venerdì 21 gennaio 2011

«Il diktat Fiat è eversivo» Appello di Ferrero alla mobilitazione unitaria

«Un'offensiva che ha un unico precedente in Italia: l'avvento del fascismo»
Risposta sindacale e risposta politica. Che proveranno ad intrecciarsi. Del resto, le scelte di Marchionne sono dirette a distruggere i diritti. Quelli sindacali e quelli politici, quelli garantiti dalla Costituzione. Così la Fiom - in attesa che la Cgil di Susanna Camusso prenda una decisione, se mai sarà presa - ha deciso di convocare il proprio comitato centrale. Si terrà domani. E lì si butteranno giù le prime idee su come rispondere «alla più grave violazione delle libertà sindacale dal '45 ad oggi», per dirla col presidente del comitato centrale, Cremaschi.
Ma non basta, non può bastare. Perché il diktat della Fiat - per usare stavolta le parole del segretario del Prc, Paolo Ferrero - «è in radicale contrapposizione al quadro di regole stabilite dalla Costituzione repubblicana». Per essere ancora più chiari: «Non si può scaricare sulle spalle dei lavoratori della Fiat il peso di un attacco che è generale e non si può stare a guardare di fronte ad un'offensiva eversiva che ha un unico precedente nel nostro paese: l'avvento del fascismo». L'accordo separato è una questione che interroga la politica, insomma. Che interroga la sinistra. Proprio perché «è del tutto evidente che l'offensiva di Marchionne e quella di Berlusconi non sono che le due facce della stessa medaglia». Ecco perché Ferrero proprio stamane - sul Manifesto - lancia un appello a tutte le forze di sinistra. «Per organizzare iniziative unitarie contro l'accordo e per chiedere alla Cgil lo sciopero generale».
E che questa iniziativa debba essere realizzata in tempi stretti, lo dice anche il tenore dei commenti governativi alla vicenda Mirafiori. Per farla breve: l'idea della destra è quella di «esportare» - e subito - il modello Marchionne. A sostenerlo è addirittura il ministro Sacconi. Che intervistato dalla radio, ha detto esattamente così: «L'intesa può fare scuola, soprattutto nel dire che non esiste una tara unica nei rapporti
sindacali e che all'interno di cornici leggere, l'azienda è destinata ad essere il luogo nel quale si stabiliscono accordi che devono consentire alle parti di
condividere fatiche e risultati».
E', insomma, l'esplicita ammissione che il progetto politico della Fiat ha il pieno sostegno della maggioranza.
Fare presto, allora. Ma c'è nella sinistra questa disponibilità? C'è questa consapevolezza fra le forze democratiche? Sel, la formazione di Vendola, ha incontrato l'altro giorno il segretario della Fiom, Landini e si è schierata senza se e senza ma dalla parte dei metalmeccanici. Lo stesso ha fatto ieri l'Idv. Che ha preso posizione con le parole di Maurizio Zipponi, responsabile Lavoro del partito. Netto il suo giudizio: «Quello di Mirafiori è un accordo illegittimo. I sindacati devono essere liberi e autonomi. Invece ora il diritto di rappresentanza verrà concesso dall'azienda indipendentemente dal livello di rappresentanza del sindacato». Sia Sinistra, Ecologia e Libertà sia l'Idv fanno capire di essere pronte alla mobilitazione.
E il Pd? Il problema è proprio qui, nel più forte gruppo dell'opposizione parlamentare. Come ormai avviene da tempo, le divisioni sindacali si sono riflesse pari pari fra le fila dei democratici. E così c'è Sergio D'Antoni, ex segretario Cisl che con la strana compagnia di Chiamparino - strana comunque solo per chi non ha seguito gli sviluppi del pensiero del sindaco di Torino - si dice entusiasta dell'accordo separato. Foriero di «sviluppo e occupazione». E c'è chi, spessissimo critico col sindacato, oggi sceglie di difenderlo, come Tiziano Treu: «Un ritorno agli anni '50».
Fra queste spinte contrapposte - chi sta con i diktat della Fiat e chi con le vittime di quel diktat - appaiono un po' patetici i tentativi di mediazione. L'ultimo, il più rilevante è quello di Bersani. Che sceglie di non scegliere. Dice insomma di volerne sapere di più. «L'iniziativa della Fiat è molto forte. Se porterà, come io spero, a sollecitare una riforma dei meccanismi di partecipazione e di rappresentanza del mondo del lavoro, sarà un fatto che avrà un esito buono; se invece porterà, come è possibile, ad una disarticolazione dei rapporti sociali, allora sarà un fatto molto negativo».
Forse è anche per atteggiamenti come questi che la Fiat ha potuto fare quel che ha fatto. Anche se - per contro - è anche vero che la sistematica distruzione dei diritti sindacali comincia a sollecitare risposte adeguate. In Cgil, per esempio. Nonostante un'intervista «accomodante» della segretaria Camusso (che evita accuratamente di parlare di sciopero generale), un pezzo della maggioranza del più forte sindacato non sembra più disposto a restare alla finestra. Antonio Mattioli, segretario Cgil dell'Emilia Romagna, per esempio è esplicito: «È ora di darci un taglio alle continue umiliazioni a cui è sottoposto il lavoro dipendente, non solo quello metalmeccanico, e fare fronte comune per dare dignità al lavoro». E' arrivato insomma il momento dello sciopero generale.
s.b.

Liberazione 28/12/2010, pag 2

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