lunedì 31 gennaio 2011

Marchionne: «Al via anche senza la Fiom»

La minaccia dell'Ad del Lingotto mentre esordiscono a Piazza Affari le due Fiat
Mentre le due "nuove" Fiat, Fiat Industrial e Fiat spa post-scissione, ieri esordivano positivamente in borsa con una quotazione di 9 euro la prima e 6,9 la seconda, sul futuro prossimo del Lingotto continuano a pesare i nodi sindacali irrisolti, in vista soprattutto del referendum sull'accordo di Mirafiori. «Questo è un momento molto importante per la Fiat, perchè rappresenta allo stesso tempo un punto di arrivo e un punto di partenza», ha detto l'Ad Sergio Marchionne alla cerimonia per il debutto di Fiat Industrial in Borsa. «Di fronte alle grandi trasformazioni in atto nel mercato - ha spiegato - non potevamo più continuare a tenere insieme settori che non hanno nessuna caratteristica economica e industriale in comune». Una scissione che ha riscontrato come dicevamo un certo interesse visto che a metà seduta erano già state trattate 15 milioni di azioni Fiat Industrial e 24 milioni di Fiat spa, quando nell'ultimo mese gli scambi Fiat avevano segnato una media scambi per seduta attorno ai 26,9 milioni di pezzi. Per il resto, le due nuove Fiat sono state piuttosto volatili per tutta la mattina. Industrial si è mossa tra un minimo di 8,75 euro e un massimo di 9,09 euro, per portarsi sui minimi verso mezzogiorno. Fiat spa nelle battute iniziali è stata anche fermata brevemente per eccessiva volatilità e si è poi mossa tra un minimo di 6,90 euro e un massimo di 7,30 euro, per portarsi quindi attorno a 7,03 a metà seduta. Ai prezzi di metà seduta le due Fiat divise segnavano comunque un premio del 2,2% rispetto alla Fiat "unica" di giovedì scorso. Ma, come dicevamo, su tutta questa partita grava ancora e con forza lo scontro con la Fiom, e dunque con una buona parte dei lavoratori. «La Fiat è capace di produrre vetture con o senza la Fiom» ha detto il top manager italo-canadese a muso duro, aggiungendo che se al referendom dello stabilimento torinese «vince il no con il 51% la Fiat non farà l'investimento».
Per Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, «quello della Fiat nei confronti degli operai di Mirafiori si configura
come un ricatto di tipo mafioso.
O accetti di rinunciare ai diritti tutelati dal contratto nazionale,
dalle leggi e dalla Costituzione o chiudo lo stabilimento. Si tratta di un modo di agire inaccettabile in uno stato democratico in cui le regole non sono soggette ad essere modificate dalla forza bruta perché servono esattamente a contenere l'arbitrio e i ricatti del più forte nei confronti dei più deboli».


Liberazione 04/01/2011, pag 2

Nessun commento:

Posta un commento