giovedì 16 dicembre 2010

Fiat, in massa alle assemblee «Sull'accordo serve il voto»

Tute blu in attesa dell'esito dell'incontro notturno tra Fiat e Confindustria. Lunedì vertice Fiom, Fim, Uilm
Fabio Sebastiani, Maurizio Pagliassotti
In attesa dell'esito dell'incontro a New York tra Sergio Marchionne e Emma Marcegaglia, le tute blu della Fiat ieri hanno dato vita a una serie di assemblee animate e molto partecipate. Un po' come ai "tempi d'oro", a Mirafiori si è sfiorato il pienone. Stando ai dati diffusi dalla Fiom, infatti, soltanto 200 gli assenti su 1.350 lavoratori nel corso dei quattro appuntamenti. La petizione della Fiom in cui si chiede di non replicare a Mirafiori il modello Pomigliano, intanto, ha raccolto 2.500 adesioni e la raccolta firme proseguirà anche oggi.
«I lavoratori - spiega Federico Bellono, segretario provinciale della Fiom-Cgil - hanno particolarmente apprezzato il passaggio in cui ci siamo impegnati a tornare davanti alle assemblee prima di un'eventuale intesa, per chiedere un mandato a chiudere. Inoltre, ci siamo impegnati a chiedere alle altre organizzazioni sindacali che non ci siano accordi a fabbrica chiusa». Due punti chiari in questa vicenda che, come dimostra la minaccia della Fismic di diffondere dati su presunti finanziamenti di Confindustria alle tre confederazioni, si fa sempre più complicata e oscura. La Fiat sta giocando pesante puntando tutte le sue carte sulla distruzione del contratto nazionale. E i lavoratori non sembrano disposti a bersela con tanta facilità. «L'ultima volta che Marcegaglia e Marchionne si sono incontrati - sottolinea Maurizio Landini, leader della Fiom - sono saltate fuori le deroghe al contratto nazionale dei metalmeccanici. Se oggi deve uscire fuori la cancellazione, meglio che non si vedano».
Intanto, la Fiom ha annunciato che lunedì ci sarà un vertice a Roma tra i segretari generali. L'incontro era stato chiesto da Landini stesso.
Servirà a chiarire anche la partita aperta proprio ieri da Federmeccanica, che per mercoledì prossimo ha convocato un tavolo per discutere di "contratto del settore auto". La Fiom non è stata convocata, e la Uilm ha annunciato che non vi prenderà parte. Finché non si saprà il punto di mediazione che riusciranno a raggiungere la leader di Confindustria e l'Ad di Fiat sarà molto difficile che Federmeccanica da sola riesca a smuovere qualcosa.
Rino Mercurio è un operaio alle carrozzerie, delegato Fiom, e ieri ha partecipato alle quattro assemblee che si sono svolte nella prima metà della giornata: «Tutti hanno ascoltato attentamente la relazione di Giorgio Airaudo: non volava una mosca e non ci sono state contestazioni, solitamente presenti. Alla fine si respirava una forte preoccupazione relativa in particolar modo ai temuti contratti ad personam. Più delle mense ridotte, più dei turni da dieci ore impensieriscono questi strumenti che, di fatto, metterebbero il singolo lavoratore a contrattare con(tro, ndr) una multinazionale. In questi giorni c'è una guerra di volantini all'interno della fabbrica: c'è chi smentisce questa ipotesi e chi la conferma, come la Fiom. Purtroppo le carrozzerie saranno nuovamente chiuse. Temiamo che decisioni possano essere prese senza il nostro consenso o addirittura senza consultazione».
Airaudo solleva una valutazione importante. «Non vorremmo - afferma - che la Jeep fosse lo specchietto per le allodole, utile per minacciare i lavoratori e finisse poi come la Grande Punto, inizialmente prodotta a Mirafiori con un contributo pubblico locale di 750 milioni di euro e rimasta a Torino circa otto mesi. Marchionne è spregiudicato con il Paese, gioca a poker, scoprendo una carta alla volta, stabilimento per stabilimento e il governo glielo consente».
Ieri, intanto, c'è stato un altro volantinaggio della Federazione della Sinistra alla "Porta 2", dove era presente anche il segretario Prc Paolo Ferrero che ha incontrato gli operai che uscivano dal primo turno e quelli che entravano al secondo: «La trattativa deve riprendere e la Fiat deve togliere le pregiudiziali. È inaccettabile che l'azienda italiana più assistita che ci sia, dopo aver preso assistenza anche dall'America, usi la sua posizione per fare ricatti aumentando lo sfruttamento dei lavoratori. Quello della Fiat - ha aggiunto - è un atteggiamento mafioso perché usa il ricatto ed è inaccettabile che il governo non intervenga per obbligarla a prendere una posizione che tuteli l'occupazione» Secondo Ferrero, «la Fiat non può uscire dal contratto, l'Italia ha leggi, una Costituzione e una storia sindacale. L'idea di Marchionne è di trasformare i lavoratori in pura merce».
Un operaio uscita dal secondo turno commenta così la presenza di Ferrero: «Due anni fa sembravano inutili quelle bandiere rosse. Ora, almeno io, mi rendo conto che con quelle in parlamento almeno avevamo qualcuno che ci difendeva».

Liberazione 10/12/2010, pag 6

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