Roberta Fantozzi
Tutte le lotte per la difesa del lavoro e dei diritti del lavoro richiedono un impegno assoluto. Alcune, per il significato che hanno, assumono una valenza straordinaria. La vertenza delle lavoratrici e dei lavoratori di Agile-Ex Eutelia è per più aspetti una di queste, con un valore generale che va molto oltre il dato puramente quantitativo, pure importantissimo, dei lavoratori coinvolti. E lo è per una serie di motivi.
Il primo riguarda il carattere tanto estenuante quanto esemplare di quella lunghissima lotta. Lavoratrici e lavoratori poco sindacalizzati che si sono dovuti cimentare in maniera durissima, occupando e contemporaneamente lavorando per mantenere i clienti, tirando avanti senza stipendio per mesi e inventandosi ogni giorno qualcosa di nuovo per mantenere viva l'attenzione dell'opinione pubblica. Una lotta in cui la difesa del proprio posto di lavoro si è intrecciata fin dall'inizio con l'indignazione per i disegni delinquenziali della proprietà e con il rifiuto di disperdere un patrimonio di risorse utili per la collettività. E' la consapevolezza del valore del proprio lavoro e del proprio sapere, la base della lunghissima resistenza delle lavoratrici e dei lavoratori di Agile. Apparsa tanto più evidente nella Conferenza Nazionale che la Fiom ha messo in campo pochi giorni fa. In quella sede le lavoratrici e i lavoratori hanno presentato un piano industriale vero e proprio, costruito con le loro competenze e intelligenze, con il loro sapere. Portatori non solo della rivendicazione del diritto al lavoro, ma della capacità di mettere insieme quella rivendicazione ad un piano di sviluppo generale, "socialmente utile". L'integrazione tra attività informatica e telecomunicazioni, rappresenta effettivamente un possibile salto di qualità generale per un paese che non voglia rassegnarsi ad una marginalizzazione crescente nella divisione internazionale del lavoro. E' innovazione, produzione e lavoro qualificato, in grado di agire sia in relazione alla pubblica amministrazione che al tessuto produttivo del paese.
Il secondo motivo riguarda per l'appunto le politiche industriali. L'assenza pluriennale di qualsiasi disegno sul terreno delle politiche industriali, si tratti della ricerca e produzione nel campo delle energie rinnovabili o dello sviluppo della banda larga, su cui le poste stanziate sono calate ogni anno fino alle attuali cifre ridicole, non è altra cosa dalla spoliazione di ogni diritto a cui si vorrebbe costringere il mondo del lavoro. Bassi salari e aggressione ai diritti sono il modo in cui si vorrebbe garantire la competizione di un apparato industriale incapace di innovazione di qualità e prodotti. Le voci consistenti che attribuiscono il disimpegno sulla banda larga da parte del governo agli interessi di Mediaset, all'intreccio tra politica ed affari incarnato dall'attuale governo, ricordano quello che è già avvenuto nella storia di questo paese. Negli anni '80 e '90 quando a colpi di privatizzazione e di "esternalizzazioni", dentro la retorica del primato del mercato e del "piccolo è bello", si sono costruite le condizioni del secco impoverimento del tessuto produttivo di questo paese. Quando attorno a quelle scelte si è costruito il blocco di consenso del craxismo, di cui l'attuale governo è l'evidente erede. Continuare a sostenere la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori di Agile significa rifiutare di sacrificare ancora una volta una possibilità reale e concreta di sviluppo qualificato, agli interessi regressivi di pochi.
C'è un terzo motivo per rifiutare di arrendersi. Tutta la vicenda Agile ha mostrato fino a che punto possa arrivare un capitalismo predatorio che poggiando su una legislazione modificatasi negli anni per liberare l'impresa da "lacci e laccioli", dalla depenalizzazione del falso in bilancio al regime della cessione di ramo d'azienda, riesca a mettere in campo una «colossale operazione dolosa» per citare la Guardia di Finanza, «fatti criminosi gravi ed allarmanti per la collettività» secondo l'ordinanza del giudice. Come si ricorderà infatti dopo essersi impossessata di due grandi società di information tecnology, tra cui la Getronics ex-Olivetti, la proprietà è riuscita a spoliarla in maniera fraudolenta di milioni e milioni di euro, tra cui il tfr dei lavoratori, di commesse per centinaia di milioni, di proprietà immobiliari di grandissimo valore. Compiuto il saccheggio, ha tenuto dentro Eutelia le commesse più remunerative e il vero patrimonio costituito dai 13.000 chilometri di rete di fibra ottica e scaricato 2000 lavoratori dentro Agile poi ceduta ad Omega, per disfarsene, scaricando i costi sui lavoratori e la collettività. Se i vertici aziendali sono finiti in manette, se la magistratura ha riconosciuto il carattere fraudolento della cessione di ramo d'azienda, se i lavoratori hanno ottenuto l'amministrazione straordinaria sia di Agile che di Eutelia, la soddisfazione morale non basta. Se non verrà riportata Agile dentro Eutelia, se la risposta non sarà un progetto industriale che tenga insieme qualità, innovazione, occupazione, come quello presentato dai lavoratori qualche giorno fa, avrà vinto quell'intreccio criminoso tra illegalità, finanza deviata, poteri occulti.
Qualcuno incamererà la rete di fibra ottica e vincerà la sua partita. Perderanno i lavoratori, la giustizia, il futuro del paese. Per questo la lotta di Agile ex Eutelia non è finita e continua a chiedere tutto il nostro impegno.
Liberazione 01/03/2011, pag 12
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