Fabio Sebastiani
Nei giorni scorsi si è tenuta a Roma, per iniziativa della Fiom, la Conferenza nazionale dei lavoratori e delle lavoratrici di Agile, l'azienda di Ict in amministrazione controllata i cui proprietari sono al centro di una inchiesta della magistratura. Liberazione ha intervistato Sergio Bellavita, il segretario nazionale della Fiom che segue il settore. «Lo scopo della Conferenza - dice Bellavita - era quello quello di impedire che qualcuno potesse scrivere la parola fine rispetto alla storia di questa Azienda. Un'impresa le cui lavoratrici e i cui lavoratori costituiscono un patrimonio inestimabile di conoscenze e di professionalità». In Agile sono attualmente occupati 1.400 lavoratori di cui 900 in Cassa integrazione. I dipendenti di Eutelia sono invece circa 400. Alla Conferenza, cui hanno dato vita circa 200 tra dipendenti e delegati di Agile e di Eutelia, hanno partecipato anche rappresentanti delle forze politiche di opposizione: Pd, Prc e Idv.
Quale è il quadro della situazione dopo due anni di battaglie sindacali?
Dopo un anno di amministrazione straordinaria, i commissari hanno lavorato ad una ipotesi di cessione che di fatto non risolve il problema e lascia la grossa parte dei lavoratori senza prospettiva. La ricollocazione interesserebbe circa cinquecento lavoratori su mille e cinquecento. Con la conferenza dei lavoratori abbiamo proposto la riunificazione dei contenuti e delle reti, ovvero di Agile e di Eutelia. Rimettere insieme le due aziende significa costruire un'impresa di cui un grande paese industriale, come il nostro, ha bisogno per la sua modernizzazione tecnologica. Un gruppo di delegati ha lavorato ad un piano ed ha scoperto che questa convergenza avrebbe anche i numeri per stare sul mercato. Ciò che ha rovinato Agile è stata l'azione fraudolenta della proprietà e non la capacità di essere una azienda sana. Il messaggio che viene lanciato dalla conferenza nazionale è che ci sono persone con competenze significative nel campo dell'informatica e delle telecomunicazioni intenzionate a dare il loro contribuito in un settore il cui rilievo diventa di giorno in giorno più strategico per un paese industriale come il nostro.
A questo punto però serve un intervento del Governo.
Il Governo può intervenire per sanare questa situazione. Abbiamo chiesto un incontro al ministro dello Sviluppo economico Romani andando direttamente sotto le finestre del suo ufficio. Sappiamo che ci sono manifestazioni di interesse che sono giunte da altre imprese e vogliono rilevare tutto esattamente seguendo la stessa logica della convergenza. Non siamo in grado però di definire se ci sono le risorse. E' una responsabilità che si deve assumere il Governo. Occorre fare presto però. L'azienda sta perdendo commesse. In questo settore si diventa subito obsoleti e non è questa l'intenzione dei lavoratori. Proprio queste lavoratrici e questi lavoratori, che sono costretti a stare in Cassa integrazione, o che, in alcuni casi, non si sono tirati indietro neppure di fronte all'ipotesi di lavorare senza stipendio pur di non far perdere alla loro azienda il rapporto con clienti importanti per la sua sopravvivenza, hanno elaborato un progetto industriale volto a rimettere insieme informatica e telecomunicazioni, ovvero Agile e Eutelia.
Due anni di inattività e di cassa integrazione sono duri.
Un delegato di Milano è intervenuto parlando di sicurezza sociale. Ha raccontato che gli hanno rubato a casa due volte per un danno complessivo di duemila euro. Ha fatto notare, però che con la dirigenza Landi ha avuto una perdita di circa 100mila euro. Quale è la vera sicurezza sociale? Ci sono lavoratori che sono senza retribuzione perché, per esempio, il gruppo dislocato presso alcune sedi istituzionali è costretto a subire le rigidità del procedimento penale. Una situazione drammatica, insomma.
Più in generale, il sindacato stenta a capire l'importanza della riunificazione delle lotte per avere qualche possibilità di uscire dalla crisi. O no?
Il problema di fondo è che c'è un sindacato a livello generale che non riesce a fare una riflessione in cui mettere insieme tutti i pezzi della crisi. E' una crisi di sovraproduzione e di speculazione e quindi se non inverti il volano non fai altro che alimentare la crisi stessa.
Liberazione 01/03/2011, pag 12
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