venerdì 21 gennaio 2011

Anche in Cgil inizia l'era del maggioritario. Ed è scontro

La maggioranza cambia alcune norme sullo Statuto e la minoranza non partecipa al voto

Fabio Sebastiani
Marce del lavoro in tutti i territori e una assemblea delle Camere del lavoro sulla contrattazione sociale. Anche per la Cgil il 2011 sarà un anno nuovo. Anzi, nuovissimo. Talmente nuovo che è bastato un direttivo nazionale per dimenticare il 2010 e derubbricare la questione dello sciopero generale contro il Governo da semplice possibilità alla totale invisibilità.
Si era detto a settembre che se Berlusconi fosse rimasto in carica la lotta sarebbe andata avanti. E invece ieri al Comitato direttivo nazionale non se ne è proprio parlato. Anche a Corso d'Italia aspettano la decisione della Consulta sul legittimo impedimento e la relativa apertura di una crisi formale. Intanto, però, va avanti il confronto sul cosiddetto "patto sociale".
Al Comitato direttivo si è parlato, invece, di "regole interne", quelle che dovrebbero regolare i rapporti tra maggioranza e opposizione. La minoranza ne è uscita, quindi, doppiamente arrabbiata: primo, per la quasi totale mancanza delle iniziative di lotta: secondo, perché in Cgil si sta introducendo una "riforma costituzionale" a colpi di maggioranza. Insomma, una sorta di "maggioritario blindato" che rischia di rompere, già a partire dallo Statuto, con una lunghissima tradizione di confronto interno anche aspro ma dialettico.
"La Cgil che vogliamo" dapprima ha chiesto un rinvio sulle delibere attuative dello Statuto e poi, di fronte alla impossibilità di fermare il voto, ha deciso di non partecipare al voto. «Siamo di fronte ad una scelta di centralizzazione dell'organizzazione - sottolinea Gianni Rinaldini, coordinatore di "La Cgil che vogliamo" - che cambia le caratteristiche proprie della nostra storia confederale, del rapporto tra le diverse strutture nazionali, categoriali e territoriali».
Cosa dicono le nuove norme? In sostanza, che il confonto interno viene "ingabbiato" nella logica del maggioritario; chi governa esercita il potere e chi sta fuori non lo esercita. Se prima in Cgil c'era una locuzione verbale, "governo unitario" che serviva a mitigare l'asprezza dello scontro, oggi viene cancellata. Tipica di questo nuovo modo di pensare, la norma che regola la formazione dell'area programmatica: da oggi chi non è d'accordo dovrà dichiararlo altrimenti varrà il principio del silenzio assenso. Bene, si potrebbe dire visto che una minoranza potrebbe avere tutto da guadagnare dal silenzio assenso. Sbagliato, perché in questo modo si fa strada la logica dello schieramento. E una volta disposte le truppe sul campo non c'è più possibilità di tornare "quo ante". Insomma, addio alla dialettica interna. I poli del confronto vengono congelati. Poi c'è il passaggio sulla "condivisione" della linea politica, che è il corrispettivo della norma sulla aree programmatiche trasportato sulla politica. In pratica, per stare nel governo dell'organizzazione bisogna produrre una dichiarazione di condivisione del discorso programmatico del segretario generale. Insomma, se prima il pluralismo era il carburante del confronto ora diventa niente di più che una variante del calcolo statistico degli iscritti.
Tra i più arrabbiati per le decisioni del direttivo nazionale c'è sicuramente Giorgio Cremaschi, presidente del Comitato centrale della Fiom.
«Considerare inutile la discussione sullo sciopero generale e sostanzialmente toglierlo dall'agenda dell'organizzazione, concentrare la critica solo sul Governo e continuare così il confronto su un patto sociale con la Confindustria che lo stesso Berlusconi ha messo tra i punti del suo programma, esprimere giudizi assolutamente riduttivi della portata e sul valore della lotta degli studenti, sono tutte scelte sbagliate e minimaliste, totalmente inadeguate rispetto alla gravità della situazione sociale del Paese e ai compiti che spetterebbero alla Cgil».
La procedura di voto sullo Statuto al momento ancora non è stata completata. Occorrendo la maggioranza qualificata, la posizione degli assenti verrà verificata attraverso una proroga della sessione.

Liberazione 22/12/2010, pag 6

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