Roma Luneur
Saverio Pedrazzini*
1953. A Roma nasce il Luneur, il più antico lunapark d'Italia. L'occasione fu la Fiera dell'Agricoltura. Da allora, visto il grande successo di pubblico, si decise di ridar vita al parco una volta l'anno fino al 1960 quando, per dare ulteriore lustro alla Roma Olimpica, il Luneur restò aperto per tutti i 365 giorni. Un anno dopo, si decise di dotare la Capitale di un lunapark permanente. Così, dal 1961, ogni nove anni il contratto di concessione tra l'Ente Eur e la società di gestione del Luneur (Luppro) è sempre stato rinnovato. Fino al 2007, anno in cui la ruota panoramica che domina l'Eur ha smesso di girare.
Chi vi scrive fa parte di una delle 150 famiglie che dal 2007 sono abbandonate a loro stesse da un'amministrazione comunale che sta facendo dell'Eur, e della città di Roma, l'ennesima vetrina per le proprie politiche incentrate su grandi eventi a motivare (e coprire) grandi speculazioni. Non passa giorno in cui il "nostro" sindaco non rilasci interviste per tirare acqua al devastante mulino della Formula Uno che porterà alla definitiva cementificazione del quartiere per favorire gli interessi del gruppo Flammini e dei grandi investitori che hanno deciso di fare scempio del quartiere. Non una parola, però, è pervenuta dal Campidoglio per noi che, da oltre tre anni, siamo stati lasciati senza lavoro per favorire gli interessi dei poteri forti della città, nel nostro caso il gruppo Cinecittà Entertainment. Eppure ricordiamo benissimo le parole del candidato sindaco Alemanno quando, in campagna elettorale, ci raccontava delle sue domeniche passate con famiglia al Luneur. Ma oggi, il vero sindaco di Roma, quel Maurizio Flammini deus ex machina del Gp di Roma, non può di certo pensare di ridar vita a un parco al cui posto sono già in progetto nuove speculazioni edilizie.
Per questo, quando venne stilato il bando di gara ad evidenza pubblica europea per l'assegnazione dello spazio, questo fu confezionato in modo tale da scoraggiare qualunque partecipante avesse interesse a ridar vita al parco. Troppo serrati i vincoli per la gestione. Poco interessanti le prospettive di rilancio. E comunque, per non rischiare che il terreno del Luneur finisse nelle mani "sbagliate", l'Eur Spa inserì una clausola per riservarsi «a suo insindacabile giudizio la decisione». Compresa l'assegnazione. Così oggi non possiamo che soccombere davanti al "mostro Eur": un ente pubblico (Eur spa è del 90% del ministero dell'Economia e Finanze e del 10% del Comune di Roma) a gestione privata. Così, anche se il destino delle nostre famiglie è ormai segnato, se una "tradizione" familiare lunga cinquanta anni è stata stroncata da una politica sempre più "gestione della cosa privata", non ci fermeremo.
L'abuso che è stato fatto, con la chiusura di uno dei parchi più importanti d'Italia, "colpevole" di incidere su un quadrante ad alto tasso di interesse speculativo, tra una grande opera, la Nuvola di Fuksas, e un grande evento, la Formula Uno di Flammini, è sotto gli occhi di tutti. Noi, che per cinquanta anni abbiamo creato, con il nostro lavoro, un punto di aggregazione e socializzazione non solo per l'Eur ma per tutta Roma, siamo tra la gente, e la gente è con noi. Siamo parte del tessuto sociale di questa città, mentre chi ci governa non sa neanche cosa sia il tessuto sociale. Noi, per cinquanta anni, abbiamo creato divertimento. Addirittura, su nostra iniziativa, abbiamo dato vita alla giornata "Divertiamoci insieme": per venti anni, nel silenzio dei media, senza il minimo riconoscimento istituzionale, abbiamo dedicato un'intera giornata ai diversamente abili. Per ventiquattro ore, con un impegno senza pari in Europa, abbiamo dedicato tutto il luna park a chi quotidianamente viene abbandonato, dalla nostra classe politica, al suo destino. A noi, infatti, è sempre bastato il riconoscimento delle associazioni di disabili e delle famiglie che hanno riempito il Luneur. Non solo. Il Luneur, per cinquanta anni, è stato l'unico parco a ingresso libero. Infine, cosa da non sottovalutare nel paese dei finanziamenti statali a manica larga, nella sua lunga attività il Luneur ha contato sempre e solo sulla propria forza e capacità di attrattiva: non abbiamo mai ricevuto un euro di contributo statale. Al contrario, tutto ciò che abbiamo realizzato, lo abbiamo fatto per la città di Roma, dimenticati dalla nostra amministrazione ma ricevendo diversi attestati a livello europeo. Ebbene, oggi, a difesa di questo pezzo di storia di Roma, abbiamo avviato una serie di iniziative volte a sensibilizzare l'opinione pubblica su questa vicenda: interrogazioni parlamentari e comunali, ma soprattutto manifestazioni di piazza sono già in calendario per le prossime settimane. Noi del comitato per la riapertura del Luneur, affiancati e sostenuti dal circolo Che Guevara e da Rifondazione Comunista tutta, stiamo rialzando la testa sperimentando sulla nostra pelle che solo attraverso la lotta è possibile far valere i propri diritti. Così, stiamo aggregando i comitati che si occupano della difesa degli studi di Cinecittà, anch'essi parte della storia e della cultura di Roma e purtroppo sotto attacco da parte della speculazione edilizia (che porta lo stesso nome del Luneur, Cinecittà Entertainment). E se dietro le scrivanie, su ricche poltrone, siedono personaggi del calibro di Luigi Abete, dietro le barricate, nelle piazze, ci siamo noi. I lavoratori e le maestranze del Luneur e di Cinecittà.
*(ex) lavoratore Luneur
Liberazione 13/01/2011, pag 13
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