lunedì 31 gennaio 2011

Lavoro e dintorni, la lezione delle tute blu

A Roma da tutta Italia per l'attivo del Prc

Stefano Galieni
Sono venuti da molte città d'Italia, lavoratori e lavoratrici del Prc, per un attivo in cui si doveva fare il punto su numerose questioni riguardanti quanto sta accadendo, anche di sorprendente, non solo fra i metalmeccanici. E non a caso all'attivo - durato quasi sei ore ed aperto da un ampia analisi sulla situazione economica italiana ed internazionale, preparata da Roberta Fantozzi - ha partecipato gran parte della segreteria nazionale (responsabili Area della conoscenza, comunicazione, economia), la coordinatrice nazionale dei giovani comunisti, e numerosi responsabili regionali e provinciali delle tematiche inerenti lavoro e welfare.
Fantozzi, dopo aver espresso una valutazione di quanto accaduto in Fiat, ha provato a guardare al giorno dopo, a quanto questo risultato modifica, anche nella narrazione collettiva, il rapporto con il mondo del lavoro e come questo, a catena, trascini la necessità di comprendere meglio la crisi economica che si attraversa, e le reazioni che nel paese si vanno rafforzando. Inevitabile, per molti interventi, partire da quanto accaduto a Mirafiori e quali ripercussioni questo potrà avere nel quadro nazionale.
Ma il risultato torinese ha fornito anche una chiave interessante anche se non onnicomprensiva per definire strategie di intervento politico di cui il Prc e la Federazione possono farsi carico. Si è confermata l'urgenza di definire un profilo politico che attraverso poche ma inequivocabili parole d'ordine, riesca a ridare visibilità sociale all'interno del mondo del lavoro come nei movimenti. Le analisi emerse e fatte proprie da Paolo Ferrero nelle conclusioni porteranno in tempi brevi ad una direzione che dovrà individuare queste "campagne di massa", ma alcuni elementi dovranno comunque trovare collocazione nell'intervento politico. Il partito, pur presente in fabbrica come nei movimenti, deve riuscire ad esserlo in maniera più pronta e coordinata, farsi carico di proposte, ragionare, come ha sottolineato Forenza, non di "direzione del movimento" ma di "direzione nel movimento". Questo significa non solo raddoppiare gli sforzi e cercare pari legittimità, ma essere pronti ad intervenire nei nessi e nelle interconnessioni per favorire una politicizzazione già forte.
La crisi, secondo Rocchi, consegna un quadro europeo altamente preoccupante che ci dovrebbe far riflettere anche in maniera più decisa rispetto a questa Europa, ma, come hanno sottolineato Patta e Boghetta fra gli altri, va anche svelata e denunciata una condizione di errato utilizzo delle risorse nazionali. Risorse che ci sono ma che vengono spese per le grandi opere, per l'acquisto di armi, che non appaiono a causa di corruzione ed evasione fiscale, ma che invece potrebbero garantire condizioni di vita e di lavoro decenti per tutti. È questo un lessico semplice e immediato, che potrebbe se ben utilizzato tra l'altro contribuire alla ricomposizione di una sinistra divisa e percepita come inefficace.
Ampliamento del movimento e realizzazione di una sinistra di alternativa sono essenziali a fronte della crisi tanto del Pdl che del Pd ed alla impossibilità di soluzioni che passino per un liberismo temperato. In maniera più o meno netta, da Giardiello che aveva seguito direttamente la situazione torinese a compagni e compagne che lavorano in piccole e grandi aziende, si avverte che il clima sta cambiando e che esiste una capacità reattiva in cui sembrava impossibile sperare, dovuta tanto al peggioramento delle condizioni materiali quanto alla consapevolezza che le ricette moderate hanno fallito in pieno.
Di crisi strutturale i cui effetti emergono in maniera asimmetrica nello scenario mondiale - Cina, India, Brasile e altre realtà emergenti hanno tassi di sviluppo del Pil che permettono di assorbire occupazione, Europa e Usa no - ha parlato nelle conclusioni Paolo Ferrero. A fronte di un peggioramento delle condizioni di vita, secondo il segretario del Prc, emerge la possibilità di costruire una fase di resistenza e di opposizione in cui i soggetti colpiti dalla crisi individuano un unico nemico. Esiste insomma, non solo a Mirafiori, l'Italia che non si piega e che potrebbe cominciare a cercare una soluzione di uscita dalla crisi "in basso a sinistra", cominciando ad esempio a ragionare della gestione dei beni comuni come beni pubblici e ad individuare nel lavoro e nella lotta alla precarietà elementi fondativi per ripartire. Cacciare Berlusconi in quanto pericoloso per la democrazia resta un obbiettivo principale che lascia inalterata la proposta del fronte democratico, ma di pari passo va mantenuto l'obiettivo di cacciare anche Marchionne e l'attacco antidemocratico di cui è portatore per i diritti dei lavoratori.


Liberazione 18/01/2011, pag 5

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