lunedì 14 marzo 2011

Il padrone vuole dividerci? E noi rispondiamo facendo fronte comune

Pomezia (Rm) Di.Ma Costruzioni
Plusvalenze da milioni di euro ed esposizione debitoria con banche, fisco e fornitori. Paradossi di un'economia sempre più volatile e rarefatta, il cui peso, quasi sempre, si scarica sul lavoro. Quello concreto e tangibile, mai come in edilizia, fatto di persone, storie di vita, giornate interminabili, contratti a termine e finti part-time. Accade a Pomezia, in provincia di Roma, alla Di.Ma Costruzioni, la società intestata all'immobiliarista Raffaele Di Mario, proprietario, tra l'altro, del Palazzo Sturzo all'Eur, sede storica della Democrazia Cristiana. L'acquisto del Palazzo dai liquidatori del popolare partito, nel 2004, valse a Di Mario una plusvalenza di 18 milioni di euro, guadagnati, mediante la cosiddetta "triangolazione immobiliare", in appena 24 ore. Da dicembre 2010, 180 lavoratori edili della Di.Ma Costruzioni, assieme ai sindacati territoriali di categoria, Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil, sono in protesta. Mesi di ritardo nel pagamento degli stipendi e nei relativi accantonamenti in Cassa edile. Sit-in davanti alla sede della Regione Lazio, scioperi, tavoli e trattativa sindacale. Con l'ultimo presidio, lo scorso 22 febbraio, i lavoratori hanno bloccato il cantiere del Parco della Minerva di Pomezia, mentre i sindacati hanno richiesto l'apertura di un tavolo in prefettura e presso il ministero del Lavoro.
«La nostra protesta non si fermerà, andremo avanti fino a quando non avremo ottenuto ciò che ci spetta di diritto - racconta Ionel Cinghinau, romeno, 40 anni, Rsa della Feneal Uil Roma -, il problema alla Di.Ma non è rappresentato dalla recessione economica in atto, dalla mancanza di lavori o commesse, ma da una gestione inadeguata».
Ionel, che da 11 anni vive in Italia, conosce bene l'azienda, perché vi lavora ormai dal 2004: «La gran parte dei lavoratori edili in azienda è costituito da stranieri, per oltre il 75 per cento, di età compresa tra i 20 e i 40 anni. La proprietà pensa di poter fare tutto ciò che crede, soprattutto con gli operai stranieri, perché in condizioni di maggiore fragilità. Non è così, il vento sta cambiando. Attraverso tipologie contrattuali differenziate si tende a dividere i lavoratori, tanto italiani quanto stranieri. Gli operai vincolati da contratti a termine hanno più paura, perché temono di perdere il lavoro. Proprio per questo è necessario fare fronte comune».
In calendario nei prossimi giorni nuovi incontri tra la direzione aziendale e i sindacati per giungere ad una risoluzione.
I lavoratori della Di.Ma in lotta


Liberazione 10/03/2011, pag 15

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