lunedì 31 gennaio 2011

Marchionne fa scuola. anche Fincantieri scalpita

Edili della Fillea, agrolimentari Flai e Cgil Lazio: «Lo sciopero Fiom è sacrosanto». In lotta i sindacati Usb
Fabio Sebastiani
Un voto sotto ricatto, quello di Sergio Marchionne, e anche sotto pressione. Man mano che si avvicina la data del referendum tra gli operai di Mirafiori sull'accordo Fiat, aumentano le prese di posizione tra quelli che ben poco hanno a che vedere con il mondo del lavoro. Intellettuali, professori, politici, faccendieri: tutti si sentono di dire la loro opinione. L'ultima viene dalla "illuminante" prosopopea del professor Pietro Ichino che ha definito l'eventuale vittoria del No al referendum una vera e propria «catastrofe».
Ichino si è aggiunto agli impiccioni che in queste ore, a vario titolo, stanno cercando di influenzare in tutti i modi l'esito del voto. Il professore, deputato di un Pd mai così lacerato, non solo ha dato prova di essere un "sincero democratico", rispettoso delle regole, per carità, ma ha anche ribadito che nell'accordo di Mirafiori «non c'è alcuna violazione della legge italiana, né tanto meno della Costituzione». In attesa che Ichino venga chiamato a far parte della Corte Costituzionale, gli interessi in gioco intorno alla partita di "Fabbrica Italia" vanno crescendo. All'interno di Confindustria la situazione ormai è nel caos più completo. Lo strappo di Marchionne comincia a far scuola. Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri, ha preso carta e penna per sottolineare le sue lamentele alla Confindustria di Genova e a quella di Gorizia. Motivo del contendere? Vecchi e nuovi rancori attorno alle poltrone, ma il punto non è questo. Il punto è che Fincantieri ha deciso di uscire. Un segnale, nemmeno tanto trascurabile, del clima che si sta creando nell'associazione diretta Emma Marcegaglia. Ecco perché è importante fare presto.
Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil, ha deciso di accelerare i tempi ed arrivare "preparata" al confronto con la Confindustria. Al direttivo del 15 gennaio la proposta sarà quella di una legge sulla rappresentanza nel settore privato, che abbia una soglia da "maggioranza qualificata". La logica è quella della "coalizione", ovvero dello strumento che dovrebbe tornare a favorire le aggregazioni tra i sindacati (Cgil, Cisl e Uil), e quindi a rompere con il brutto periodo degli accordi separati, da una parte, e sbarrare il passo al referendum, dall'altra. Cisl e Uil hanno già fatto sapere che non sono d'accordo. La proposta introdurrebbe una difformità con la legge che già vige nel pubblico impiego. Ma il punto non è questo. E' che Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti vogliono tenersi le mani libere. Da veri "sindacati supermarket" vogliono scegliere di volta in volta i soggetti delle loro aggregazioni.
Buone notizie per la Fiom arrivano da Fillea, Flai e Cgil Roma, che hanno dichiarato di volersi schierare «con forza e con nettezza» a fianco della Fiom a partire dallo sciopero proclamato per il 28 gennaio. È quanto si legge in una nota congiunta di Walter Schiavella, segretario Fillea Cgil (nazionale), Claudio Di Berardino segretario Cgil Roma e Lazio e Stefania Crogi segretario Flai Cgil (nazionale). «L'accordo separato di Pomigliano prima e, ancor più gravemente, quello di Mirafiori, costituiscono - si legge nella nota - un attacco di inaudita gravità ai principi democratici e di rappresentanza nei luoghi di lavoro oltre a definire, per forma e contenuti, un arretramento delle condizioni e dei diritti dei lavoratori e un inaccettabile modello di sindacato aziendalista». «In questa battaglia, a partire da quella a sostegno dello sciopero dei metalmeccanici del 28 gennaio, siamo con forza e nettezza insieme alla Fiom, al suo gruppo dirigente e ai lavoratori metalmeccanici perché, dall'esito di questo confronto può dipendere non solo il loro futuro ma anche quello di tutti i lavoratori italiani e dello stesso sindacato. Proprio per questo è giusto che la Cgil si sia schierata per il no al referendum di Mirafiori perché così si potrà comunque gestirne l'esito e rimanere in gioco». Arriva fino a qui la solidarietà di Di Berardino, Schiavella e Crogi: il resto è un invito alle tute blu, nemmeno tanto velato, ad accettare l'esito del referendum e a rientrare nei ranghi. La strada del conflitto, osservano, «non può essere l'unica strada, tanto più che è stata quella prioritariamente seguita finora; ad essa occorre affiancare una capacità tutta sindacale e quindi da giocarsi necessariamente dentro e non fuori i luoghi di lavoro, di scardinare i limiti imposti da questi accordi e dal modello contrattuale scaturito dall'accordo separato del gennaio 2010, come la Cgil ha dimostrato di saper fare con i circa 60 Ccnl rinnovati unitariamente dalle sue categorie e che oggi ci fanno dire che quello è un accordo superato nei fatti».
A scendere a fianco della Fiom anche i sindacati di base di Usb, che hanno proclamato lo sciopero nella stessa giornata.
«Lo sciopero del 28 è uno sciopero sacrosanto - si legge nel comunicato - a tutela della categoria dei metalmeccanici ma non può essere scambiato per quell'azione generale che da mesi la Fiom, e non solo, richiedono alla Cgil».
«Le lotte che, in questi mesi, precari, lavoratori pubblici, operai, immigrati, licenziati, cassaintegrati, sfrattati hanno messo in campo - si legge ancora - necessitano di un momento di sintesi generale e generalizzato che non può essere surrettiziamente agitato sovrapponendolo allo sciopero dei metalmeccanici».


Liberazione 07/01/2011, pag 2

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