo: le associazioni stanno raccogliendo i nominativi dei migranti truffati da finti datori di lavoro che hanno intascato grosse tangenti per presentare la domanda di regolarizzazione, seguendo il consiglio del ministro dell'Interno secondo il quale l'unica via per il momento è la denuncia delle truffe e la speranza di un permesso di soggiorno per motivi di giustizia. Non è molto.
Tuttavia, Gobbi ricorda la storica mobilitazione del 2000, quando per 54 giorni centinaia di pakistani occuparono piazza della Loggia per chiedere una sanatoria: «Allora fu un successo, ma nemmeno in quel caso lo Stato apertamente ci diede ragione. Lo fece con delle circolari passate sottotraccia. Sappiamo che dobbiamo aspettare, la battaglia è ancora lunga».
Prospettiva rosea? Non è ottimista Driss Ennya, responsabile migranti della Cgil: «Se è vero che la gru ha portato enorme visibilità, ora è scattata la vendetta della Questura: gli agenti hanno individuato gli stranieri impegnati nel presidio e stanno passando porta a porta per controllare se sono regolari. Questo accade anche a persone che non hanno fatto nulla di male». La critica, nemmeno troppo velata, va alla modalità della lotta: rimanere quasi tre settimane appesi al cielo «è un ricatto che lo Stato non poteva accettare». La Cgil deve ancora decidere se appoggiare la mobilitazione dell'11 dicembre. La prudenza della Camera del Lavoro bresciana, sicuramente una delle realtà maggiormente impegnata per i diritti dei migranti, fa il paio con la posizione della Curia: le proteste eclatanti non portano quasi nulla di concreto.
Non può però passare inosservato il fatto che pochi, pochissimi politici hanno portato solidarietà ad Arun e gli altri. Se si fa eccezione per Paolo Ferrero e Maurizio Zipponi (Idv), gli altri hanno preferito farsi fotografare sui tetti delle università con i ricercatori e gli studenti. Come se salire verso l'alto - come avevano fatto anche gli operai dell'Innse - fosse sempre una carta vincente dal punto di vista mediatico, ma molto meno su quello politico e delle rivendicazioni. Naturalmente è ancora tutto da vedere. Ma su questo ultimo fronte i migranti truffati dalla sanatoria sono rimasti soli, appoggiati unicamente a livello locale dai centri sociali, dalle associazioni, da semplici cittadini simpatizzanti, da pochi partiti.
Basterà? Iqbal Mazhar sottolinea che «se altrove non sono saliti sulle gru è perché gli stranieri delle altre città guardano a Brescia come l'avanguardia delle lotte dei migranti». Ed è vero. La città lombarda è da sempre il laboratorio dell'integrazione degli stranieri in Italia. Ora si tratterà di vedere se le mobilitazioni, legate anche alla protesta degli studenti e degli operai, troveranno un terreno fertile.

Liberazione 05/12/2010, pag 4

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