venerdì 21 gennaio 2011

Torino, in presidio a Mirafiori contro il ricatto di Marchionne

Fiom: «Mai più una marcia dei 40mila». Bonanni vorrebbe «equilibrio» ma la Fiat si appresta a drammatizzare
Maurizio Pagliassotti
Mille persone sotto la finestra di Marchionne in una gelida mattina torinese. Solo un assaggio, l'antipasto servito da chi non pende dalle labbra del padrone per rendere chiaro un concetto semplice: a Torino non ci sarà nessuna nuova "marcia dei quarantamila" che partirà dalla palazzina degli Agnelli. Perché la sinistra e la Fiom sono in grado di stroncare qualsiasi velleità crumira: ieri, fra una settimana, fra un mese… E' questo il significato della manifestazione che ieri mattina si è svolta davanti alla porta cinque, simbolo di lotte vittoriose degli anni passati. L'antefatto: in settimana voci ben informate, interne alla Fiat, sindacali e politiche, davano in preparazione una specie di surrogato di ciò che accadde trenta anni fa per volere di Romiti. E non ultima l'ufficializzazione della candidatura a sindaco di Torino di un vero uomo intra partes come Piero Fassino da parte del Pd, dava la certezza a Fiom e sinistra che era meglio giocare d'anticipo. Così in tre giorni è nata l'idea di un presidio mattutino caratterizzato da un bel po' di bandiere rosse. L'appello a partecipare rivolto da Giorgio Airaudo venerdì a tutta la città è stato raccolto dalla Federazione della Sinistra, Sel, Sinistra Critica, Pcl. Assente ovviamente il Pd che a Torino vive l'apice della sua impalpabilità: le dichiarazioni imperiose del neocandiato Fassino sono la prova che il vuoto assoluto in fisica esiste: «Non rassegnarsi, ma piuttosto creare le condizioni per individuare un percorso che consenta un accordo che permetta alla Fiat di realizzare l'investimento e salvaguardare al tempo stesso le condizioni e i diritti dei lavoratori». Sul fronte sindacale c'era la Fiom rappresentata dai suoi massimi dirigenti piemontesi, Usb e sindacati di base. Presenti anche studenti e NoTav.
Parole molto dure ha espresso Paolo Ferrero, presente al presidio: «Marchionne dovrebbe andare via dagli uffici che ci sono alle mie spalle per il bene del Paese. Sta facendo il lavoro sporco di demolire la Fiat in Italia e con essa il sistema dei diritti dei lavoratori. Noi diciamo una cosa molto semplice: o Marchionne abbandona questa operazione oppure il Governo deve procedere con un intervento pubblico che salvaguardi la Fiat e la costruzione di automobili a condizioni decenti. Un'azienda come la Fiat, la più assistita nella storia d'Italia dai contribuenti, utilizza i soldi pubblici come un ariete per demolire i diritti dei lavoratori. E' inaccettabile».
Giorgio Airaudo, segretario regionale Fiom e responsabile dei rapporti con Fiat, ieri ha smentito la sua candidatura a sindaco di Torino della sinistra: «Sarei stato interessato se non ci fosse stata questa situazione drammatica a Mirafiori. La trattativa non c'è perché la Fiat ha interrotto il dialogo. Tra la proposta Pomigliano e quella di Mirafiori comunque sia non c'è nessuna differenza: meno pause, maggiori ritmi produttivi, meno libertà, meno diritti, più flessibilità. Tutto questo significa, anche, minore sicurezza sul posto di lavoro».
Federico Bellono, segretario provinciale Fiom, è poi tornato sull'argomento "marcia dei quarantamila restyling": «La Fiat affonda sul mercato mentre in Germania l'industria automobilistica si appresta ad assumere quindicimila persone. La Fiat a Mirafiori invece di investire in nuove tecnologie e nuovi modelli ripensa alla marcia degli impiegati di trenta anni fa. Noi della Fiom diciamo: non c'è nessuna possibilità che quella sconfitta si ripeta, contrasteremo con tutte le nostre forze queste velleità dell'azienda».
La strategia Fiat per i prossimi giorni, prevista da politici e sindacalisti, prevede una ulteriore drammatizzazione da parte di Marchionne con parole definitive e sopra le righe, volte a scatenare il panico tra i lavoratori. La stabilimento torinese non è Termini Imerese che si può tranquillamente chiudere. Mirafiori è uno scalpo da conquistare non da abbandonare. L'invito rivolto ieri da Raffaele Bonanni all'amministratore delegato Fiat ad «avere maggiore equilibrio», conferma l'arrivo della tempesta in arrivo.

Liberazione 19/12/2010, pag 3

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