L'azienda macina utili ma chiede la mobilita volontaria per trecento operai
Roberto Farneti
A Roberto Colaninno i 42,8 milioni di euro registrati dal gruppo Piaggio nel 2010 non bastano. Ne vuole di più. Per questo ha aperto in Italia una trattativa con i sindacati per la messa in mobilità volontaria di 400 lavoratori (di cui 300 operai) che saranno così accompagnati verso la pensione. In cambio, l'azienda di Pontedera (Pisa) manterrà l'impegno già assunto per la trasformazione di 131 rapporti di lavoro part-time verticali in rapporti di lavoro a tempo pieno e indeterminato, assieme alla stabilizzazione di 131 precari.
Alla maggioranza dei lavoratori questa proposta non piace, come si è visto chiaramente nelle assemblee che si sono tenute finora. In particolare, gli operai temono un aumento dei ritmi di lavoro legato alla diminuzione certa dell'organico (cento tute blu in meno nelle Meccaniche su 580 addetti complessivi), mentre la promessa assunzione a tempo indeterminato dei precari non solo slitterà a marzo, ma potrebbe anche tornare in discussione, se dal mercato del motociclo continuassero ad arrivare segnali negativi. Già nel novembre scorso la Piaggio aveva tagliato unilateralmente del 7% i tempi che ciascun addetto ha a disposizione per compiere una determinata operazione, provocando la reazione immediata dei lavoratori. Dopo due mesi di scioperi articolati (un quarto d'ora tutti i giorni) c'è stata la marcia indietro.
Per i sindacati invece l'accordo si può firmare. Fim e Uilm l'hanno già fatto, la Fiom - pur avendo espresso un giudizio positivo - ancora no. La segreteria nazionale ha dovuto infatti prendere atto della spaccatura tra la Fiom di fabbrica e quella del territorio. La maggioranza della Rsu Fiom (nove contro cinque) è infatti contraria all'accordo e due delegati dell'officina montaggi si sono già dimessi, convinti che la riduzione dell'occupazione a Pontedera sia il segnale di un disimpegno della Piaggio. Secondo la Cgil invece nell'accordo c'è la bozza di «un piano di investimenti per il 2011 pari a 40 milioni di euro che definisce gli impegni per le meccaniche, per i progetti di innovazione e sviluppo e fino alla costruzione del nuovo centro globale ricambi a Pontedera».
Ora la parola passa ai lavoratori. Da lunedì cominceranno le assemblee reparto per reparto e la Fiom ha già fatto sapere che organizzerà un referendum. Ma gli Rsu "dissidenti" non ci stanno: «E' inaccettabile che gli impiegati decidano le condizioni di lavoro degli operai», afferma Simone Selmi. Dalla loro parte si schiera Giorgio Cremaschi, leader di Rete 28 Aprile: «La Fiom sbaglia a dire sì a un accordo quando la maggioranza delle Rsu Fiom - e sicuramente degli iscritti e dei lavoratori più direttamente coinvolti nella ristrutturazione - sono critici». Ma la Fiom non ha sempre sostenuto che i sindacati dovrebbero rispettare le decisioni assunte dalla maggioranza dei lavoratori e non solo limitarsi alla consultazione dei propri iscritti, come fa la Cisl? Per Cremaschi il valore democratico del referendum non è in discussione, anche se «dobbiamo constatare - osserva - che nelle fabbriche metalmeccaniche si vota solo quando sono d'accordo Fim e Uilm. In pratica, il referendum si utilizza solo per far passare cattivi accordi». Quello che è in discussione invece alla Piaggio «è il rapporto tra la Fiom e i suoi iscritti e militanti che rappresentano un patrimonio di organizzazione e di esperienza e che sarebbe un grave errore politico non ascoltare».
Francesca Re David, responsabile Piaggio per la Fiom nazionale, la vede in un altro modo: «L'azienda ha annunciato l'apertura di procedura di mobilità a fronte di un calo del 35% del mercato del motociclo a livello europeo. Siamo quindi di fronte a un accordo di tipo difensivo, del quale diamo un giudizio moderatamente positivo, perché le mobilità sono volontarie e c'è anche il rispetto sostanziale dell'impegno sulla stabilizzazione dell'occupazione, malgrado gli esuberi. L'altro punto è che ci sono primi elementi del piano industriale importanti per il consolidamento della progettazione e produzione in Italia di motori Piaggio per il mercato europeo. Ora, come dice il nostro Statuto, noi faremo le assemblee informative e il referendum tra tutti i lavoratori e solo dopo il voto - precisa Re David - firmeremo. Aggiungo che i lavoratori e i nostri delegati hanno pienamente ragione sulla necessità di aprire una vertenza sui ritmi di lavoro».
La vicenda è seguita con attenzione dal Prc, che nei giorni scorsi ha polemizzato contro gli appelli alla responsabilità rivolti dal Pd ai lavoratori di Pontedera. «Il protocollo d'intesa firmato alla Piaggio - spiega Alessandro Favilli, della segreteria regionale - contiene luci ed ombre. Le luci sono quelle della stabilizzazione di un numero consistente di precari; le preoccupazioni invece riguardano il fatto che queste assunzioni a tempo indeterminato, già previste, slitteranno per la messa in mobilità di 400 lavoratori e non tutti i posti di lavoro persi saranno recuperati». Anche il piano industriale presenta delle ombre: «Le assicurazioni date dall'azienda per un ritorno alla ricerca e alla produzione di motori per il mercato europeo non sono - obietta Favilli - sostanziate da un chiaro cronoprogramma, che definisca tempi e modi dell'annunciato investimento da 40 milioni di euro». C'è infine una terza questione «che riguarda le condizioni di lavoro pesantissime definite dal precedente accordo, condizioni che per noi vanno ridiscusse».
Liberazione 19/03/2011, pag 6
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