lunedì 31 gennaio 2011

Fiat, solidarietà dall'Europa alle tute blu

I metalmeccanici francesi sono pronti a sostenere lo sciopero del 28 gennaio
Fabio Sebastiani
Andare «avanti per il bene» del Paese. Sergio Marchionne, dopo l'ok del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi la butta in chiave nazionalista. Al Governo, però, dell'automotive non gliene importa un fico secco.
Nonostante questo clima, però, il "paese reale" per la prima volta nel pieno dell'abbuffata edonista di stampo berlusconiano ha avuto modo di accorgersi che c'è un pezzo che suda e soffre sulle linee di produzione. E domani si accorgerà, dovesse passare il "Sì", che esistono le "fabbriche-caserme", come ha definito la Fiat, ieri, la segretaria della Cgil Susanna Camusso.
La vicenda Fiat ha attirato l'interesse anche dei sindacati europei.
La proposta di Marchionne «è totalmente inaccettabile», dichiara il consigliere federale della Cgt Mètallurgie, Patrick Correa. «Appoggiamo la Fiom in questa azione contro un accordo che sferra un attacco fondamentale al diritto sindacale, alla contrattazione collettiva e alla carta sociale». La Cgt Mètallurgie aderisce allo sciopero generale del 28 gennaio indetto dalla Fiom e alle manifestazioni che si svolgeranno in quell'occasione. La Cgt guarda «con molta attenzione» a questa vicenda, che rappresenta un «cattivo segnale inviato a livello europeo». Da parte della Fiat, aggiunge Correa, «si tratta di un ricatto fatto ai lavoratori che peggiora le condizioni di lavoro e riduce il peso dei sindacati. È un cattivo segnale inviato dalla Fiat e temiamo che possa estendersi altrove, anche se la situazione sindacale in Italia non è la stessa rispetto agli altri paesi europei». In Francia e in Europa, infatti, sottolinea il sindacalista metalmeccanico della Cgt, «c'è più unità sindacale: Berlusconi e Marchionne hanno rotto questa unità sindacale in Italia». «Un attacco delle dimensioni di quello sferrato dalla Fiat in Italia in Francia e in Europa -sottolinea Correa- ancora non si avverte, anche se assistiamo da parte delle imprese a reazioni sempre più dure. In Francia nel corso delle ultime mobilitazioni rappresentanti sindacali sono stati sanzionati per aver scioperato e per noi questo dimostra solo la debolezza del padronato». Per il sindacato delle tute blu francesi, servirebbero nuove iniziative a livello europeo come la mobilitazione dei sindacati europei del 29 settembre scorso a Bruxelles contro le politiche di bilancio. «Con la crisi c'è stato una specie di ripiegamento nazionale mentre la riposta dovrebbe essere non solo nazionale ma anche a livello europeo. In Europa -in Spagna, in Francia, in Grecia, in Portogallo e in Germania- stiamo assistendo ad una moltiplicazione dei conflitti. Sarebbe auspicabile una convergenza dei sindacati».
E la Ces che dice? Nulla. Il segretario generale John Monks si limita ad osservare accordi come quello di Mirafiori, che introducono più flessibilità nel lavoro, «a volte funzionano, a volte no». La vicenda assomiglia a tante altre in giro per l'Europa. «È una storia che in Inghilterra conosciamo molto bene - ha spiegato - avendola vissuta più volte negli ultimi 20 anni». Senza entrare nel merito delle polemiche che in Italia hanno diviso i sindacati, Monks ha commentato solo le parole dell'ad di Fiat, Sergio Marchionne, che ha minacciato di lasciare l'Italia se al referendum vincerà il "no": «È quello che pensano tutte le imprese in Europa, non solo la Fiat», ha tagliato corto.
A ricordare che contro la minaccia di portare la Fiat all'estero si può opporre la Costituzione è Publio Fiori, ex ministro e oggi leader della Federazione dei democratici cristiani. «La delocalizzazione della più importante industria italiana (che fra l'altro ha usufruito di notevolissimi aiuti pubblici) è contraria all'interesse nazionale. E gli Art. 42 e 43 della Costituzione ne consentono l'espropriazione».


Liberazione 14/01/2011, pag 3

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