Anagni (Fr) Videocon
Dopo sei anni di cassa integrazione, ancora oggi non si vede uno sbocco concreto alla risoluzione della vertenza della Videocon di Anagni.
Sei anni che hanno portato allo stremo i 1.300 lavoratori dipendenti dello stabilimento e le loro famiglie.
Il 15 agosto prossimo termina definitivamente la cassa integrazione e si preannuncia lo spettro della mobilità (licenziamento) per tutti i lavoratori, a meno che non si proceda, in questi pochi mesi rimasti, alla vendita e quindi alla riconversione della fabbrica.
Tutto nasce dalla crisi dei cinescopi a colori che venivano prodotti nello stabilimento anagnino di proprietà della multinazionale francese Thomson, che nonostante l'altissimo livello professionale dei lavoratori ed un centro di ricerca e sviluppo tra i migliori al mondo, decide di non investire in prodotti innovativi e quindi mette in vendita lo stabilimento, che viene acquistato dalla multinazionale indiana della Videocon, che presenta in pompa magna al ministero della Sviluppo economico un piano industriale per la riconversione della fabbrica. E' l'inizio del calvario dei lavoratori.
Naturalmente non viene avviata nessuna riconversione e nessuna attività produttiva, fino alla decisione da parte della proprietà indiana di non essere più interessata al sito di Anagni, che viene messo in vendita.
I lavoratori iniziano una serie impressionante di iniziative di protesta, di lotte, per difendere il proprio posto di lavoro, nell'indifferenza totale da parte di tutti, politici ed istituzioni, ma soprattutto da parte degli organi di informazione nazionali, che a differenza di altre situazioni, seppur drammatiche, ma di proporzioni di gran lunga inferiori per importanza e per numero di lavoratori interessati, viceversa hanno trovato spazio nei Tg.
Salvare il posto di lavoro è la priorità assoluta e per questo siamo decisi a tutto; l'economia dell'intera provincia di Frosinone sta a rischio se dovesse chiudere la seconda fabbrica del Lazio per numero di addetti; se a questo si aggiunge la crisi occupazionale che attanaglia l'intera provincia, sarebbe praticamente impossibile trovare una nuova occupazione.
Si fanno manifestazioni in Prefettura, presso l'Ambasciata indiana a Roma, davanti Palazzo Chigi, si fanno centinaia di assemblee in fabbrica, ma senza ottenere risultati positivi. Si sale sul tetto della fabbrica occupata giorno e notte, fino all'esasperato blocco autostradale (per ben quattro volte), l'ultimo del quale è durato per più di sei ore, spaccando di fatto l'Italia in due, risolto solo dopo l'arrivo dei celerini e l'intervento preoccupato del Prefetto. Tutto questo per difendere il proprio posto di lavoro e la propria dignità.
Per tutta risposta i lavoratori stanno ricevendo lettere di condanna da parte del Tribunale di Frosinone per il reato di interruzione di pubblico servizio, con 15 giorni di reclusione convertiti in una pena pecuniaria di euro 3.750 di multa. Al danno si aggiunge la beffa.
Nel frattempo due nostri colleghi hanno deciso di togliersi la vita. Non possiamo sapere quali sono le motivazioni, ma c'è una strana coincidenza sul fatto che tutti e due non erano sposati e che probabilmente si sentivano terribilmente soli e senza lavoro, forse gli è mancato l'unico modo di passare il tempo.
Massimo Cellitti, Rsu Vdc, Usb Lavoro Privato Anagni
Liberazione 10/03/2011, pag 14
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